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domenica 23 ottobre 2016

La destra contro il Parco del Circeo creato da Mussolini!

Da: Latina Oggi

Legambiente e Carelli in difesa del Parco

Sabaudia - Circeo

Bocciata l'ipotesi di commissariamento avanzata da Fazzone

L’associazione Legambiente e l’onorevole Rodolfo Carelli (Pd) si sono schierati apertamente in difesa del Parco nazionale del Circeo, attaccato duramente con l’ennesima interrogazione parlamentare - questa a firma del senatore Claudio Fazzone - con cui viene chiesto il commissariamento dell’ente in seguito alle denunce del sindaco di Ponza Piero Vigorelli per presunte inadempienze in merito alla gestione dell’isola di Zannone.

L’affondo di Carelli
Per l’ex parlamentare, oggi Pd, l’attacco di Fazzone rappresenta «una costante dell’elaborazione ecologica di Forza Italia». Carelli, infatti, rammenta come in passato sia stato chiesto di eliminare quello del Circeo dall’elenco dei parchi nazionali per le sue ridotte dimensioni (ipotesi respinta al mittente) e come poi l’allora presidente della Provincia Armando Cusani abbia chiesto il commissariamento dell’Ente «per non aver recepito “sic et sempliciter” lo studio della Provincia e per essersi intestardito a fare il piano di sua stretta competenza con una consultazione di base, la più rilevante “full immersion” ecologica dalla nascita del Parco ad oggi». «Fedele alla tradizione, Fazzone - scrive Carelli - richiede l’atto di forza del commissariamento del Parco» per le presunte inadempienze evidenziate dal sindaco di Ponza Piero Vigorelli. L’onorevole coglie la palla al balzo e ricorda come lo stato di sofferenza dell’ente dipenda dai tagli lineari voluti dall’allora ministro Tremonti e conclude: «Suggerirei al senatore Fazzone di confrontarsi valorizzando la Comunità del Parco allargata a tutti gli interessati sulle sacrosante esigenze del territorio per arrivare, superando ogni tentazione autarchica, a progetti comuni degni di essere proposti ai livelli superiori, fino ad attingere ai fondi strutturali europei».

«L’area protetta venga ampliata»
Da Legambiente, oltre a bocciare duramente l’ipotesi di commissariamento, rilanciano e chiedono l’estensione dell’area protetta, inglobando ad esempio Palmarola o aree quali Torre Astura e il bosco di Fogliano. In merito alla questione di Zannone, l’associazione ambientalista parla di «polemica inutile e strumentale», dal sapore quasi di una «autodenuncia», dal momento che la competenza in materia di smaltimento dei rifiuti non è in capo ai Parchi, ma di pertinenza delle amministrazioni comunali. Antonio Nicoletti (responsabile aree protette di Legambiente) afferma che le richieste di commissariamento e sottrazione di Zannone sono fuori da ogni logica e che, al contrario, occorre dare dei segnali di «lungimirante e rispettosa gestione delle vocazioni territoriali», aumentando gli strumenti di tutela. A fargli eco anche Roberto Sacchi (presidente Legambiente Lazio), che chiede «decisi segnali di inversione di tendenza». Dura presa di posizione anche del circolo Larus di Sabaudia. «Alle incaute richieste di restituzione dell’isola di Zannone a Ponza - dichiara il presidente Stefano Raimondi - rispondiamo che non c’è nulla da restituire, essendo già il Comune titolato a intervenire in tutti gli ambiti di pertinenza per quelle che sono le sue prerogative che la legge gli affida, tra cui appunto la competenza territoriale in materia dei rifiuti». Poi l’esortazione ad abbandonare «idee assurde» che sono state paventate, come ad esempio la realizzazione di un resort di lusso sull’isola. Per Legambiente bisognerebbe invece favorire progetti che coinvolgano l’imprenditoria locale e il mondo produttivo isolano, con iniziative d’accoglienza sostenibile e ben integrata col valore naturalistico e ambientale dei luoghi.

Non conosco Carelli, ma conosco Stefano Raimondi e so quanto lui, con un valente gruppo di giovani, ha fatto per il Parco del Circeo insieme al Presidente Benedetto e alla bella e brava giornalista e proprietaria del lago di Sabaudia Anna Scalfati.
Forza Italia pensa di cementificare persino l'isola di Zannone!
Fazzone d'accordo con Cusani su codesti progetti contro l'ambiente. Un'opera benfatta di Mussolini oggi viene difesa dalla sinistra, mentre la destra vuole distruggerla.

PRO-MEMORIA da Il Fatto quotidiano di  | 11 ottobre 2013

Antimafia, Fazzone: l’ex autista di Mancino che non voleva far sciogliere Fondi


L'ex presidente del consiglio regionale del Lazio, Pdl, entra nella commissione. Si fece in quattro per bloccare la richiesta di commissariare il suo Comune. E continua a essere sotto processo per abuso d'ufficio per aver invaso l'Asl di Latina di lettere di raccomandazione

Ha iniziato la carriera – da poliziotto – come autista dell’allora ministro dell’interno Nicola Mancino, negli stessi anni dellatrattativa Stato-mafia. Vent’anni dopo entra, da senatore, nella commissione antimafia, in quota Pdl. Claudio Fazzonedecisamente di strada ne ha fatta. Partito dal piccolo feudo del centrodestra in provincia di Latina, Fondi, ha sempre difeso l’operato dei suoi fedelissimi nel sud Pontino. Anche quando di mezzo c’era una richiesta di scioglimento del suo Comune. Per mafia. Era il 2008 quando il prefetto Bruno Frattasi, preoccupato dalle tante indagini della Dda, volle approfondire cosa stava avvenendo in quel piccolo Comune ad un centinaio di chilometri da Roma.
Fondi – raccontavano tante indagini – c’era un intreccio pericolosissimo tra pezzi di ‘ndrangheta e amministratori pubblici, ad iniziare dall’ex assessore all’urbanistica di Forza Italia, Riccardo Izzi. Il sindaco, Luigi Parisella, aveva chiuso troppe volte gli occhi, raccontarono gli ispettori, dopo alcuni mesi di attenta analisi degli atti amministrativi. Un primo cittadino che con Fazzone non aveva solo un rapporto politico e di amicizia: erano proprio soci. Il neo componente della commissione antimafia non ebbe un solo attimo di tentennamento. Giurò che quel prefetto lo avrebbe querelato per le dure parole scritte sulla relazione che chiedeva lo scioglimento. Si fece in quattro, usò tutto il suo peso politico di uomo più votato della Regione Lazio per bloccare quella richiesta caduta sul suo piccolo feudo. E alla fine vinse: pochi giorni prima della decisione del consiglio dei ministri sul caso Fondi, il sindaco Parisella si dimise, evitando l’arrivo dei commissari prefettizi. Caso chiuso.