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sabato 15 novembre 2014

Polizia, Carabinieri e i drogati

Sempre più spesso assistiamo alla messa sotto accusa delle Forze dell'Ordine quando debbono intervenire, chiamati da cittadini spaventati, per fermare persone che sotto l'effetto di droghe, liberamente assunte, danno in escandescenze agendo in modo scomposto tale da recare danno a sé stesse e agli altri.

Il caso triste, per l'età del ragazzo, 18 anni, di Federico Aldrovandi è stato emblematico di questo conflitto fra chi deve mantenere l'ordine e la sicurezza e la discussa libertà di assumere droghe dei singoli.
Una libertà che comporta danni e spese per la Società.
Federico urlava e si agitava in preda ad uno stato alterato in cui si era messo assumendo sostanze tossiche che ne hanno alterato il comportamento, tanto da spaventare chi chiamò la Polizia.
La Polizia ha pagato caro l'errore di non aver chiamato l'ambulanza con medico a bordo prima di intervenire, eccedendo nel protocollo di immobilizzazione. 
Federico è morto anche per quell'eccesso di immobilizzazione e gli agenti hanno subito processi su processi, infine lo Stato, quindi i soldi di noi tutti, ha dovuto risarcire la famiglia con una cifra considerevole.
Quindi la libertà di drogarsi comporta costi troppo alti e coinvolge troppa gente che con questa libertà del singolo non c'entra nulla.
Per Federico, dunque, ci sono stati errori nell'intervento della Polizia. Non aveva armi, dunque non poteva costituire pericolo grave. 
Ho cercato di documentarmi sul protocollo che Polizia e Carabinieri sono tenuti a tenere in caso di fermo di persone in stato di agitazione violenta.
Le Forze dell'Ordine hanno un obbligo cautelare, sembra prescritto da tutti i manuali, di limitare la posizione prona e la compressione sul dorso fuori di necessità, ponendo al più presto la persona da immobilizzare seduta o distesa su un fianco.
Questo, certo, nell'immediatezza dell'intervento va valutato. Se la persona è agitata è ovvio che avrà un rialzo della pressione sanguigna e dunque può trovarsi in una situazione medica a rischio. L'ho già scritto nel post che dedicai a Federico Aldrovandi. Conviene, dunque, agli agenti per primi cercare di tenere il meno possibile il soggetto prono, giusto il tempo di ammanettarlo, poi i manuali stessi consigliano di dargli la possibilità di respirare. Questo per non incorrere nell’eccesso colposo nell’adempimento del dovere. 

Il verificarsi di un altro episodio increscioso, anche se diverso nella modalità e nel soggetto, conosciuto come cocainomane, dal caso Aldrovandi, parlo del rinvio a giudizio dei carabinieri e degli infermieri dell'ambulanza che intervenirono nel caso Magherini, rende tristi e dispiaciuti, perché si manda a processo gente che è intervenuta come al solito chiamata da cittadini preoccupati e spaventati e, in questo caso, anche aggrediti, dal drogato in stato di agitazione psicomotoria.
Ecco che di nuovo l'assunzione di droghe coinvolge gente e società, mettendo in moto un meccanismo dispendioso e che crea angosce e dolore a persone che cercano di svolgere il loro lavoro. Forse in questo caso male? 
Forse bisognerebbe consentire a questi soggetti di sfasciare tutto, urlare, sbattersi a destra e a sinistra finché la crisi non passa? 
Il caso Magherini è stato ampiamente documentato sui giornali e in televisione. Gridava sotto l'effetto delle sostanze che aveva assunto, cuore e tutto il resto in stress ed alterazione massimi..
Ma è davvero colpa di chi doveva fermarlo avendo già rotto una vetrina e dato un colpo in testa ad un tassista che lo ha dichiarato in un reportage della trasmissione "Chi l'ha visto?"?

Si dà molto risalto alle morti di queste persone, che in parte creano da sole danno al proprio organismo, e ho notato che l'opinione pubblica non si indigna altrettanto per episodi in cui il morto è il tutore delle Forze dell'Ordine e l'assassino, in questo caso volontario, è un drogato o persona adusa alle droghe.  
Quanti hanno parlato in televisione, con ripetute trasmissioni, del Carabiniere morto dopo un anno di coma per le bastonate dategli in testa da uno che si stava recando ad un rave-party e che il carabiniere, insieme ad un collega, anche lui aggredito e ferito a sprangate ma sopravvissuto con lesioni invalidanti, aveva fermato per un controllo nell'adempimento del suo dovere??!!
Non è comparabile che uno che sta lavorando muoia, senza aver fatto altro che il proprio dovere, per mano di un altro che ritiene giusto andare a drogarsi e che uccide perché non vuole che gli controllino neppure i documenti e nel timore che gli trovino addosso la droga occorrente a sé e ai suoi amici per sballarsi.


GROSSETO: ERGASTOLO A GORELLI PER UCCISIONE CARABINIERE Pubblicato Venerdì, 11 Gennaio 2013 - Scritto da matteo brighenti
Ergastolo per Matteo Gorelli, vent’anni, di Cerreto Guidi (Firenze), che a Pasquetta del 2011 aggredì una pattuglia di carabinieri ad un posto di blocco, ferendo il carabiniere Antonio Santarelli, morto per le percosse inflittegli con un palo di legno dopo un anno di coma.Nell’aggressione, che Gorelli fece con altre tre ragazzi, tutti minorenni, fu ferito anche il carabiniere Domenico Marino, che nell’agguato ha riportato gravissimi danni ad un occhio. I quattro stavano andando a un rave party a Sorano, in Maremma.

Da: La Nazione

Omicidio del carabiniere al rave: via al ricorso contro l'ergastolo

I legali di Matteo Gorelli chiedono ora appello

Gorelli, sottoposto al test dell’etilometro e trovato positivo, ebbe una reazione agghiacciante: armatosi di un bastone colpì più di una volta Santarelli fino a ridurlo in coma (è poi morto un anno dopo)
Matteo Gorelli esce dal carcere (Aprili)
Matteo Gorelli esce dal carcere (Aprili)

Grosseto, 27 marzo 2013 - Matteo Gorelli non era del tutto capace di intendere e di volere quando massacrò a bastonate il carabiniere Antonio Santarelli. Per questa ragione i legali del giovane condannato all’ergastolo hanno deciso di presentare istanza di appello alla sentenza di primo grado emessa tre mesi fa dal gup di Grosseto, Marco Belisari. Era il giorno di Pasquetta del 2011 quandol’allora diciannovenne di Cerreto Guidi stava andando di primo mattino a un rave party in Maremma insieme a tre amici. Nelle campagne intorno a Sorano la sua auto fu fermata da una pattuglia dei carabinieri.
Gorelli, sottoposto al test dell’etilometro e trovato positivo, ebbe una reazione agghiacciante: armatosi di un bastone colpì più di una volta Santarelli fino a ridurlo in coma (è poi morto un anno dopo) e ferì in modo grave a un occhio l’altro militare di pattuglia, Antonio Marino.
Tre mesi fa la sentenza di primo grado: ergastolo. Nonostante i difensori del giovane avessero chiesto il rito abbreviato confidando in una pena meno pesante anche per il riconoscimento di attenuanti. Non è andata così, dunque ieri i legali hanno presentato ricorso di appello alla Corte di Assise del tribunale di Firenze perché, come spiega l’avvocato Luca Tafi: «Matteo al momento del fatto non era del tutto capace di intendere e di volere».
«La richiesta di appello è molto articolata — spiega l’avvocato di Castelfiorentino Luca Tafi, difensore di Gorelli assieme al collega grossetano Francesco Paolo Giambrone — Per prima cosa crediamo, come hanno dimostrato le nostre perizie, che Matteo, al momento dell’aggressione, non fosse del tutto capace di intedere e di volere. Il giudice ha riconosciuto il suo disturbo borderline, ma non il nesso tra il disturbo e i suoi gesti. Invece, la sua patologia ha inciso nella reazione di mattina, così come determinante è stato il suo passato difficile».
«Allo stesso modo — continua Tafi — non condiviamo il fatto che non siano state riconosciute le attenuanti generiche. Parliamo di un reato gravissimo, nessuno si sogna di pensare altrimenti. Le attenuanti, però, dovevano essere riconosciute per il suo disturbo di personalità, appunto, e per la giovane età. Oltre al fatto che Matteo ha confessato tutto e si è pentito».
Morale: siete drogati, bevete alcool, avete qualche turba?
Potete ammazzare un uomo, anche in divisa che rappresenta lo Stato: meritate le attenuanti.
Non le aggravanti per il vostro comportamento irresponsabile, stolto, aggressivo e violento: le attenuanti....
Il mondo alla rovescia!!! 

Ripubblico un episodio delle "Cronache...", assolutamente vero!

5 giugno 2013

Cronache di pazzie quotidiane

"Crostate e collane"

Marilena, sentito il citofono, disse a suo marito: "Giovanni vai ad aprire! Debbono essere Franco e Giovanna!"
Spenti i fornelli andò anche lei incontro agli amici che aveva invitato per il pranzo della domenica. I reciproci figli, tutti grandi, avevano altri impegni con amici e fidanzati vari.
"Ciao!" Li salutò con un sorriso e li baciò sulle guance.
Mentre Giovanni faceva accomodare Franco davanti al caminetto, Marilena disse a Giovanna che recava un involto coperto da un canovaccio di cucina pulito: "Hai portato un dolce! Lo sapevo, per questo non ho fatto torte!" 
"E' solo una crostata." Disse Giovanna sorridendo.
"Sono così buone le crostate che fai tu!" Disse sinceramente Marilena. "Andiamo in cucina... Oppure se vuoi rimani qui con loro e la porto in cucina io!" Giovanna optò per restare in salotto e allora Marilena informò gli amici che aveva invitato anche una coppia di vicini: "Per contraccambiare... loro ci invitano sempre..." Spiegò.
"Chi sono ?" Chiese Giovanna che in quel luogo conosceva tutti. Infatti Giovanni e Marilena avevano conosciuto lei e Franco quando erano arrivati ad abitare in quel posto ameno della campagna romana qualche anno prima.
Giovanna e suo marito erano ospiti ogni fine settimana e poi anche d'estate di una loro vicina, che a Marilena non piaceva molto, infatti l'amicizia con lei era bella e finita a causa delle sue intemperanze, con Giovanna invece continuava alla grande!
"Sono quelli che hanno acquistato la villetta del defunto Sig. Rossi."
"E come sono?" Parlò Giovanni: "Lui è un manutentore dell'Università dove lavoro. Non è una "cima", ma sembra una brava persona, lei... è un poco strana ma..." Non finì la frase che sentirono bussare sul retro, Marilena andò ad aprire e  salutò con un sorriso i nuovi venuti. La donna subito le chiese tutta emozionata: "Sono persone di riguardo?"
La padrona di casa rimase interdetta: per lei non esistevano persone a cui si doveva un particolare riguardo, ma solo simpatia e rispetto se venivano a casa sua. Imbarazzata rispose: "Sono amici, lei è una professoressa e... lui lavora al Ministero del Tesoro... sono amici." Il manutentore sorrideva e non diceva niente.
Li introdusse facendo le presentazioni. L'uomo, pur venendo semplicemente dai vicini di campagna, aveva messo un maglione a collo alto ed una giacca sportivo-elegante, la donna era in tailleur e addirittura recava il soprabito sul braccio a completamento.
Lasciati gli ospiti a familiarizzare in salotto, Marilena si scusò un attimo e tornò in cucina per gli ultimi ritocchi per il pranzo. La crostata di Giovanna troneggiava sul tavolo di cucina.
Tornata in salotto trovò tutti stranamente ammutoliti che guardavano sospesi e meravigliati la nuova vicina di Giovanni e Marilena: tutti tranne il marito di lei che inalberava sempre un sorriso inespressivo.
La donna aveva nelle mani dei fili di perle che aveva sciorinato mostrandole come farebbe un gioielliere: con cura e compiacimento. Aprì un astuccio che conteneva delle chiusure dorate e disse a Marilena che non capiva la scena: "Scegli il filo di perle che preferisci e la chiusura che vuoi, così te la faccio montare dal gioielliere."
Marilena era esterrefatta. Guardò Franco e Giovanna che tacevano in educata e contenuta meraviglia. Pure Giovanni taceva.
"Ma non capisco... Perché?" Fece quasi basita.
"Perché te lo meriti! Dai! Scegli!" Fece quella con aria teatrale e per niente in imbarazzo. 
Chi era in imbarazzo, invece, era la povera padrona di casa. Provò a dire: "Ma non posso accettare un simile regalo! Sono perle vere?" Chiese ancora incredula, anche se quella aveva usato proprio la parola gioielliere.
"Certo che sono vere!" Proferì sicura e padrona della scena la vicina di casa.
"Non potrei accettarle nemmeno se fosse il mio compleanno!" 
Provò a difendersi ancora Marilena, ricordandosi in quel momento che la strana vicina le aveva riferito "di essere delusa da un'altra vicina di casa perché per il suo compleanno lei le aveva regalato una collana di perle vere e quella le aveva detto che non poteva accettarle, alla sua insistenza le aveva detto che allora gliele avrebbe pagate"...
Ma quella insistette sicura, come se fosse normale ed usuale portare, invece che il vino, dei dolci o dei fiori a casa di qualcuno che ti ha invitato a pranzo, collane di perle con chiusura ovviamente in oro.
Costretta e per uscire dall'imbarazzo la padrona di casa scelse una di quelle chiusure che la donna aveva esposto fuori dall'astuccio. 
Pranzarono. Dopo qualche giorno la strana vicina la chiamò e le dette la collana su cui, disse, aveva fatto montare la chiusura da lei scelta.
Qualche tempo dopo l'amica Giovanna e Marilena si incontrarono per andare a teatro insieme.
"Sai, Giovanna, ho grattato con l'unghia una delle perle di quella collana e la vernice di finta madreperla è venuta via." Le disse con sollievo.
"Ma io l'ho vista subito che era pazza: come si è seduta, mentre tu eri in cucina, ha detto con enfasi: "Io comando il sindacato PLIO, (Previdenza Lavoratori Impiegati Operai), di tutta Roma!" Sai, Marilena, in trenta anni di insegnamento mi sono fatta una certa esperienza: sapessi quanti pazzi mi sono passati davanti agli occhi ai colloqui con i genitori! E lì si capivano pure i disagi e i problemi dei loro poveri figlioli!"