lunedì 29 settembre 2014

Pro-memoria

De Magistris era stato avvertito

Da: Il Fatto Quotidiano
C’è chi finge di non capire, chi mesta nel torbido e chi la butta in caciara: speculandoci politicamente sopra. Il caso giudiziario – perché di questo si tratta – della singolare condanna a un anno e tre mesi del sindaco di Napoli Luigi de Magistris viene da lontano e affonda le sue radici in un contesto torbido e inquietante. Impugnando bene il bandolo e seguendo a ritroso il filo della memoria ci si ritrova in una matassa ancora oggi ingarbugliatissima. Qui una melassa maleodorante, viscosa, oleosa dove interessi più disparati e trasversali trovano coaguli dall’impressionante potenza criminale. 
L’attacco-difesa di De Magistris nel corso della seduta del Consiglio Comunale contro pezzi dello Stato e di alcuni giudici non è stato casuale.
Sbaglia e bestemmia chi paragona il De Magistris furioso al Silvio Berlusconi d’antan contro letoghe rosse. L’ex pm anche indossando la fascia tricolore di sindaco non ha mai distolto o allontanato lo sguardo da alcune notizie di reato che lo portarono ad indagare e conseguentemente scandagliare quei santuari probiti calabresi e lucani. E’ chiaro che De Magistris conosce fatti, circostanze e segreti di pezzi importanti delle istituzioni e personaggi infedeli. Ci sono azioni che non si perdonano. Ci sono affronti che devono essere puniti. Ci sono condotte imperdonabili. Luigi De Magistris dovrebbe ringraziare San Gennaro se è vivo. A volte nel nostro paese il tritolo viene utilizzato per fatti meno importanti.
Alla luce di ciò che sta accadendo trovo interessantissimo e degno di segnalazione un documento. Sono andato a ripescare una puntata di Annozero del 4 ottobre del 2007. De Magistris era ancora pm a Catanzaro e titolare di una serie d’inchieste scottanti Why not,Poseidone e Toghe lucane. Fascicoli che puntualmente e immotivatamente gli sono stati scippati. Nel corso della trasmissione diMichele Santoro viene mandata in onda un’intercettazione telefonica originale traGiuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria e Giovanna Raffaelli, sua segretaria. Oggetto dell’inquietante conversazione è manco a dirlo il pm partenopeo e futuro primo cittadino di Napoli.
L’ex governatore “usa” la sua segretaria per mandare precisi e sinistri messaggi. “Questo è un pagliaccio, ha scomodato e dato fastidio a un sacco di gente, clamore mediatico”. Poi sibillino: “Se Dio vuole che le cose vadano come devono andare… Lo dobbiamo ammazzare… gli facciamo le cause civili per risarcimento danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana…” ma l’interlocutrice sbotta: “Non dirlo neanche per scherzo per carità di Dio”. In altro passaggio l’ex governatore dice sprezzante sempre parlando di De Magistris: “Se è cornuto non lo so… non ho prove su questo… indagheremo anche in questa altra direzione”. La telefonata si sta per concludere e il tono della voce di Giuseppe Chiaravalloti si fa duro, minaccioso, le sue parole acquistano un valore profetico verso quello accadrà negli anni successivi a De Magistris: “Va bè ma c’è quel principio… quella sorta di principio di Archimede che ad ogni azione corrisponde una reazione e mò siamo tanti così tanti ad aver subito l’azione che quando esploderà la reazione sarà adeguata”.
Sempre per rincorrere il filo della memoria ho trovato un articolo del collega Antonio Massari, giudiziarista de Il Fatto Quotidiano, che più di molti altri seguì da vicino le strane vicende che si agitavano dentro e fuori il palazzo di Giustizia di Catanzaro. Un pezzo che ricostruisce intrecci, collusioni e connivenze e fa capire per chi vuole davvero capire l’aria che si respirava a Catanzaro che poi guarda caso è la stessa che si respira da tempo a Napoli dalle parti di un altro palazzo quel Municipio sempre più simile a un fortino assediato. 


Era ora!!!

Da: TGCOM24

Stop degrado: con il ddl "green economy" multe a chi sporca la città

Da 30 a 150 euro ai trasgressori che gettano gomme da masticare e mozziconi di sigaretta per terra. La legge entrerà in vigore a luglio 2015 per permettere ai Comuni di installare portaceneri e cestini dei rifiuti

Basta degrado, anche perché l'inquinamento da mozziconi di sigaretta e gomme da masticare non solo è dannoso all'ambiente ma ha costi altissimi. Con il disegno di legge sullagreen economy, dal luglio 2015, arrivano multe dai 30 ai 150 euro per chi sporca la città. Formato da 37 art., collegati alla legge di stabilità 2014, il testo "2093" contiene nuove disposizioni per appalti e smaltimenti ma anche l'art. 14 octies: contro i rifiuti di gomme e cicche.

Secondo i dati Ama, solo a Roma vengono "spesi 5,5 milioni di euro per rimuovere le gomme; sono 18 i milioni di mozziconi che sono gettati per strada; 15mila le gomme che si attaccano sull'asfalto ogni giorno; 23mila le tonnellate di gomme consumate ogni anno in Italia; 20 le gomme in media appiccicate in ogni metro quadro di strada".

Speriamo che non finisca a tarallucci e vino come per le norme sanzionatorie, già esistenti in materia di rifiuti sulla carta, ma applicate da nessuno, con il risultato di un Paese ricoperto di immondizia ovunque.


Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 

 ART. 255 
(abbandono di rifiuti)
1. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinque euro a seicentoventi euro. Se l'abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinque euro a centocinquantacinque euro.


Vediamo se gli zozzoni staranno attenti visto che gli toccheranno la tasca!
Abbassate lo sguardo e scoprirete, oltre ad un mare di mozziconi di sigarette ovunque, intere pavimentazioni macchiate di "frittelle" nere appiccicate che deturpano anche lastricati che sono costati molto in denaro pubblico. 
Che ripulire questo sudiciume imbruttente le città, e non solo, costi molto, agli zozzoni non veniva in mente. Come non viene in mente a chi si avvelena i polmoni e getta cicche ovunque, oppure viene in mente, ma se ne impippano, agli imbrattatori di monumenti e di treni chiamati da qualche sciocco "writers", artisti... Artisti del degrado... del brutto...

Sciacallaggio contro un uomo solo

Non vi è nulla di peggio che essere solo sé stessi senza essere inseriti in una qualsivoglia congrega: se, anche ingiustamente, qualcuno ti colpisce tutti i cani del branco ti attaccano.  
Stamane, ad Uno Mattina di RAI 1, abbiamo assistito all'edificante pistolotto del molto ben inserito giornalista Franco di Mare contro Luigi De Magistris, uomo dignitoso che ha cercato e stava cercando di migliorare la sua città senza essere coperto alle spalle da nessun partitone.
La vigliaccheria diffusa spinge all'attacco, tanto chi lo difende? E' solo, è soltanto stato scelto dalla maggioranza dei cittadini di Napoli.
Franco di Mare, già corrispondente da luoghi di guerra, si è convertito a trasmissioni  "gossippare" pomeridiane con la Perego per menti addormentate.
Ora è tornato ad Uno Mattina e dice la sua.
Invita De Magistris alla dignità, come se nel ribellarsi ad una sentenza ingiusta l'avesse perduta. Invece è stata una reazione sincera, scevra da opportunismo di maniera, tipica di un uomo onesto, che dice anche cose non opportune e per lui non convenienti.
Di Mare gli ricorda i suoi ascendenti, nonno e padre, magistrati come lui e sottolinea la contraddizione di non accettare le sentenze quando sta dalla parte dell'imputato. Il fatto è, e Franco di Mare volutamente lo ignora nel suo pistolotto, che il Pubblico Ministero aveva detto che Legge Severino o non Legge Severino l'imputazione verso l'allora magistrato Luigi De Magistris non reggeva. Il giudice  del Tribunale, invece, è andato oltre la Pubblica Accusa e l'ha condannato.
Bisogna rispettare le Leggi, anche se deficitarie, e le sentenze anche se ingiuste. Infatti De Magistris ricorre in Appello ed usa tutto quello che la legge gli mette a disposizione per togliersi di dosso questa sentenza ingiusta, ma nel frattempo l'hanno fatto fuori e quelli ben inseriti nelle congreghe, che si sentono al sicuro, lo attaccano vilmente.
L'ipocrisia di maniera tace sul fatto che NON TUTTI I MAGISTRATI, come le cronache riportano, SONO SCEVRI DA ERRORI, INFLUENZE e peggio....... Come in tutti i settori d'altronde. Dunque la difesa d'ufficio dell'ANM è di maniera... come tutto.

Nel precedente post avevo ricordato un mio commento sul blog di Antonio Di Pietro riguardante Gioacchino Genchi, il consulente tecnico che è stato condannato insieme a De Magistris per aver intercettato i politici senza l'assenso della Camera. Ricordo che il magistrato De Magistris aveva chiesto l'intervento del tecnico, che serviva le procure, per una indagine su utenze telefoniche che non erano immediatamente riconducibili ai nomi dei vari Prodi, Rutelli, Mastella ecc.. Ho ritrovato il mio commento e lo pubblico sotto il post scritto da Di Pietro:
DAL Blog di Antonio Di Pietro del 28 febbraio 2009 
Chiarezza su Gioacchino Genchi
Oggi dopo aver letto i giornali, le agenzie e visto qualche Tg finalmente mi sono seduto dietro una tastiera per informarmi veramente con la Rete. Ho visitato qualche blog, quello di Beppe Grillo incluso. L’articolo di ieri era dedicato ad un’intervista a Giocchino Genchi. Oggi nel suo blog Grillo torna sull’argomento e accusa i media di “silenzio mafioso”. Concordo. I cittadini non sapranno, ad eccezione di quelli che l’informazione se la vanno a cercare piuttosto che farsela somministrare dai professionisti del torpore mediatico. Le dichiarazioni contenute in questo video sono pesanti e delle due l’una, o Gioacchino Genchi deve rispondere della gravità delle sue parole o le porte del carcere si devono aprire a molti illustri personaggi. Conosco Genchi, è una persona onesta. La prossima settimana presenterò un’interrogazione parlamentare al governo per chiedere venga fatta chiarezza su quanto dichiarato in questi quattordici minuti di intervista. 
Testo dell’intervista a Gioacchino Genchi: “Io svolgo l’attività di consulente tecnico per conto dell’autorità giudiziaria da oltre vent’anni, lavoro nato quasi per caso quando con l’avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure. Per cui per l’accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell’indagato o dell’imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all’interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza. Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano. Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario. Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell’aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent’anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo. Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l’assurdo! Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell’ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l’altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un’altra persona. No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell’indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c’è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi? Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell’inchiesta Why not. Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati… chiariremo tutto! Dalla prima all’ultima cosa. Questa è un’ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c’erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c’entra come i cavoli a merenda. C’entra perché l’ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno. Perché in quei tabulati c’è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c’era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c’entra niente. Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l’atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l’altro in quei tabulati c’erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all’epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all’epoca si chiamava Gico l’organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla. In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c’era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un’amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un’ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l’appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino. Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm. Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager. La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro. Gli italiani questo l’hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo… e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all’ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d’Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro. Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l’ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l’intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro… ma non esiste completamente! Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità. Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l’opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma. Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l’attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso! Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.” - See more at: http://www.antoniodipietro.it/2009/02/chiarezza-su-gioacchino-genchi#sthash.tRn4TYOP.dpuf

Questo il mio commento:


Rita Coltellese marzo 1st, 2009 alle 13:09
Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell’aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi…
Gioacchino Genchi
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NON METTO IN ALCUN DUBBIO QUANTO DETTO DAL DOTT. GENCHI, solo una domanda mi si pone, per quella che è la mia conoscenza delle regole della Pubblica Amministrazione: come ha fatto a far durare tale aspettativa, a zero retribuzione naturalmente, per 20 anni? I regolamenti che io conosco, per tutti i pubblici dipendenti, non consentono una durata dell’aspettativa per più di 3 anni. Forse il Dott. Genchi ha omesso di precisare che le aspettative erano triennali, come per tutti, e che dopo rientri da pubblico dipendente rinnovava l’aspettativa per altri 3 anni e così via? Sarebbe importante conoscere questo aspetto, perchè chiunque lavora in una Pubblica Amministrazione conosce questa regola e si interroga su questo aspetto che rimane ancora oscuro. Posso portare numerosi esempi di persone di Pubbliche Amministrazioni diverse che sono state costrette a dare le dimissioni non potendo protrarre il tempo di aspettativa oltre i tre anni e non potendo, nel contempo, interrompere l’attività diversa retribuita che svolgevano.
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A fronte di lodi sperticate da parte di molti entusiasti commentatori io scrivevo quanto sopra, a riprova che, pur militando allora in IdV, ho sempre mantenuto il libero pensiero e l'altrettanto libera riflessione sui fatti. Oggi aggiungo che la "scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura" era ben pagata e penso che Genchi, fra lo stipendio a cui aveva rinunciato per stare in aspettativa senza assegni e l'attività di consulente, guadagnasse molto di più in questa seconda veste.  

domenica 28 settembre 2014

Un articolo di raro equilibrio su De Magistris

Da: La Stampa

Di: GIUSEPPE SALVAGGIULO
Come mai è scoppiata una polemica su Luigi De Magistris, sindaco di Napoli?  
Tutto nasce dalla condanna in primo grado per abuso d’ufficio a 15 mesi di reclusione (pena sospesa) decisa dalla decima sezione penale del tribunale di Roma. I fatti risalgono al 2007, quando De Magistris era pm a Catanzaro e conduceva l’indagine «Why not» sull’uso di fondi pubblici per la formazione professionale in Calabria, delegando al poliziotto e consulente informatico Gioacchino Genchi (pure lui condannato) l’acquisizione di tabulati telefonici. Tra questi, i dati di otto utenze telefoniche riconducibili a parlamentari (tra cui Prodi, allora premier, e Mastella, allora ministro della Giustizia). Secondo la Procura di Roma che ha istruito il processo, De Magistris e Genchi violarono la legge che tutela la riservatezza dei parlamentari, acquisendo i loro dati telefonici (chi, quando e per quanto tempo ha chiamato ed è stato chiamato, non il contenuto delle conversazioni) senza la prescritta autorizzazione delle Camere. A conclusione del dibattimento, la Procura aveva chiesto l’assoluzione di De Magistris e la condanna di Genchi. Il tribunale ha condannato entrambi. 

Come mai si riparla della legge Severino?  
La legge Severino, approvata come decreto legislativo dal governo Monti alla fine del 2012, è la stessa applicata dal Senato un anno fa per sancire la decadenza di Silvio Berlusconi in seguito alla condanna penale definitiva per fronde fiscale. Il caso De Magistris è diverso: la sua condanna non è definitiva (ha già annunciato ricorso in appello). Ma la legge Severino prevede (articolo 11, comma 1) la «sospensione di diritto» per i sindaci che «hanno riportato una condanna non definitiva» per una serie di reati tra cui, appunto, l’abuso d’ufficio. 

Come funziona la sospensione?  
La legge Severino prevede che sia il prefetto, ricevuta notizia della sentenza dalla cancelleria del tribunale e accertata la «sussistenza della causa di sospensione», a renderla operativa. Ieri il prefetto di Napoli, Francesco Antonio Musolino, ha dichiarato di aspettare gli atti prima di decidere. 

Il prefetto potrebbe lasciare De Magistris in carica?  
Un’interpretazione restrittiva della legge Severino potrebbe ipotizzare che, vista la sospensione della pena decisa dal tribunale, il sindaco avrebbe titolo di rimanere al suo posto in attesa dei successivi gradi di giudizio. Ma la maggioranza dei giuristi propende per l’interpretazione sfavorevole a De Magistris: sospensione inevitabile, come del resto già accaduto in altri Comuni. 

Quali sono le conseguenze della sospensione?  
La sospensione può durare al massimo diciotto mesi. Il sindaco viene «congelato», ma la giunta non cade. Resta in carica retta dal vicesindaco (a Napoli, Tommaso Sodano della Federazione della Sinistra). De Magistris può opporsi facendo ricorso al Tar affinché ribalti la decisione del prefetto ed eventualmente chiedere di sollevare una questione di costituzionalità (la Carta fondamentale prevede la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva, dunque perché sospendere un innocente?). Se entro i 18 mesi la Corte di appello lo assolve, De Magistris torna in carica. Se conferma la condanna, scatta una nuova sospensione di ulteriori 18 mesi in vista della sentenza della Cassazione. Se in questo periodo di sospensione la sentenza di condanna diventa definitiva, De Magistris decade e si scioglie il Consiglio comunale. In ogni caso, il mandato del sindaco scade nella primavera del 2016, dunque la sospensione - di fatto - esaurirebbe la sua esperienza amministrativa. 

Chi difende De Magistris? Chi lo attacca?  
A difenderlo sono in pochi. Politicamente, il sindaco di Napoli è isolato. Entrato in politica nell’Italia dei Valori, mollò ben presto il partito di Antonio Di Pietro. Per un periodo ha ipotizzato la creazione di un movimento personale. Poi ha aderito alla lista Rivoluzione Civile guidata da Antonio Ingroia, ex pm come lui, condividendo un fallimentare esito elettorale nel 2013. Negli ultimi mesi ha flirtato con la lista Tsipras, quindi ha manifestato apprezzamento per Renzi. Alle elezioni europee non si è schierato. Anche il vasto fronte di simpatizzanti non organici ai partiti si è dissolto negli anni. Ad attaccarlo, il centrodestra (che invoca un’applicazione draconiana della legge Severino, mentre per Berlusconi ne denunciava l’incostituzionalità), una buona parte del centrosinistra (a partire dal Pd, che fu sconfitto da De Magistris nel 2011), l’Associazione nazionale magistrati (i suoi ex colleghi, visto che dopo l’elezione ha lasciato la toga) e perfino il presidente del Senato Pietro Grasso (un altro ex pm). 

Un uomo in buonafede che ha fatto il suo dovere: isolato.
Il silenzio del dott. Antonio Di Pietro è assordante: non una parola pubblica su un magistrato che in IdV aveva portato il prestigio di una persona che faceva il suo dovere senza timori e alla quale, altri magistrati, avevano tolto l'inchiesta che coinvolgeva politici. Se se ne è andato da IdV è perché quelli puliti se ne sono andati tutti vedendo tanti piccoli razzi, scilipoti e marucci vari di cui Di Pietro, pur essendone a conoscenza, non faceva parola. Ai voglia a scrivergli come hanno fatto in tanti... Lui e l'eurodeputata Alfano, che però è sempre stata indipendente (ma a Vasto c'era pure lei), glielo hanno detto in una infuocata riunione che un conto era la facciata ed un conto era l'andazzo all'interno del partito, che bisognava far combaciare i fatti con le parole... Dunque se ha cercato di fare il sindaco della sua disastrata città senza l'etichetta, svalutata dal leader, di IdV, si può capire. Ora gli fanno pagare il lavoro fatto. Nessuno gli è vicino: bella gente davvero! Travaglio scriveva interminabili post sul blog di Di Pietro vantando il furbo Genchi, ed ora... Ricordo di aver fatto un commento critico allora per il fatto che Genchi si era messo in aspettativa sindacale (se non ricordo male) e si faceva pagare come consulente esterno per le intercettazioni che faceva per conto della procura. Da qualche parte sul vecchio blog di Di Pietro forse si può ancora leggere quel commento a fronte delle lodi sperticate di Travaglio.
Spero che De Magistris tenga duro e mantenga la sua dignità che altri, mi pare, stanno dimostrando di non avere. 

Nulla cambia

Dal sito Facebook della Deputata Carla Ruocco, che io ho votato, apprendo:
24/09/2014
Oggi al Senato questi parlamentari hanno votato contro un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle a prima firma Mario Giarrusso che chiedeva lasospensione del vitalizio agli onorevoli in carcere per custodia cautelare. Come se non bastasse, il Pd ha evitato il voto su un odg che avrebbe soppresso il vitalizio ai senatori condannati come Dell'Utri e Berlusconi.
Come hanno fatto? Hanno cercato di "dissolvere" l'ordine del giorno M5S dentro un altro ordine del giorno proposto dal Pd che è una promessa di Pinocchio: leggiamo infatti che anziché sopprimere i vitalizi per i condannati, il documento invita a: "a concludere nel minor tempo possibile l'esame della proposta che il consiglio di presidenza (la proposta è di Laura Bottici-M5S depositata lo scorso 9 giugno ndr) ha avviato lo scorso 25 luglio" .
Un gioco di parole per guadagnare tempo e non decidere ancora nulla.
Questo giochino non impegna affatto il Senato in maniera inequivocabile a sopprimere i vitalizi per i condannati come da noi proposto: concludere l'esame non significa approvare la soppressione dei vitalizi per i condannati. L'ufficio di presidenza potrebbe anche bocciare la proposta diLaura Bottici del M5S!
Il Bilancio del Senato poteva essere una buona occasione per tagliare i privilegi della casta. Per questo, con una serie di odg, il M5S aveva chiesto innanzitutto la riduzione di indennità, vitalizi e diaria dei senatori. Ma indovinate cosa ha fatto l'Aula di Palazzo Madama? Ovviamente ha votato contro.

Il M5S ha chiesto di ridurre l'indennità dei senatori portandola a un massimo di 5mila euro lordi. Stessa cosa per la diaria, che chiediamo non superi i 3.500 euro lordi e che venga erogata sulla base delle effettive presenze in Aula. La riposta è stata no.
Abbiamo proposto di abolire da subito l'assegno di fine mandato e di destinarlo alle finanze statali, di ridurre i vitalizi per gli ex senatori, che ci costano ben 82,5 milioni di euro solo nel 2014. La nostra proposta è stata bocciata.
Infine, il M5S ha previsto una sforbiciata anche alle figure dirigenziali del Senato che costituiscono uno spreco: ad esempio abbiamo chiesto che il Vice Segretario Generale sia uno solo. Ne ricaveremmo un risparmio di almeno 300mila euro. Ma l'Aula del Senato ha detto no.
Mentre il Movimento 5 stelle continua a lavorare per abolire sprechi e privilegi nei palazzi della politica, la maggioranza al governo da una parte dichiara di voler cambiare verso e dall'altra opera per conservare intatti tutti i privilegi acquisiti dalla casta.

Noto nomi eccellenti come quello di Vannino Chiti! Uno degli oppositori ai cambiamenti proposti da Matteo Renzi...
Bravo. Eccone un altro che ha votato contro l'O.d.g. Giarrusso: Nicola Latorre... e poi Anna Finocchiaro... e, che te lo dico a fà, Formigoni! Ma lui non è del partito di Renzi.. ma non fa niente è esattamente come Chiti, Finocchiaro e Latorre!
Fra quelli che hanno votato, ovviamente, a favore la senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Taverna "de' Torre Maura", anche lei ha preso il mio voto  alle politiche.
Differentemente da loro io però spero molto su Matteo Renzi nonostante i suoi inqualificabili compagni di partito.

sabato 27 settembre 2014

Storie dal Paese di Babiloburo - Una storia che non potrebbe mai accadere in Italia!!

Storie dal Paese di Babiloburo

Una storia che non potrebbe mai accadere in Italia!!


Babiloburo è un Paese che è stato chiamato così giacché è governato da una Babilonia Burocratica costituita da burocrati inamovibili, impunibili, insensati, che applicano regole contraddittorie, irrazionali in modo perentorio a cui tutto il popolo deve attenersi, sballottato da un ufficio all'altro, da un burocrate all'altro. I babiloburi escono di casa con il cuore stretto dalla più assoluta incertezza quando debbono affrontare una qualsivoglia pratica che regola la loro vita. Spesso i babiloburi non hanno un lavoro, oppure ce l'hanno ma il futuro è incerto, potrebbero essere licenziati, sono per questo sfruttati, lavorano anche 14, 15, 16 ore al giorno! Mentre i burocrati che comandano l'organizzazione della vita del Paese lavorano solo in alcune ore, in alcuni casi non più di 36 ore settimanali, e il loro lavoro è garantito per tutta la vita.
Questo rende i burocrati di Babiloburo potentissimi e neppure il sistema politico riesce a toccarli.
Una solida donna, che passava le giornate della sua vita dentro la cucina del suo ristorante, decise di investire i soldi guadagnati con il suo sudato lavoro in un edificio, una villa in cui i suoi figli potevano avviare un'attività di ospitalità per persone anziane.
La popolazione invecchiava in quel Paese chiamato Babiloburo e tale attività poteva assicurare ai suoi volenterosi figli una sicura attività lavorativa.
Ma si affidò ad un suo compagno di infanzia che, pur facendo l'imprenditore edile, essendo un poco balzano le fece spendere l'equivalente di 520.000 euro senza finire la costruzione. 
Aveva finito i soldi ed il suo sogno si era fermato.
Un vero peccato, perché la solida donna aveva ottenuto tutti i permessi possibili ed immaginabili per quella costruzione. Cosa rarissima e difficilissima nel Paese di Babiloburo dominato da una burocrazia per l'edilizia che induceva moltissimi all'abuso, ricorrendo alla conoscenza, all'amicizia, alla bustarella, oppure all'abuso nudo e crudo punto e basta.
Questo aveva reso Babiloburo un Paese pieno di cemento senza i dovuti permessi, dunque disordinato, in cui i babiloburi costruivano anche dove non avrebbero dovuto con la complicità remunerata di amministratori pubblici che, invece, avrebbero dovuto controllare. Tante regole contraddittorie e assurde portavano a tanti abusi edilizi.
Case abusivamente ampliate non pagavano quanto avrebbero dovuto di tasse a discapito dei poveretti, come la solida donna della nostra storia, che cercavano di fare tutto in regola per non avere pensieri, però penando dietro regole assurde e contraddittorie.
Ad esempio, pur avendo ottenuto dall'Amministrazione in cui era il suo terreno l'approvazione del progetto presentato in cui era stabilito dove doveva essere costruito l'accesso alla villa, ella scoprì che per accedervi doveva prima chiedere ad altre Amministrazioni Pubbliche altri permessi. Folle? Certo, ma siamo a Babiloburo mica in Italia!
Un permesso lo doveva dare l'Amministrazione Provinciale, uno un Ente chiamato Bonifica, uno un Ente delle Acque ed infine, avuti tutti questi spendendo tanto tanto tempo viaggi soldi e fatica, doveva portare il tutto alla Amministrazione Principale di quella regione. 
Questa Amministrazione governava tutta la regione ed era anche proprietaria della striscia di terreno che dalla strada municipale, pochi metri, arrivava all'ingresso di casa sua. Secondo i regolamenti scritti la Regione, essendo proprietaria, doveva curare tale striscia e, sempre per regolamenti scritti, tale cura era deputata dalla Regione all'Ente Bonifica. In realtà nessuno potava gli alberi che sorgevano su quella striscia di terreno e, spesso, da essi cadevano grossi rami che potevano uccidere persone che transitavano sia a piedi che in auto. 
D'estate, poi, i rami più piccoli, caduti, potevano innescare incendi qualora qualcuno avesse gettato su di essi mozziconi di sigarette accese.
Nella stagione delle piogge, invece, cadendo nelle cunette di scolo delle acque piovane ostruivano la loro funzione e l'acqua allagava le strade, creando pericolo.
Bisogna dire che l'Amministrazione  del territorio, in cui era la costruenda villa della brava cuoca, curava la strada ed ogni tanto (ma non spesso) faceva ripulire le cunette di scolo delle acque di impluvio. L'Amministrazione Provinciale, che pure concedeva o meno i permessi, non faceva un bel nulla.
Tutto questo a un italiano appare assurdo e contraddittorio, ma così è a Babiloburo!
La solida lavoratrice dovette anche pagare l'equivalente di mille euro alla Regione per poter avere l'accesso a casa sua.
Dopo dieci anni in cui cercava ormai di vendere la costruzione abbassando il prezzo, almeno per rientrare in parte delle spese, ebbe un colpo di fortuna e l'acquistò una simpatica famiglia per viverci. Certo dovette cederla per molto meno di quanto il suo folle ex-compagno di infanzia le aveva fatto spendere... ma acquirenti non se ne trovavano e con la liquidità acquisita con la vendita poteva aiutare comunque i suoi figlioli..
I nuovi proprietari erano come la venditrice persone che preferivano soffrire molto ma avere tutto in regola.
Erano felici dunque che l'acquisto avesse passato il rigido esame del loro notaio, una donna tutta di un pezzo, rigorosa fino al punto di aver fatto andare a monte un loro precedente tentativo di acquistare un acro di terreno in cui sorgevano due villette, una piscina con spogliatoio, un capannone ed una costruzione molto bella che fungeva da forno all'aperto. Mancava una concessione e lei disse: "Non voglio certo giuocarmi il sigillo notarile!" Ovviamente a Babiloburo non tutti i notai erano così. C'era pure chi ometteva la parte abusiva costruita, dunque fantasma, e rogitava solo quello che era a posto. Evidentemente nonostante l'asfissiante macchina burocratica nessuno controllava l'operato di codesti notai! 
Si fece anche il passaggio di nominativo dalla brava cuoca al capofamiglia acquirente per il permesso di entrare nella casa attraversando la striscia di terreno regionale. Ma la pratica languiva. Passarono due anni e non si capisce bene cosa nel frattempo facesse chi doveva occuparsene...

Telefonate, richieste di dichiarazioni mancanti scoperte all'ultimo ritardarono le cose fino al punto che il nuovo proprietario venne informato che la Regione era pronta a registrare il permesso di accesso ma le tasse di registrazione nel frattempo erano aumentate: invece dell'equivalente di 360 euro bisognava pagarne 1.150!
Ebbene, anche a Babiloburo esistono cittadini mutanti che si ribellano.
La moglie del capofamiglia si arrabbiò, lesse le Leggi che regolavano i tempi di svolgimento delle pratiche e scoprì che, in quel caso, si era davvero tracimato persino per un Paese come quello!
La mutante, perché non rassegnata come quasi tutti i babiloburi, si recò presso una Associazione che difendeva i cittadini dai soprusi della burocrazia e con un bravo avvocato ottenne di non pagare il surplus di tasse scaturite dalla lentezza elefantiaca dei burocrati regionali.
L'avvocato le costò pochissimo ed il risultato fu un gran risparmio.
Ma siamo sempre nella Babilonia Burocratica e per avere la copia del permesso registrato dovette aspettare ancora un po', telefonando a vari uffici regionali in cui chiunque rispondeva dava il nome di persone diverse che, a suo avviso, avevano la pratica.
"Chi le ha detto che dovrebbero occuparsene il Dott. Ghiri e la Sig.ra Lumachi?" Rispondeva con tono acido la Sig.ra Nonsochestoafà.
"Me lo ha detto la segretaria del Dott. Lasciatemistà, Capo Settore! A cui, peraltro, avevo anche inviato una e-mail chiedendo dove era finito il permesso finalmente registrato e di cui ho pagato la tassa, dopo che avevo pagato un valore di 400 in bolli... e mille li aveva pagati la precedente proprietaria... praticamente in tutto siamo a 2000 per un pezzo di carta per entrare a casa mia!"
"Deve rivolgersi al Dott. Somorto."
"E' sicuro? Sa perché ognuno con cui parlo mi fa un nome diverso e quando chiamo quel nome mi apostrofa dicendo "Chi glielo ha detto?! Si sbaglia!", come se fosse colpa mia se nessuno sa CHI ha in mano questo tipo di pratica che, essendo stata registrata da un altro ufficio, dopo che l'aveva seguita un altro ancora, ora era stata passata a qualcuno solo perché la spedisse." 
"E' il Dott. Somorto. Telefoni a lui: le detto il numero di telefono." Disse la Sig.ra Nonsochestoafà con tono secco.
La babilobura mutante che non demordeva fece il numero. Una voce d'oltretomba, che ci si immaginava appena risvegliata da un sopore quotidiano in mezzo a carte giacenti e polverose, rispose fiocamente di essere il Dott. Somorto.
"Mi pare di aver chiamato qualcuno.... sì devo aver chiamato qualcuno per dire di venire a prendersi la pratica un mese e mezzo fa... devo averlo fatto.. credo."
"Noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione, comunque, scusi, ma non gliel'hanno trasmessa per spedircela?"
"Se vuole... la spedisco..."
"E' previsto che la Regione spenda i soldi per la raccomandata?" Si preoccupò la mutante che non si smarrisse dopo due anni e tante spese e pene.
"Sì... - fece con voce incerta Somorto - è previsto. Se vuole.. Altrimenti viene qui, io sono al primo piano del Palazzone della Regione, stanza n. 1250."
Forse sperava di vedere qualcuno ogni tanto che lo risvegliasse un poco dal suo stato comatoso, ma la signora mutante fu cattiva: "Debbo fare 100 km. per venire da lei, sia gentile, faccia la raccomandata."
E la raccomandata alla fine arrivò con il prezioso carico di fogli costati fra carburante, telefonate, bolli ecc. oltre l'equivalente monetario di 2000 euro!
Ma voi pensate che sia finita qui?
Perché voi siete in Italia, un Paese Civile, Moderno, digitalizzato, dinamico, ragionevole, mica nel folle Babiloburo!
Nonostante l'Amministrazione del Territorio Locale avesse dato tutti i permessi e stabilito che l'ingresso sulla strada doveva essere quello e solo quello, nonostante la Regione, che se ne impippava di tenere in ordine le striscie di terreno di sua proprietà fra la strada pubblica ed i terreni privati ma chiedeva soldi per concedere permessi di passaggio, avesse finalmente ratificato che, viste circa 240 leggi e i permessi dell'Ente Bonifica che doveva curare gli alberi ma non lo faceva e quello della Provincia che non faceva nulla in assoluto ma doveva comunque decidere sulla vita altrui, il tratto di terreno di sua proprietà dalla strada al cancello della villa era dato in concessione ai proprietari della villa medesima, per costruire su quel terreno di terra battuta un'entrata decente carrabile i nuovi proprietari dovevano comunque chiedere un permesso di costruzione all'Amministrazione del Territorio Locale che aveva stabilito che lì e solo lì doveva essere aperto il cancello d'accesso. 
Siete sfiniti? Ma non gli indomiti nuovi proprietari i quali pagarono un geometra che fece i disegni richiesti, la relazione richiesta e presentò il tutto all'Amministrazione del Territorio Locale.
Tutto era a posto ma mancava una firma! Senza quella firma non potevano scattare i 30 giorni che bisognava aspettare dopo aver ottenuto il permesso di costruire finalmente l'accesso. Non si sa perché, ma a Babiloburo è così: ottenuto il permesso non si può iniziare subito dopo avere atteso tanto. No, trenta giorni e poi via!
Il senso di tutto questo non me lo chiedete, non lo so, io vivo in Italia, dove cose così assurde non possono accadere!
Sapete di chi era quella firma? Di un Poliziotto stradale che doveva stabilire che il passaggio poteva essere concesso per raggiungere la strada.
Ma il poliziotto non metteva la firma e nessuno sapeva spiegare il perché. I protagonisti della nostra storia cominciarono a girare per le stanze del Palazzo dell'Amministrazione del Territorio Locale chiedendo lumi, ma nessuno sapeva dire il perché. 
Uno diceva che quello doveva firmare ed inviare la pratica al suo ufficio, un altro diceva che forse non aveva tempo perché era sempre per strada (ma allora perché gli affidavano pratiche che doveva firmare in ufficio?), domanda inutile.
Qualcuno cominciò ad ammettere che ci doveva essere un problema e che bisognava parlare con lui e solo con lui: solo quel poliziotto aveva quell'incarico e nessun'altro!
Lo cercarono sia il geometra incaricato della costruzione del passaggio, sia i proprietari. Ma in mesi e mesi di ricerche costui non c'era mai.
Alla fine il capofamiglia e l'esterrefatto geometra lo trovarono e lui, con molto sussiego, disse che la firma lui non la metteva perché non si sapeva come fosse classificata la strada!
"Ha questo incarico e non conosce la classificazione delle strade?"
Si stupì la moglie mutante del nuovo proprietario.
"L'Amministrazione del Territorio Locale non conosce come sono classificate le sue strade?" Dissero attoniti in molti.
Appresero dunque che se la strada fosse stata classificata come era venti anni prima il passaggio non si poteva costruire, anche se la Regione aveva scritto e registrato che "non vi erano vincoli all'accesso alla strada pubblica secondo il Nuovo Codice della Strada", anche  se  L'Amministrazione del Territorio Locale aveva approvato e concesso l'ingresso della casa proprio in quel punto e guai a spostarlo.
L'Amministrazione contraddiceva sé stessa? Ma allora non avete capito che non siamo in Italia dove queste cose NON possono MAI accadere! Siamo in una Babilonia che ha smarrito il senso della realtà e financo del ridicolo: siamo nel Paese di Babiloburo!
A questo punto un cittadino babiloburo si sarebbe rivolto al conoscente, avrebbe fatto capire che era disposto a pagare la firma del poliziotto... Ma non la mutante moglie del proprietario.  Ella chiese in giro confidenzialmente se il poliziotto fosse corrotto, non per accondiscendere ad una eventuale corruzione naturalmente, ma per chiarirsi le idee. Lesse le Leggi ed i regolamenti ed ebbe le idee ancora più chiare: qualsiasi fosse stata la classificazione 20 anni prima le Nuove Disposizioni dettate dal Codice della Strada cancellavano le precedenti: si stupì che questo non fosse stato subito ovvio a tutti. Essendo una regola legale generale: ogni nuova disposizione annulla la precedente.
Ma ormai a Babiloburo nessuno riesce più a ragionare in modo ovvio e lineare e forse davvero il poliziotto era in buonafede... chissà.
Può un organismo Amministrativo superiore che governa tutta la Regione scrivere che  "non vi sono vincoli all'accesso alla strada pubblica secondo il Nuovo Codice della Strada", farlo firmare dal Dirigente che ha la Delega per tali contratti, registrarlo presso la potente Agenzia delle Tasse ed essere sconfessato da un poliziotto stradale che decide che lui non firma perché non ha chiari i regolamenti aggiornati?
No, non può neppure a Babiloburo senza il rischio che la mutante non possa denunciarlo per omissione di atti d'ufficio.

Opinione basata su fatti veri ed accertati


De Magistris è innocente ma deve dimettersi


Dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio a 1 anno e 3 mesi, Luigi De Magistris deve lasciare la carica di sindaco di Napoli. Perché è giusto così e perché la legge Severino stabilisce la sospensione senza possibilità di scappatoie (che sarebbe anche poco decoroso imboccare, magari in attesa che il prefetto lo iberni fino all’eventuale assoluzione d’appello). Sono decine i consiglieri regionali, provinciali e comunali sospesi o rimossi per una condanna in primo grado o per una misura cautelare. E la legge è uguale per tutti, come De Magistris ben sa, avendo fatto della Costituzione il faro della sua vita professionale, prima da pm e poi da sindaco.
Ciò premesso, parliamo del processo che ha originato la sentenza dell’altro ieri, di cui siamo ansiosi come non mai di leggere le motivazioni. Chi conosce i fatti alla base del processo a De Magistris e al suo consulente tecnico Gioacchino Genchi ai tempi dell’inchiesta “Why Not” a Catanzaro, poi scippata da una manovra di palazzo, non può che meravigliarsi per la condanna dei due imputati e pensare a un tragicomico errore. Purtroppo, come sempre, i fatti li conoscono in pochi, men che meno chi ne scrive. Sui giornali si leggono ricostruzioni fantascientifiche: La Stampa vaneggia addirittura di “intercettazioni illegali”, “a strascico” e di un “elenco sterminato” di galantuomini spiati da Genchi con un “metodo” che sarebbe stato bocciato dalla sentenza. Balle. Il processo non riguardava l’”archivio Genchi” (perfettamente lecito: il consulente riceveva tabulati e intercettazioni da decine di procure e tribunali per “incrociarli”, dare un senso ai legami che ne emergevano e smascherare autori di stragi, omicidi e altri gravissimi delitti), né fantomatiche “intercettazioni”.
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Ma soltanto tabulati telefonici: cioè elenchi di numeri di utenze a contatto – in entrata e in uscita – con i telefoni degli indagati. Nemmeno una parola sul contenuto (che si ricava dalle intercettazioni). Nel 2007, su mandato del pm De Magistris, Genchi acquisì dalle compagnie telefoniche i dati su centinaia di tabulati, incappando – ma questo lo si scoprì solo alla fine – anche in quelli di cellulari in uso, secondo l’accusa, a 8 parlamentari (Prodi, Mastella, Rutelli, Pisanu, Gozi, Minniti, Gentile, Pittelli). Di qui l’accusa di averli acquisiti senz’avere prima chiesto al Parlamento il permesso di usarli, violando la legge Boato e l’immunità dei suddetti. Un ingenuo domanderà: come fai a sapere che quel numero telefonico è di un onorevole? Prima acquisisci i dati dalla compagnia poi, se scopri che l’intestatario è un eletto, chiedi alle Camere il permesso di usarlo. I giudici di Roma però sono medium, o guidati dallo Spirito Santo: appena leggono un numero, intuiscono subito che è di un parlamentare. Ergo non si spiegano perché De Magistris e Genchi chiedessero a Tim e Vodafone di chi fosse questo o quel numero: dovevano saperlo prima, per scienza.
Purtroppo De Magistris e Genchi sono sprovvisti di virtù paranormali. E rispondono di abuso d’ufficio. Questo fra l’altro non è più reato dal ’97, salvo che produca un “danno ingiusto” o un “ingiusto vantaggio patrimoniale”. E quale sarebbe il danno patito dagli 8 politici? La “conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni”. Cioè: c’era la possibilità che si sapesse con chi telefonavano. Come se le frequentazioni con personaggi poco limpidi fossero colpa non di chi le intrattiene, ma degli inquirenti che scoprono, peraltro in un’indagine segreta. C’è pure un problema di competenza, visto che sui reati dei pm di Catanzaro è competente la Procura di Salerno, non di Roma. Però decise di occuparsene lo stesso il pm Achille Toro, già in contatto con personaggi emersi in Why Not e poi costretto a lasciare la toga perché coinvolto nello scandalo Cricca. Pazienza se, dall’accusa di abuso d’ufficio per i tabulati di Mastella, De Magistris e Genchi erano già stati inquisiti e archiviati a Salerno. Li hanno riprocessati a Roma per lo stesso reato. Ultima perla: fra le vittime del presunto abuso c’era pure Pisanu, il quale però ha detto a verbale che i tabulati che lo riguardano non sono suoi, ma della moglie. Era vittima, ma a sua insaputa.
Il Fatto Quotidiano, 26 Settembre 2014