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sabato 18 luglio 2015

La vita durissima della gente onesta

Da: La Stampa

Il figlio poliziotto di Borsellino: “Vogliamo la verità, in silenzio”

L’impegno politico della sorella Lucia era diventato una via crucis
Impegno e dimissioni
Lucia Borsellino, prima figlia di Paolo, è entrata in politica come assessore alla Sanità chiamata da Crocetta. Si è dimessa a fine giugno
PALERMO
Sapeva o non sapeva? È intorno a questa domanda shakespeariana – tinta in Sicilia del colore opaco dell’ennesima stagione di veleni - che gira l’ultimo giallo sulla famiglia Borsellino. Famiglia di eroi silenziosi che la Storia ha scelto come vittime di colossali depistaggi, grandi misteri, quesiti senza risposta. Quando due settimane fa Lucia si è dimessa da assessore alla Sanità puntando il dito contro “l’antimafia di facciata” lo ha fatto perché le era arrivata notizia dell’intercettazione, oggi smentita, tra Crocetta e il suo pupillo Matteo Tutino?  
Certo è che quella frase in cui il medico le augurerebbe di “fare la fine del padre” riportata dall’Espresso e smentita a spada tratta dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi girava come un venticello per redazioni e palazzi subito dopo l’arresto di Tutino, il medico arrestato con l’accusa di fare lifting e liposuzioni in un ospedale pubblico a spese del contribuente.  

Certo è pure che una settimana prima della Borsellino aveva abbandonato il governo regionale l’assessore all’Agricoltura Nino Caleca, ufficialmente per protestare contro l’ingresso in giunta di Giovanni Pistorio, ex assessore di Totò Cuffaro, il presidente della Regione oggi in carcere per mafia. Ragioni deboli, disse qualcuno, ricordando che Caleca è uomo da sempre molto vicino agli ambienti giudiziari, forse quindi consapevole della tempesta in arrivo.  
Ma certo è pure, d’altro canto, che quelle dimissioni prima annunciate e poi presentate da Lucia in modo secco e asciutto come nello stile di famiglia, avevano il sapore di un redde rationem troppo a lungo rinviato e non più rinviabile. Già, perché tutta la permanenza della Borsellino nel “governo della rivoluzione” è stata una Via Crucis costellata da numerose tentazioni di dimissioni poi rientrate. Nel 2013 fu il caso della clinica Humanitas a portarla sull’orlo dell’addio: la creazione di un grande centro oncologico con sponsor politici d’eccellenza, in deroga al blocco dell’aumento di posti letto privati, su cui lei aveva messo la firma in buona fede, prima di essere lasciata sola con il cerino in mano. «Inadeguata, ma non la si può attaccare per il cognome che porta», disse qualcuno. Lei incassò senza una parola, con il coraggio di portarselo sulle spalle quel nome e, forse, il timore di essere sempre più una sontuosa foglia di fico su affari e irregolarità. Dovette sorridere a una conferenza stampa in cui Crocetta la trascinò, accanto a Tutino che mostrava come caso eccezionale un intervento ordinario di chirurgia plastica fatto su un malato di cancro che morì di lì a poco. Infine il caso Tutino le si rivelò in tutti i suoi contorni. Ce n’è a sufficienza, insomma, per giustificare le dimissioni. 

Però è anche vero che mai come quest’anno i figli del magistrato ucciso in via D’Amelio – da sempre defilati alle commemorazioni ufficiali – hanno preso le distanze dalle celebrazioni in modo convinto e pubblico. «Non cercatemi il 19 luglio», ha detto Lucia prima di raggiungere la sorella Fiammetta sull’isola di Pantelleria. «Niente passerelle, quel giorno lavorerò», ha rincarato la dose il fratello Manfredi, trattenendo a fatica la parola «buffonate». Adesso, seduto alla sua scrivania di dirigente del commissariato di polizia a Cefalù, taglia corto: «Una sola cosa posso dire: vogliamo conoscere la verità. Ma aspetteremo in silenzio e lontano dai riflettori, come sempre abbiamo fatto». Un’altra verità da scoprire, mentre si aspetta ancora quella su via D’Amelio. 

Matteo va avanti

Da: Il Giornale.it
"Propaganda". "Buona idea". Il Pd si divide sul taglio Imu

I dem non accolgono bene la proposta del premier. Gli amministratori locali tremano, mentre la sinistra del partito attacca: "È una boutade"


Matteo Renzi la spara grossa sulla casa, ma nel suo partito non gli crede (quasi) nessuno.
All'assemblea nazionale del Pd di Milano il premier promette tagli strabilianti alle tasse, a partire da quelle sugli immobili: nei prossimi tre anni il governo dovrebbe intervenire su Imu, Irpef, Ires ed Irap, oltre che, naturalmente, sulle pensioni. Ma stavolta, assicura il segretario, "le tasse le abbasseremo davvero".

Peccato che tra i delegati questa proposta venga accolta per quello che è: una carambola da campagna elettorale (come peraltro richiamato dallo stesso segretario). Il bersaniano D'Attorre la bolla come un gesto di "pura e semplice propaganda", volta a nascondere i problemi strutturali veri del partito e del Paese.





Fra critiche feroci ed ostacoli vari Matteo Renzi va avanti.
Ho scelto volutamente la notizia della sua promessa di abbassare le tasse sulla casa, in particolare, data da un giornale non certo a lui favorevole.
Posso dire che a me la Riforma della Scuola andava bene e ho un poco il dente avvelenato nei riguardi di chi protestando, a mio avviso senza valide ragioni, ha impedito l'immissione dei circa centomila insegnanti nei ruoli della Scuola. Ne entreranno la metà e il ritardo amministrativo per l'inserimento nell'anno scolastico 2015-2016 di questa prima tranche è vergognosamente dovuto a queste teste di cavolo che hanno messo il bastone fra le ruote.
Per il resto, come possibile elettrice futura (ricordo sempre che alle politiche ho votato M5S), mi aspetto che gli facciano fare le seguenti cose:
1 - Una seria riforma dei privilegi degli eletti e delle dirigenze varie che usufruiscono di stipendi e pensioni mensili oltre i 10.000 euro. Non si può vivere da ricchi, perché a queste cifre si vive da ricconi al costo attuale della vita, con le Casse Pubbliche a rischio.
2 - Leggi applicate bene e non random. Giustizia breve e certa. A questo scopo approvare la tanto attesa e richiesta Legge per l'omicidio stradale applicabile a chi VOLUTAMENTE NON RISPETTA IL CODICE DELLA STRADA PROVOCANDO LA MORTE DI INNOCENTI. 
Ogni giorno chi rispetta il Codice della Strada assiste a ribalderie di ogni genere, fatte sfrontatamente nella assoluta certezza dell'impunità.
3 - Incitare i Comuni che si preoccupano dell'eventuale mancato introito delle tasse sulla casa, qualora egli mantenga la promessa di cui al titolo dell'articolo, a fare multe a chi getta i rifiuti fuori dai luoghi appositi in modo da fare cassa. Le leggi già ci sono, basta far muovere il sederino ai Vigili Urbani intensificando i controlli. I territori di tutti i comuni, tranne rarissime eccezioni che confermano la regola, sono ormai delle vergognose discariche sparse.
4 - Per le promesse Unioni Civili la stesura della Legge deve tenere conto che trattasi di legislazione solo per le coppie di ugual sesso, essendo senza motivata base sociale la cosiddetta regolarizzazione delle coppie di fatto, esistendo per esse già l'istituzione antica del Matrimonio civile. 
Tutto questo riguarda lo Stato Civile della Repubblica Italiana e NON riguarda la Chiesa Cattolica né qualsivoglia formazione religiosa, attenendo l'Unione Religiosa al credo di ciascuno e non all'ordinamento della famiglia dello Stato Italiano.
Il giornalismo poco serio imperante ingenera volutamente molta confusione su questo argomento.
5 - Il problema della prostituzione a cielo aperto sulle strade con tutto ciò che ne consegue. Serve urgentemente una Legge che la vieti con pene severissime, consentendola solo in zone tipo quartieri a "luci rosse".
Non trattasi di ritorno a prima della Legge Merlin, in quanto le "Case Chiuse" erano dei ghetti, come ampiamente descritti, ma trattasi di un Popolo, di una Nazione, che sono immersi nel degrado, come la povera P.S. e i poveri Carabinieri  sanno molto bene, non avendo gli strumenti legislativi per operare riportando il Paese alla decenza.
Dopo l'abolizione dei ghetti "Case Chiuse" la prostituzione migrò nelle strade, ma usciva solo di sera e nelle zone delle città lontane dalle abitazioni, sotto l'ombra scura dei viali alberati: quello che si vede ora non lo debbo descrivere giacché è sotto gli occhi di tutti, e la vergogna dei politici che lo consentono, non sentendo il bisogno di vietare questo sconcio, è alle stelle. Ma provano vergogna?
La terza carica dello Stato, la Boldrini, tanto sensibile agli immigrati clandestini, dovrebbe venire a vedere intere strade con ragazzine dalla pelle scura messe ad hoc ogni tot metri, con il sedere nudo in pieno giorno, a mimare rapporti sessuali per invogliare eventuali clienti. Chi le ha messe lì le "protegge" e se lo so io lo sanno anche le Forze dell'Ordine che hanno il controllo di quel certo territorio (non esistendo zone franche in questi circa 300.000 Kmq.). Non posso pensare che consentano che giovani, forse minorenni, necessariamente prive di un lavoro e dunque di un permesso di soggiorno motivato, stiano nude in strada mimando atti osceni in luogo pubblico. Debbo pensare che le Forze dell'Ordine non hanno gli strumenti legislativi per intervenire e porre fine a tale oscenità. Dunque sono i politici, pagati per dare loro questi strumenti di intervento, che debbono provvedere.  
Adescamento in pieno giorno
Bordo strada senza mutande
Pochi metri dal bordo strada postribolo improvvisato all'aperto: sporcizia e degrado


Quale forza politica si oppone all'istituzione di Zone consentite e circoscritte a "Luci rosse" lontane dall'abitato e alla punizione con la galera per la prostituzione su strada?
   

Chi l'ha visto? Ragazzi in fuga

Pino Rinaldi, giornalista intelligente e sensibile, autore di vero giornalismo di inchiesta.
Ritrovò Ferdinando Carretta a Londra convincendolo alla confessione del suo terribile delitto: lo sterminio della sua famiglia
 redazione@varesenews.it  Pubblicato il 13 dicembre 2013
Simone Pedron, il 17enne di Brebbia fuggito da casa, è stato avvistato, da un italiano, mentre stava percorrendo a piedi il cammino di Santiago. 
Un professore in vacanza ha inviato una foto alla famiglia. Simone era con altri ragazzi e, come sospettavano i familiari, si sarebbe recato a Santiago di Compostela, luogo che aveva mitizzato nei mesi precedenti. Una segnalazione, giunta alla tramissione "Chi l’ha visto?", lo ha indicato in Portogallo.
Il giovane comunque sta bene e il segnale che Simone sta solo vivendo un momento di ribellione è stato indicato, dalla trasmissione tv, da un particolare significativo: ha portato con sè l’inseparabile piastra per i capelli.  
15 gennaio 2014

«Abbiamo fatto tutto da soli e siamo riusciti a trovare nostro figlio». Maria Rosa Corda è la mamma di Simone Pedron, il ragazzo di Brebbia rimasto lontano da casa per 5 mesi e rintracciato dai genitori nel sud del Portogallo, in una fattoria/comunità dove lavorava in cambio di vitto e alloggio. Simone se ne è andato il 22 agosto scorso, zaino in spalla e l’idea di provare a fare un’esperienza di vita solitaria, “dimenticandosi” di avvertire i famigliari che per settimane e settimane sono rimasti col cuore in gola aspettando di riabbracciarlo. Il ragazzo, da poco diciassettenne, ha fatto il Cammino di Santiago, per poi spostarsi in Portogallo dove lo hanno trovato mamma e papà, accompagnati da un altro pellegrino che lo aveva incontrato sulla via francigena. Ecco come hanno fatto.
«A dicembre abbiamo saputo che era effettivamente a Santiago, come avevamo immaginato e sperato. Da lì in poi ci siamo mossi fino alla decisione delle scorse settimane: partiamo e andiamo a prenderlo, dovunque sia – racconta la mamma di Simone, Maria Rosa -. Siamo decollati alla volta di Madrid io, mio marito e un signore di Torino, ormai un amico, che aveva incontrato Simone sul Cammino di Santiagodandogli una mano concreta (soldi e vestiti). Simone gli aveva raccontato di essere orfano e di chiamarsi Pedro: lui gli ha creduto e lo ha aiutato, ma quando ha saputo la verità una volta tornato in Italia, ci ha contattati e ha voluto essere con noi in questa “avventura”»
Andiamo per gradi. Quando siete partiti e come vi siete organizzati? «Mercoledì 8 gennaio siamo partiti. A Madrid abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo diretti a Nord, a Ponferrada, dove eravamo in contatto con un sergente della Guardia Civil. Non sapevamo dove fosse Simone e siamo andati per tentativi. Sapevamo che fino a ottobre Simone è stato sul Cammino per poi andare verso Sud e abbiamo provato a ricostruire le sue mosse»

Dopo Ponferrada dove siete andati?
«Grazie all’aiuto di quel poliziotto spagnolo che ringrazierò per tutta la vita ci siamo diretti a 20 chilometri da Leon, in un ecovillaggio dove Simone ha alloggiato per qualche tempo. Lì ci hanno detto che aveva parlato con loro della sua idea di andare a sud, verso il caldo: e così siamo andati in Portogallo».

Immaginiamo non sia stato facile rintracciarlo…
«No, infatti. Per trovarlo ho setacciato i siti internet di tutte le fattorie/comunità che danno alloggio a numerosi ragazzi che vogliono fare un’esperienza di vita con pochi soldi: li fanno lavorare in cambio di vitto e alloggio e sono veramente tantissime le esperienze simili. Ho chiamato i numeri che ho trovato e alla ottava, nona o decima telefonata ho trovato un signore che nel Sud del Portogallo mi ha detto che con loro c’era un Pedro che corrispondeva alla descrizione di Simone. E così siamo andati a prenderlo».

Come ha reagito vedendovi arrivare?
«Era stupito, non se lo sarebbe mai immaginato. Era contento, però. Forse perchè stanco di scappare. Di fingere no: gli è piaciuto far finta di essere più grande, maggiorenne. Ha deciso di tornare a casa con noi: non lo abbiamo forzato, se non avesse voluto credo che non avremmo insistito, ma non è stato necessario porsi il problema».

E voi? Quali sono stati i sentimenti e le reazioni?
«Felicità innanzitutto. Ci abbiamo messo tutto, tempo, soldi, energie. Ma ce l’abbiamo fatta. Lui sa che ha sbagliato, che non è stato il modo giusto di fare una cosa che voleva fare a tutti i costi. Ci ha fatto soffrire, ma ci sarà il tempo per parlarsi e capire. Sapete una cosa? Io sono felice anche perchè se l’è cavata bene, ha dimostrato di essere un ragazzo maturo ed educato, tutti quelli che lo hanno incontrato mi hanno detto la stessa cosa: è un bravo ragazzo».

C’è qualche punto oscuro in questa vicenda?
«Non serbo rancore nei confronti di nessuno, ma il merito di aver riportato a casa Simone è solo nostro, mio e di mio marito. Ci ha dato una mano il personale dell’Unità Prevenzione Rischio Criminologico, ci hanno proposto un avvocato che ci seguisse, ma il mio unico obiettivo non era tanto sapere a che punto erano le indagini, ma ritrovare mio figlio. Di brutto c’è che abbiamo saputo che Simone è stato arrestato in Spagna a ottobre. È scappato davanti ad un controllo e ha fatto una notte in carcere (e gli ha in un certo senso fatto comodo avere un tetto sopra la testa e un pasto caldo), ma la cosa sconcertante è che pur non avendo i documenti ed essendo visibilmente giovanissimo non hanno fatto segnalazioni, tant’è che l’Interpol la scheda di mio figlio non l’aveva».

Come avete fatto a riportarlo in Italia se non aveva i documenti?

«Anche questa è stata una piccola avventura nell’avventura. Io avevo con me una copia della sua carta d’identità fotocopiata: avremmo dovuto andare in consolato e fare tutta la trafila, ma non avevamo tempo da perdere e così con un piccolo escamotage ho convinto il personale della compagnia aerea a farci partire. Così martedì mattina (14 gennaio) siamo decollati e tornati a casa. Di nuovo insieme, che è la cosa più importante».
Da: BLOGO 15 luglio 2015

I genitori di Simone Pedron raccontano la fuga del figlio adolescente in Portogallo e Spagna. Simone per fortuna è stato ritrovato, anche se ha deciso di restare a vivere alle Canarie, con poco e niente. Raccontano la loro storia perché questo possa essere d'aiuto ad altre famiglie nella loro stessa situazione.
Seguo fin dal suo inizio la trasmissione "Chi l'ha visto?". Ha ragione chi dice che preferisce questa trasmissione di servizio alla Società alla "fiction", di gran lunga al di sotto delle vicende della Vita Vera. Certo è molto più coinvolgente e doloroso seguire i fatti che accadono a persone come noi tutti, e possiamo solo augurarci che non capitino anche a noi.
Nel caso di questo bellissimo adolescente i poveri genitori sono stati fortunati: egli è vivo, sta bene... Chissà se sarà una crisi adolescenziale che si risolverà con la crescita, oppure se egli è uno di quei tipi bizzarri, alla Francesco D'Assisi, che vivono in modo affatto diverso rispetto alla maggioranza della gente.
Certo il dolore dei suoi genitori egli non lo ha considerato, non è esistito in lui il pensiero "dell'altro da sé", della loro comprensibile angoscia: e questa consapevolezza dell'indifferenza sentimentale verso i genitori non può non far pensare ad una psicologia di tipo particolare. La mamma, nell'intervista fattale dalla trasmissione "Chi l'ha visto" andata in onda il 15 luglio scorso, ha detto che Simone è sempre stato insofferente alle regole, anche da bambino.

Purtroppo accade che, quando un figlio si comporta in modo da dare dolore, il genitore normale (giacché esistono ovviamente anche genitori disaffettivi, egoisti ecc.) soffre colpevolizzandosi.
E' il caso dei genitori sfortunati di Luca Spoto, perché di lui non si è saputo più nulla.
Dal sito di "Chi l'ha visto?"
Luca Spoto alloggiava presso la nonna a Roma, sua città natale, dove studia scienze della comunicazione all'università, mentre la famiglia vive a Francavilla a Mare (Pescara). Prima di allontanarsi ha lasciato due lettere, ai familiari e alla fidanzata, che hanno allarmato tutti e che hanno rivelato il suo profondo disagio e avvilimento, originato dalle difficoltà negli studi e accentuato da un improvviso problema di salute che ne ha limitato fortemente l'attività sportiva

LUCA SPOTO


Il dolore ed il senso di colpa del padre di Luca colpiscono al cuore: nell'intervista fattagli dalla trasmissione "Chi l'ha visto"egli non ha fatto che rimproverare sé stesso per aver fatto quello che ogni buon padre deve fare. Ha incitato Luca a studiare e a dare risultati nello studio. La famiglia lo manteneva fuori casa per seguire i Corsi di Scienze delle Comunicazioni presso l'Università "Sapienza" di Roma ed egli dava scarsi risultati. Ora non è che tale Corso di Laurea abbia esami poderosi per la comprensione mentale come può averli ad esempio il Corso di Laurea in Fisica, o in Ingegneria... Dunque se il padre lo incitava ad impegnarsi e concludere qualcosa ha fatto solo il suo dovere di guida. Un padre indifferente dovrebbe colpevolizzarsi, non lui. Ma il figlio è scomparso e di lui non si è trovato più nulla, dunque al povero uomo non rimane che soffrire e scarnificarsi l'anima per punirsi di qualcosa di cui invece è vittima, come la madre ed il fratello.
Ecco, in questi casi spesso ci si dimentica dei fratelli, di quello che debbono soffrire per l'amore fraterno che provano per chi è sparito nel nulla, e dell'amore dei genitori di cui vengono in parte privati, perché essi sono presi dal dolore per il figliol prodigo che sperano sempre che ritorni.
Le lettere lasciate da Luca farebbero temere il suicidio (pensiero angoscioso che deve aver sfiorato anche i genitori di Simone, trapelato dal sollievo della constatazione che aveva portato con sé l'occorrente per curare i suoi capelli), ma sono passati 11 anni e non si è trovato il cadavere. Il mare... un fiume.., di solito restituiscono i corpi... Certo ci sono casi, come quello noto del Prof. Caffè, in cui il corpo non si è mai trovato.