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sabato 31 agosto 2019

Sisma - Romanzo Capitolo V

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
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Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo V
 (Il Capitolo IV è stato pubblicato l'11 agosto 2019)
Quelle rovine ispiravano pensieri di altre rovine.
La figlia di Ernesto, la sciocca e tronfia maestrina, si era separata dal marito, un bel giovane che lavorava nel comune negozio di vernici insieme ai suoi fratelli. Ora era sola con l'unica figlia e la vecchia madre.
Le tornavano in mente notizie, che le erano arrivate senza cercarle, di cui non ricordava neppure le fonti, di questo marito gettato fuori di casa che dormiva in un garage o in una cantina... "Che tristezza!" Pensava Sara. Tronfia nel suo nulla, aveva pensato di essere una possidente terriera per quei terreni montani ereditati da suo padre e dai comuni zii, e nella sua piccola, limitata mente si era messa a tramare con due suoi cugini per escludere lei e un'altra cugina da una di queste successioni... L'aveva avvertita Daniela, la cugina che avevano tentato di escludere insieme a lei. Sara non si era nemmeno indignata di fronte a tanta stupidità: come escludere chi entra per diritto successorio come da Codice Civile se lo zio non aveva fatto alcun testamento? "Tre balordi." Questo aveva pensato Sara in tale circostanza e, telefonando a casa della figlia di Ernesto, aveva constatato anche l'infimo livello educativo impartito alla sua figliola ormai adolescente che, dopo aver risposto al telefono a Sara che cortesemente si era interessata ai suoi studi, nel passare il telefono alla madre le aveva chiesto a microfono udibile: "E' quella sciocca. E' vero che è scema?"
Signorilmente Sara aveva finto di nulla quando la cugina, che credeva di essere molto furba, aveva preso la cornetta. La miseria di quelle persone era tale che l'unica cosa che contava per lei era andare tutti a firmare dal notaio e chiudere finalmente con quelle persone. Daniela, dall'animo più semplice, continuava a scandalizzarsi e a ripetere quanto fosse falsa la maestrina mentre Sara, preoccupata per i suoi piccoli scolari, si chiedevcosa mai potesse insegnare loro...
La rovina era ovunque. Risalì in macchina e percorse piano piano l'ultimo tratto di strada che conduceva alle porte del piccolo borgo. 
La natura intorno non mostrava segni di sfacelo: i prati erano sempre verdi, i cespugli di rovi, dove d'estate potevi raccogliere more di due qualità, alcune dai tondi frutti violetti un poco aspre e altre, più dolci, dai frutti più piccoli di un nero lucido, con il loro verde scuro contrastavano il verde tenero dei prati, le colline intorno facevano da scalini per salire ai monti, più in alto, che lasciavano poi spazio all'azzurro del cielo.
Temeva di incontrare qualcuno. Voleva vivere quella solitudine di case crollate pensando alle vite assenti.
Appena all'imbocco del paesino vide a destra i primi crolli: era tutta una rovina di antichi sassi ammucchiati. Fino ad ora non c'era anima viva...
A sinistra costruzioni rurali fatte di assi sconnesse con coperture di lamiera, recinti per pollai o per maiali. Spinse lo sguardo oltre quelle povere stie improvvisate che, data la loro inconsistenza, erano state ignorate dalle scosse del terremoto non avendo potuto opporre ad esso alcuna resistenza. Attraverso i cespugli che crescevano dietro quei recinti intravide la famosa stalla dove Erminia consumava i suoi adulteri con suo zio Gabriele... Poco più avanti le sovvenne un altro triste ricordo della povertà dell'animo di un'altra persona: Clara, suocera del fratello di suo padre dove lavorava Emanuele, il figlio di Erminia e di suo marito Quinto.
Odi ed invidie meschine spenti da quelle rovine che ne mostravano ancora di più l'effimera meschinità .
Ed ecco le immagini scorsero nella sua mente.
"Mamma, - il bel faccino del suo figlio più piccolo, entrando nella casetta che suo padre aveva acquistato e riattato per le vacanze, mostrava un'espressione di meraviglia e stupore negli occhi - ma che la nonna di Alberto è matta?"
Lei capì subito che si trattava di Clara. I suoi figli conoscevano Alberto, figlio dello zio dove lavorava Emanuele, per averlo visto lì d'estate, anche lui in vacanza dalla nonna materna che abitava vicino alla casa di suo padre. Ignari degli odi meschini e sotterranei, purtroppo noti a Sara, gironzolando davanti ad uno di quei pollai avevano incontrato Clara, che per loro era la nonna del cugino della mamma e null'altro. Erano dunque rimasti di stucco quando quella, profittando del fatto che i bambini erano soli e intorno non passava nessuno, aveva fatto una faccia maligna dicendo loro: "Voi siete matti perché vostra nonna è matta!" I ragazzini sorpresi da quell'atteggiamento e da quelle assurde parole avevano giustamente pensato che se una matta c'era era lei, Clara.
Sara provò a spiegare ai suoi bambini che quella donna era piena di livore poveretta e, con quella frase, voleva colpirli, senza sapere, perché troppo distante per livello di intelligenza e civiltà, che il suo intento si infrangeva contro la mentalità di persone cresciute in un altro ambiente, la cui apertura mentale le era sconosciuta.
Chiusa in un piccolo mondo rurale, dotata di un carattere aggressivo ed invidioso, Clara odiava il padre di Sara per aver questi sconsigliato suo fratello dallo sposare la figlia.
La ragione apparente poteva sembrare essere un omicidio avvenuto nella famiglia di Clara: una sua sorella aveva commesso un fratricidio. Più che la morale in quei luoghi contava la ferocia con cui si gettava la croce addosso a chi avesse avuto una qualsiasi disgrazia in famiglia. Invece di pietà per chi innocente soffriva un dramma avvenuto in famiglia, gli si rinfacciava per generazioni l'essere, in questo caso, "una razza di assassini". Forse, si chiedeva Sara, era stato quel devastante dolore, insieme alla malvagità della gente, ad inasprire così il carattere di Clara? Non lo sapeva, ma di certo la sua dolce madre, che ora colei bollava come matta e che dunque anche i suoi bambini dovevano essere tali, le aveva sempre parlato con rispetto e pietà della povera assassina, distinguendosi totalmente dalla feroce mentalità dei luoghi dove pure era nata. Segno che ci si può evolvere in tanti modi diversi se si ha intelligenza del cuore. Suo padre era diverso, pur essendo un uomo che amava il suo prossimo, davanti alla cattiveria e all'ostilità, reagiva con parole crude e spietate. Di quel fatto di sangue, raro in quelle zone, disse a sua figlia: "Tu non sai che razza di gente è questa: per sollevarla dal gesto che aveva compiuto accoltellando suo fratello, nel processo dissero che lui la insidiava! Ti rendi conto dell'abiettume?!"
Sara pensò che magari poteva essere vero.. Anche se quando suo padre le diceva queste cose era molto giovane e certe brutture che esistono le allontanava dal pensiero con orrore. Sua madre non prese mai in considerazione una simile versione, con tristezza dolorosa diceva brevemente: "Pare che lui la rimproverasse dicendole che non sapeva potare le viti e lei aveva in mano il coltello con cui  scacchiava i tralci e, reagendo con un gesto di ira, l'aveva colpito."
Sara disse a suo padre che in fondo Clara e sua figlia erano vittime di qualcosa che certo non avevano commesso loro e quindi lui aveva sbagliato a dire a suo fratello che non doveva sposare Filomena, anche perché, gli confessò, lei era bambina piccola e dormiva in braccio a sua madre quando lui, avendo accanto la nonna di Sara silente, diceva queste cose allo zio, e sua madre, volendo intervenire per dire qualcosa, subito zittita da lui, si muoveva disturbando il suo sonno e lei seccata aveva pensato: "Ma papà non vede la faccia dello zio, non si accorge che quello che gli sta dicendo non gli va bene? Poi se la sposerà lo odierà.." Sara si stupiva della precoce perspicacia di quella bambina che era stata. Aveva molti nitidi ricordi dei suoi primi anni, ricordava le immagini e i pensieri che faceva in un'età in cui spesso altri non ricordano nulla..
Ma suo padre le rivelò che non era stato quello il motivo.

lunedì 12 agosto 2019

Libera concorrenza in Libero mercato oppure Mafia Libera?

Che cosa è l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) è un organismo indipendente, istituito con la legge  14 novembre 1995, n. 481con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l'efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l'attività di regolazione e di controllo. L'azione dell'Autorità, inizialmente limitata ai settori dell'energia elettrica e del gas naturale, è stata in seguito estesa attraverso alcuni interventi normativi.

L'Autorità è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sui nomi proposti dal Ministro dello Sviluppo economico d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e approvati dal Consiglio dei Ministri. Questa procedura garantisce altissimo quorum di gradimento parlamentare, di fatto bipartisan.
Con il DPR 9 agosto 2018 sono stati nominati Stefano Besseghini, in qualità di Presidente, e Gianni Castelli, Andrea Guerrini, Clara Poletti e Stefano Saglia in qualità di componenti.
I Componenti restano in carica 7 anni e nel corso del mandato, si applica loro un regime di incompatibilità con altre attività lavorative. Per i successivi due anni dalla cessazione dell'incarico i Componenti non possono intrattenere alcun rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza.

Il superamento della tutela di prezzo

I servizi di tutela sono i servizi di fornitura di energia elettrica e gas naturale con condizioni contrattuali ed economiche definite dall'Autorità - ARERA, per i clienti finali di piccole dimensioni (quali famiglie e piccole imprese) che non hanno ancora scelto un venditore nel mercato libero.
La legge 4 agosto 2017, n. 124, "Legge annuale per il mercato e la concorrenza" ha stabilito la fine della tutela di prezzo dell'Autorità al 1° luglio 2019 per i settori dell'energia elettrica (per i clienti domestici e le piccole imprese connesse in bassa tensione) e del gas naturale (per i clienti domestici). Tale scadenza è stata rinviata al 1° luglio 2020 in seguito all'approvazione della Legge di conversione del decreto legge n. 91/2018 (c.d. Milleproroghe) - Legge 108 del 21 settembre 2018.
Dal 1° luglio 2020, quindi, i servizi di tutela di prezzo non saranno più disponibili.
Dal 1° gennaio 2018 i clienti finali interessati dalla modifica normativa ricevono, secondo modalità definite dall'Autorità, un'informativa da parte del proprio venditore in relazione al superamento delle tutele di prezzo (ad esempio, comunicazioni in bolletta nella sezione dedicata all'Autorità). L'Autorità garantirà la pubblicizzazione e la diffusione delle informazioni in merito alla piena apertura del mercato e alle modalità di svolgimento dei servizi.
Già oggi, le famiglie e le piccole imprese hanno la facoltà di passare al mercato libero, dove è il cliente a decidere quale venditore e quale tipo di contratto scegliere, selezionando l'offerta ritenuta più adatta alle proprie esigenze

Queste le Leggi e le normative: questo sotto quanto accadutomi in questo Paese dove, grazie all'indifferenza di certa magistratura che troppo facilmente archivia senza indagare, la ribalderia e l'abuso vengono perpetrati a spese dell'utente che, grazie a codesta indifferenza, rimane indifeso e chi non rispetta la Legge può continuare impunemente a non rispettarla.







domenica 11 agosto 2019

Sisma - Romanzo Capitolo IV

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
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Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo IV
 (Il Capitolo III è stato pubblicato il  14 luglio 2019)

Il silenzio avvolgeva la valle e la collina. Dal punto in cui si era fermata Sara scorgeva la strada statale dove scorrevano rare automobili.
Le rovine rendevano spettrali quei luoghi una volta ispiratori di tranquillità e pace.
Pensava alle generazioni che lì si erano succedute, e spinse i ricordi indietro fin dove i racconti dei suoi genitori e di sua nonna avevano svelato vicende di vita.
Il silenzio le comunicava la vanità e la caducità delle fragili vite umane. Il terremoto aveva resettato tutto: amori e tradimenti, misere invidie e malignità, fatiche orgogliose e ingiustizie...
Era stato come se la Terra volesse scrollarsi di dosso le piccole presunzioni degli uomini mostrando loro che non erano niente, o forse, ad alcuni, soltanto ricordarglielo.
Lì aveva avuto le prime rivelazioni di cosa sono gli esseri umani, ma era troppo giovane per poter dire che erano quello che a poco a poco aveva scoperto...
Pensava che molti di quei comportamenti fossero dovuti ad una rozzezza di pensiero, legata ad una vita dura, priva di esperienza e di cultura. Invece ora sapeva che almeno gli abitanti di quel posto, sia pure peccatori, avevano una loro primitiva innocenza che li salvava rispetto al resto, quello che Sara aveva incontrato nel mondo.
La cultura, le letture, le avevano confermato che l'essere umano è inguaribilmente malvagio, quando non pazzo. Salvo eccezioni che, da sole, riscattavano la razza.
Non era la vita di tanti una serie interminabile di eventi distruttivi, a volte autoinflitti per i cattivi sentimenti che ispiravano certe scelte?
Le rovine di calcinacci richiamavano, alla mente della donna, simbolicamente altre peggiori rovine dei sentimenti.
Girando lo sguardo sopra strada, in mezzo ad un po' di stentati alberelli, le apparve il tetto di una casa, una villetta. Una stradina asfaltata si inerpicava in salita verso un cancello.
"Come faranno d'inverno..." Pensò sapendo quanta neve cadeva ogni inverno da quelle parti e come la notte gelasse subito. "Anche con le ruote da neve l'auto scivolerà all'indietro.."
Era la casa che si era costruito con stentati risparmi e i guadagni dell'unica figlia un fratello di sua madre.
Sua madre così pura, così innamorata della sua famiglia di origine che poco o nulla l'aveva ricambiata.
Quel fratello, Ernesto, aveva lavorato tutta la vita come fattorino negli alberghi. Sua moglie, una brava donna, lo aveva aiutato con il suo lavoro di maglierista in casa.
Lui era un uomo dall'aspetto fine, che non svelava la sua umile posizione nella società, un fratello che non dimostrava interesse né affetto per la madre di Sara; gentile e sorridente nei rari incontri, sembrava chiuso in una sua timidezza, almeno così Sara pensava. 
Sua moglie era più aperta ed affettuosa, pur essendo zia acquisita, e quando Sara ebbe la sua prima bambina venne in visita nella sua casa di sposa con un pantaloncino blù, da lei realizzato con la sua macchina di maglierista, dono per la piccola.
Molti anni dopo, quando il padre di Sara era morto e Sara cercò di iniziare quello che era stato un desiderio di lui, uno chalet in un terreno di loro proprietà appena fuori dal centro urbano del paesetto, Ernesto, ormai in pensione e con l'aiuto di sua figlia, iniziò a costruire quella villetta di cui Sara ora intravedeva il tetto, senza sapere quali guasti poteva aver fatto il tremendo terremoto su di essa.
Sara aveva poi abbandonato quel progetto, che era nato nell'immediato della morte prematura di suo padre solo per far vivere qualcosa che lui aveva progettato. In realtà la sua vita si svolgeva lontano da quei luoghi e ora che lui, che li aveva tanto amati, non c'era più, quel progetto si era rivelato velleitario, non realistico per i bisogni e le abitudini della sua famiglia. 
Acquistata una villa con ampio giardino sulle colline che sorgevano intorno alla grande città, quel progetto era stato abbandonato e Sara aveva iniziato a vendere i beni che lei e sua madre avevano in quei luoghi.
Sua madre, pur essendoci nata, non dimostrava lo stesso attaccamento che aveva avuto suo padre, tanto da non seguirlo sempre nei suoi soggiorni in una casetta dentro il borgo che lui aveva acquistato e riattato, lasciando ogni rivendicazione sulla casa dove era nato per cederla ad un suo fratello che era rimasto a vivere lì.
Ernesto si era mostrato sempre freddo e indifferente nei sentimenti verso sua sorella e modesto di fronte al marito di lei, che aveva una posizione sociale ed economica superiore alla sua, fu dunque una sorpresa per la giovane Sara sentirlo parlare con orgogliosa ironia del fatto che lei non aveva completato quel progetto spendendo inutilmente dei soldi: "Mentre io, - lo sentì vantarsi con i fratelli rimasti a vivere nella grande casa paterna di sua madre - con undici milioni l'ho terminata." Il sorriso di maligno compiacimento era immediatamente scomparso all'inaspettato apparire di Sara, entrata a far visita agli zii, dimostrando palesemente i sentimenti malevoli che esistevano e lei non aveva fino a quel momento minimamente sospettato.
I suoi genitori non avevano mai provato invidia per nessuno, piuttosto si erano mostrati contenti per le conquiste piccole o grandi altrui, umanamente dispiaciuti per le sconfitte o peggio, le disgrazie. Lei era il frutto di quegli esempi che l'avevano cresciuta.
Non spiegò a quello zio, solo per legame biologico, i motivi per i quali aveva abbandonato quel progetto, lasciò che si compiacesse meschinamente di quello che riteneva essere un suo successo su quello che restava di un uomo di cui, evidentemente, aveva patito la  posizione lavorativa non umile come la sua.
"Chissà che danni avrà avuto questa casetta di cui era così compiaciuto..." Pensava intanto la donna, ferma, appoggiata alla sua auto, respirando il silenzio di quei luoghi. Guardando quel tetto che spuntava oltre la vegetazione cespugliosa pensava che Ernesto era morto da tempo ed erano rimaste sua moglie e sua figlia, che si era dimostrata una persona sciocca.
L'ultima volta che l'aveva incontrata abbastanza a lungo era una goffa adolescente: unica presenza della sua famiglia invitata al suo matrimonio al quale, si erano schermiti i genitori, non potevano partecipare tutti e tre per non essere in grado di sostenere la spesa degli abiti buoni, necessari per l'occasione.
Aveva avuto notizie da comuni parenti che aveva conseguito un diploma dell'Istituto Magistrale e che insegnava alla scuola elementare.  In una sua veloce visita agli zii rimasti a vivere lì aveva incrociato lei e sua madre stupendosi dell'aria di grande orgoglio con cui parlava del suo lavoro, paragonandolo "ad una missione". Non rendersi conto dei propri limiti, mostrarsi tronfi, aveva pensato Sara, non era segno di grande intelligenza. Un'altra cosa l'aveva sorpresa nella fortuita circostanza di quell'incontro: uscendo dalla casa dove era nata sua madre insieme alle due donne, queste furono salutate con grande confidenza e calore dalla figlia di Erminia, l'amante di suo zio Gabriele.  Apprese così che la donna aveva chiesto alla vedova di Ernesto di fare da madrina di Battesimo al suo primo figlio.
Un pensiero le sfiorò la mente, ma subito lo allontanò, registrando solo la stranezza di quei rapporti, giacché mai c'era stato alcun legame di confidenza e di amicizia fra quelle donne e la figlia maggiore di Erminia, così diversa e poco somigliante al marito di lei, a differenza di Emanuele.
In seguito Sara si era ricordata di quando Erminia era stata molto male, ormai Gabriele era morto da tempo, e la figlia, alta come suo zio e dagli occhi nocciola dorati come lui, aveva fatto arrivare un'ambulanza fin su quei monti, con tutto il paese fuori dalle case a guardare l'avvenimento e il marito, Quinto, defilato e quasi indifferente, e l'aveva fatta trasportare in ospedale. Erano giorni che era immobile a letto e il marito non aveva preso alcuna decisione. In paese si diceva che fosse alla fine. Invece guarì, si riprese, ma forse in quel momento estremo aveva rivelato qualcosa a sua figlia che, di conseguenza, aveva cercato quel legame con la famiglia di Gabriele.
Tutto ora era solo macerie...
Morto suo zio Gabriele, Erminia e il suo insondabile marito Quinto molto prima di quel terremoto...

mercoledì 7 agosto 2019

Dentro e fuori le discoteche: violenza e morte

Rita Coltellese *** Scrivere: Discoteche come i Saloon del Selvaggio West

Rita Coltellese *** Scrivere: Discoteche: luoghi di morte

Rita Coltellese *** Scrivere: Morire di discoteca

Bergeggi, bambino ferito da cassonetto: ha confessato il responsabile, è un 17enne


Resta in prognosi riservata il bambino francese colpito mentre dormiva in tenda. L'autore del gesto si è detto molto dispiaciuto, sostenendo di non essersi accorto che ci fossero persone in spiaggia. Una quarantina i testimoni ascoltati per ricostruire la dinamica.


Ha confessato ai carabinieri di Savona il ragazzo di 17 anni che ha tirato un bidone della spazzatura dalla strada sulla spiaggia di Bergeggi ferendo un ragazzino francese di 12 anni la notte tra il 2 e il 3 agosto. Ai carabinieri ha spiegato di "non sapere che sotto c'erano delle persone" e di essere stato convinto di "lanciarlo direttamente in mare". I carabinieri avevano interrogato tutti i giovani presenti quella notte nella vicina discoteca La Kava, e avevano identificato l'autore del gesto a causa di alcune contraddizioni in cui era caduto durante l'interrogatorio.

"Sorella salva perché si era spostata"

Fino a un'ora prima che il diciassettenne lanciasse il cassonetto, "nel punto dell'impatto dormiva la sorella della vittima che fortunatamente si era da poco spostata per ragioni di comodità. Una coincidenza fondamentale dato che altrimenti l'impatto l'avrebbe uccisa", hanno detto i carabinieri durante la conferenza stampa nella quale hanno annunciato l'avvenuta confessione. "Il ragazzino di 12 anni invece è stato colpito 'di rimbalzo' dal cassonetto che pesava circa 10 kg", hanno precisato.

12enne ancora in gravi condizioni

Il 12enne francese è ancora ricoverato in prognosi riservata all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Era in vacanza con la famiglia ed è stato centrato mentre dormiva in un sacco a pelo in tenda, riportando un grave trauma cranico facciale. Il padre del ragazzino, uno psicologo che vive con la moglie e altri due figli adolescenti in Alta Savoia, aveva lanciato un appello per individuare i responsabili del gesto, per colpa del quale "la vita di nostro figlio non sarà mai più la stessa", aveva detto.

Circa 40 persone ascoltate per ricostruire la dinamica

Una quarantina le testimonianze raccolte per ricostruire, in totale assenza d'impianti di videosorveglianza, la dinamica del lancio del cassonetto. I colloqui hanno coinvolto principalmente ragazzi, turisti e non della zona, che avevano transitato nell'area dove si trova una nota discoteca e un chiosco di panini. Al termine di una certosina indagine, i carabinieri del reparto investigativo di Savona, guidati dal comandante Dario Ragusa, sono arrivati ad individuare il responsabile. I militari hanno contattato il ragazzino che, inizialmente, ha provato a negare il fatto, salvo poi confessare. I genitori del giovane sono sembrati sorpresi di fronte all'acclarata responsabilità del figlio.
Sono idioti irresponsabili coloro che scelgono di andare nelle discoteche o ci diventano dopo, quando si sono immersi nel buio, nelle luci lampeggianti, nel rumore ossessivo e ritmico di qualcosa che chiamano musica, nei movimenti ondeggianti di corpi affollati, e magari in aggiunta hanno pure bevuto alcool con pasticche obnubilanti quel poco di coscienza di sé che hanno in dotazione?
Non lo so, ma come può una persona sana di mente a 17 anni, che sono più che sufficienti per capire la realtà che ci circonda, prendere un oggetto di proprietà pubblica pesantissimo e gettarlo 20 metri più sotto dicendo poi "Non sapevo che c'era gente sulla spiaggia, mi dispiace."
Allora sei un povero demente pericoloso per sé e per gli altri, che non si rende conto della gravità dei propri gesti, che non è responsabile delle proprie azioni e va segnalato come tale per la sua pericolosità. Non si rendeva conto il demente che i cassonetti costano molto ai contribuenti, che sono un bene pubblico e solo un pazzo può distruggerli insensatamente senza doverne rispondere penalmente e in via pecuniaria? Vuole costui dichiararsi malato mentale così da chiedere una parziale pena per i danni provocati alla comunità? Se non possiede nulla dato che è un minore (di età oltre che minorato) dovranno pagare i suoi tutori (genitori?).
Oltre questo "lui non sapeva che di notte poteva esserci gente sulla spiaggia" e "pensava che il lancio (come se fosse un sassolino) sarebbe finito in mare"! E l'ambiente? Non basta il richiamo continuo all'inquinamento del mare? Lui chiuso nella sua realtà discotecara non sa niente del mare? Forse il suo cervello fuso, al chiarore dell'alba, avrebbe apprezzato vedere la schiuma bianca lambire i cassonetti della mondezza? Sicuramente il suo senso della bellezza ne sarebbe stato appagato e un sorriso da ebete sarebbe apparso sulle sue labbra.
Invece l'ebete scopre che ha quasi ammazzato un innocente ragazzino che dormiva e forse sognava; se non morirà resterà comunque sfregiato, segnato nella testa e nel volto dal suo gesto idiota, segnale di un vuoto siderale. E se non è morto è solo perché la terribile arma lanciata da quella altezza l'ha preso di rimbalzo, solo di rimbalzo, giacché nel punto in cui è caduto l'oggetto da lui lanciato, come un proiettile di mortaio, poco prima dormiva la sorella del piccolo, una fanciulla poco più grande che aveva cambiato di posto, altrimenti sarebbe morta sul colpo.
Ma lui non sapeva... Scusate...  Questa superficialità, questa incredibile minimizzazione, sono delle aggravanti e spero lo siano per i giudici.
Un altro, uscito dalla solita discoteca, litiga con due ragazzi e poco dopo li sperona e li ammazza. Omicidio stradale dicono i TG e i giornali.. Sono impazziti pure coloro che fanno informazione? Io ho firmato più di una petizione per ottenere l'istituzione di questo reato... Ma cosa c'entra un incidente stradale, sia pure provocato sotto l'effetto di alcool o sostanze, o per non rispetto delle regole del Codice della Strada, con l'usare l'auto intenzionalmente per ammazzare qualcuno con l'aggravante dei futili motivi?