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domenica 3 giugno 2018

I commenti dei lettori su "Il Fatto Quotidiano"

I commenti dei lettori su "Il Fatto Quotidiano" spesso sono così partigiani e aggressivi da non poterci ragionare. Oggi, invece, ho letto dei commenti istruttivi che informano come e meglio di certi giornalisti. L'argomento è il dignitoso imprenditore Bramini, fallito perché delle Amministrazioni Statali non hanno pagato quanto gli dovevano per i Servizi resi dalla sua Ditta. Questi i commenti:
maurice1Sostenitore
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10 ore fa
Il Fq mette in rilievo che "il leader Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, ha chiamato Sergio Bramini, l’imprenditore fallito per i mancati versamenti da parte della Pa...". ma corrisponde al vero che... i mancati versamenti sono di un ATO siciliano, "il cui maggior azionista è il comune di Ragusa, città amministrata da 5 anni da un sindaco del M5S che non ha versato due di quattro milioni di euro, facendo fallire l'azienda dell'imprenditore di Monza"? IL FQ non dovrebbe approfondire la notizia?
Claudio S.Abbonato Digital ↪ maurice1
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2 ore fa
Il Tribunale di Monza ha ricostruito la vicenda https://bin.iene.mediaset.it/images/2018/05/03/121018730-6e1999f6-8306-441f-9a00-b60b9577eb39.pdf https://bin.iene.mediaset.it/images/2018/05/03/121010611-09079d9b-545f-4c76-a2d1-5fdce294b3a3.pdf La tesi del Bramini è che i suoi debiti erano inferiori ai crediti vantati nei confronti della P.A. La P.A. non ha pagato il dovuto facendolo così fallire. Il Tribunale chiarisce invece che i crediti sono in realtà inferiori a quello che è il passivo fallimentare. La società ha € 3.500.000 di debiti. Bramini dice di avere crediti insoluti per 4.000.000. Il Tribunale ha invece accertato che i crediti sono circa la metà del debito. Resta quindi un buco di € 1.750.000 che l'imprenditore non avrebbe potuto coprire anche se fosse stato saldato per tempo dalla P.A. (che in questo caso non era lo Stato ma un ente territoriale a guida M5S...). In sostanza, a prescindere dai ritardi della P.A., il Bramini sarebbe fallito comunque.
wilson2 ↪ Claudio S.
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un'ora fa
Solita disinformazione di regime dunque.
Antonio-Zappa ↪ Claudio S.
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un'ora fa
Immagino che lei sia un dipendente. Se avesse fatto l'imprenditore non avrebbe scritto certe sciocchezze. Non venire pagati, dopo che si sono sostenuti dei costi, genera ulteriori costi per interessi. Se la situazione perdura è ovvio che i debiti superino i crediti, perché mentre i primi continuano a crescere in assenza di fondi per restituire il debito, i secondi restano fermi. La mia azienda ha crediti per poco meno di 200 mila euro, alcuni in fallimenti che sono aperti da oltre dieci anni, nei quali il curatore, con il beneplacito del giudice, si è liquidato oltre cinquantamila euro, mentre molti creditori non hanno visto un soldo. Crediti sui quali abbiamo pagato Iva e tasse. In un caso non sono ancora riuscito ad insinuarmi nel fallimento nonostante abbia una sentenza passata in giudicato che condanna il debitore a pagare. Uno dei giudici è sotto inchiesta per aver favorito l'acquisto da parte di familiari di un bene di un fallito, ma continua bellamente a stare al suo posto, avallando pratiche scorrette da parte del curatore. Non so se Bramini sia onesto, capace e quindi vittima. Ma la sua chiusa è una congettura fatta da chi non ha idea di come funzioni. Lo Stato è il principale nemico di aziende e cittadini, rapace quando deve avere e inefficiente quando deve dare. Se Bramini avesse potuto ottenere il pagamento per vie giudiziarie, diciamo in un anno, forse oggi non sapremmo neppure chi sia.
marraggio ↪ Antonio-Zappa
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un'ora fa
Come qualche giorno fa erano tutti esperti di costituzione ora sono tutti esperti di fisco. Continueranno a criticare tutto e tutti perchè sono saccenti ma a mio avviso la scelta di usare l'esperienza di Bramini al servizio della collettività è la strada giusta per cambiare questi meccanismi perversi.
Menanni ↪ Antonio-Zappa
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un'ora fa
Caro Antonio, permettimi di rassicurarti: le tue osservazioni si possono condividere benissimo anche essendo dei lavoratori dipendenti. Rilevo che paradossalmente son proprio i debiti verso l'erario quelli che aumentano di più a causa delle sanzioni inique che vengono applicate a chi non può pagare.
traurig ↪ maurice1
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un'ora fa
Bramini è solo un simbolo (peraltro non pertinente) della piccola imprenditoria italiana, che soffre la crisi economica e sta agonizzando, mandando all'aria una rete produttiva che tradizionalmente offriva sbocchi alla disoccupazione e rappresentava l'eccellenza del made in Italy. Il nuovo governo dovrebbe aiutare il popolo delle partite IVA (piccoli imprenditori, artigiani, professionisti, ecc.) mediante la SEMPLIFICAZIONE FISCALE ed altre misure agevolative. Questa è tutta gente che NON CHIEDE STIPENDI ALLO STATO e campa con il proprio onesto lavoro, pagandosi la propria pensione con contributi previdenziali pesantissimi. Speriamo davvero che Di Maio abbia voglia di sostenere questo importante settore della società italiana, facendo riaprire le botteghe artigiane, i piccoli commercianti, i contadini e le libere professioni di ogni tipo.
Fausto Leale ↪ maurice1
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2 ore fa
In realtà è il pd che ha scritto le leggi e non certo il sindaco di Ragusa. Quindi grazie per portare alla luce l'ennesimo caso di malgoverno del pd.
giggetto. ↪ maurice1
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3 ore fa
erano debiti per lavori realizzati nel 2005, quando il M5S ancora non esisteva.
ToT ↪ maurice1
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4 ore fa
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Te l'ho detto mille volte, evita di commentare con le tue solite baggianate soprattutto se vedi mie risposte in giro perché di fronte a post del genere sono biologicamente portato a risponderti e farti fare figure pessime. Ammesso e non concesso che la colpa sia del comune di Ragusa, e direi che il non concesso è reale perché i soldi devono sempre arrivare dallo Stato non è che li prendono dalle vendite delle bancarelle per la festa patronale, il M5s amministra Ragusa dal 2013 mentre Bramini già nel 2010 parlava dell'insolvenza dell'ATO quando l'amministrazione era a marchio FI mi pare o comunque area Berlusconi. E in ogni caso certo non 5s. Un'altra pessima figura per il maurice di turno. Ciaone.

A parte questo ultimo commento, che appartiene più al genere a cui ho accennato nell'incipit di questo post, gli altri sono tutti molto istruttivi ed interessanti.
Apprendiamo che il Tribunale Fallimentare di Monza ha dato cifre precise che sembrerebbero alleggerire l'insolvenza dello Stato nei riguardi dell'imprenditore fallito. Ma un imprenditore, che si firma con nome e cognome, Antonio Zappa, interpreta alla luce della propria esperienza quanto riportato da Claudio S. riportando in capo allo Stato la responsabilità della situazione debitoria del Bramini con una serie di considerazioni che a me appaiono giuste, pur essendo stata io  una lavoratrice dipendente dello Stato, ma avendo avuto esperienze di lavoro precedenti sia come titolare di una Partita Iva, sia come prestatrice d'opera professionale occasionale.
La sperequazione fra quanto lo Stato, così come è presentemente, impone al cittadino ma non a se stesso è qualcosa che incide, a mio modesto avviso, sul concetto di Stato Democratico e sui Diritti del cittadino così come stabiliti in Costituzione. Questa sperequazione è tale che talvolta il cittadino è totalmente inerme davanti ad uno Stato che si fa tiranno cieco ed ingiusto fino al totalitarismo. Eppure Leggi e regolamenti ci sono e, in molti casi, vengono applicate da chi svolge lavoro burocratico all'interno della Pubblica Amministrazione. Un esempio concreto l'ho vissuto nell'ultimo periodo del mio lavoro, qualche anno prima della pensione, in cui mi sono occupata anche di pagamenti di fornitori e prestatori d'opera in un Dipartimento Universitario. Il Segretario di Dipartimento, che firmava i mandati congiuntamente al Direttore di Dipartimento, si preoccupava che le fatture fossero pagate entro la scadenza in esse scritta: di solito 60 gg., altrimenti, diceva, ci fanno scrivere dall'avvocato e dobbiamo anche pagare le spese di ingiunzione e, da bravo amministratore, riteneva questa possibilità quasi infamante del suo operato, temendo di poter essere accusato di gonfiare la spesa pubblica con una spesa in più, dovuta solo alla lentezza del nostro operato per non aver pagato entro i termini stabiliti in fattura.
Se queste regole esistevano per noi, essendo contabilità generale dello Stato, dovrebbero esistere per tutti!
Come mai così non è?
A mio modesto avviso il baco profondo sta nelle strutture amministrative e soprattutto nelle persone che ci lavorano. Ho constatato, da cittadina, che a me vengono richiesti pagamenti anche per un solo euro in meno non pagato per errore, mentre viene ignorato il mio credito verso una data struttura dello Stato.
Credo che questo dipenda dall'impunità di questi Pubblici Amministratori che non vengono puniti per le loro inadempienze e, non avendo il rigore del Segretario di Dipartimento che ho citato come esempio, se ne infischiano alla grande, tanto lo stipendio lo prendono lo stesso e il cittadino al massimo può provare a denunciarli personalmente per omissione d'atti d'ufficio e per abuso d'ufficio, ma spesso per qualsiasi rivendicazione o protesta il sistema indirizza al TAR. Dunque il burocrate inadempiente si copre dietro la struttura di cui fa parte: lo Stato, non rispondendo individualmente del proprio operato.
In altri casi, che mi appaiono folli ed estremi, invece, ci sono ruoli dello Stato in cui il Pubblico Dipendente deve rispondere anche con il suo stipendio di inadempienze che non sono a lui addebitabili, dato che lo Stato stesso non gli mette a disposizione gli strumenti per sopperire all'adempimento che gli viene però richiesto. E' questo il caso dei Dirigenti Scolastici, ex Presidi, i quali non erano gravati, nelle vecchie normative attinenti a questa figura ora estinta, dagli obblighi richiesti a questa nuova figura dirigenziale.
Ma a parte l'eccezione che conferma la regola, il burocrate classico andrebbe riformato e dovrebbe essere maggiormente responsabilizzato sul piano individuale.
Come cittadina ho mille esempi in cui ho subito imposizioni e danni dallo Stato e silenzio e inadempienza nei miei riguardi  là dove lo Stato ha commesso errori o mi doveva dei soldi.
Su questo blog ne ho lungamente scritto documentando il tutto, ma vale la pena ricordarne qualcuno:
1) Mio marito sbaglia il conteggio IMU della casa di Sabaudia e paga euro 1 in meno. Il Comune spende per una raccomandata molto più dell'euro da riscuotere, più ore di lavoro di impiegati per redigere l'ingiunzione a pagare euro 1! Possibile non ci sia una norma che vieti a costoro un simile ridicolo spreco? Tipo compensazione addebitando euro 1 nel pagamento successivo mediante avvertimento via pec senza costi aggiuntivi per lo Stato? Se l'utente è sprovvisto di un indirizzo di posta elettronica si può sempre raggiungere per telefono! Siamo ad una rigidità ottocentesca!
2) L'esatto contrario: Comune di Rocca Priora, si era ancora in Lire, in corso d'anno il Comune abbassa l'aliquota ICI dunque al saldo di dicembre si paga meno. Abitando in campagna non vediamo l'affissione comunale che comunica questa variazione e paghiamo Lit. 45.000 in più conteggiando la stessa aliquota dell'anticipo di giugno. NESSUNO CI SCRIVE né ci rinvia indietro ciò che il Comune ha indebitamente riscosso per nostro errore. Un esempio di come NON ESISTA IL CONCETTO DI RECIPROCITA' fra la P.A. e il cittadino.
Farlo non è impossibile, anzi, deve essere doveroso, ma non lo è!
In Norvegia, un italiano che ha lavorato lì, si è visto arrivare un assegno a casa per contributi pagati in più e non dovuti di cui lui non sapeva nulla!
In Italia quello che qualsiasi struttura pubblica incassa in più se lo tiene. Eppure se paghi qualcosa in meno  scattano cartelle ingiuntive con la mora!
Il Comune di Rocca Priora, che non fece un fiato sulle Lit. 45.000 pagate in più, pur avendo necessariamente notato l'errore in eccesso dato che di quelli in difetto se ne accorge, ci ha inviato cartella con mora per un errore di applicazione dell'aliquota IMU sulla metà di proprietà della casa a nome di mio marito. Gli interessi applicati hanno gonfiato enormemente la differenza della cifra dovuta. Perché con lo stesso automatismo non mi ha restituito le mie Lit. 45.000 con gli interessi?
Questo sistema impositivo sul cittadino senza reciprocità con qualsiasi Amministrazione del denaro pubblico, dunque dello Stato, è da cambiare perché contraddice una serie di affermazioni a cominciare dal dettato costituzionale.