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giovedì 9 aprile 2015

Massimo Fini

Forse non avrei acquistato il libro che sto leggendo, "Una vita", del giornalista e scrittore Massimo Fini se non fosse che mi parla di lui una mia carissima amica che lo ha conosciuto in gioventù. Ho appreso da lei che Massimo Fini sta perdendo la vista, argomento che, per note vicende di cui spesso ho parlato in questo blog, mi tocca da vicino.
Io sono fortunata perché, pur avendo rischiato tutta la vita di finire in modo da non poter leggere più, ci vedo ancora e ne ringrazio la sorte.
Su questo blog ho pubblicato due volte articoli dell'eccellente giornalista e scrittore:

post di: lunedì 14 maggio 2012

dal titolo:Non solo la mia modesta penna lo scrive...

In cui sotto il suo articolo commentavo: Debbo dire che fa piacere che una penna importante scriva (meglio) quello che scrivo io su questo piccolo blog.

L'argomento era il trionfalismo folle ed ipocrita dei partiti dopo le elezioni. Su cui ho  scritto un post che, pur essendo del 2012, è perennemente in classifica ai primi posti della classifica settimanale che compare in fondo alla prima pagina di questo blog.

L'altro articolo riguarda la Letteratura:

post di: martedì 22 maggio 2012


dal titolo:La morte del Romanzo

ed è un articolo che è uscito sul Il Gazzettino il  18 maggio 2012 dal titolo:

La morte del romanzo ha ucciso anche la critica letteraria

In questo articolo Massimo Fini esprimeva la sua opinione sulla fine del Romanzo nel nostro tempo, attribuendola al fatto che ormai gli scrittori scrivono prevalentemente "del loro ombelico": insomma della loro vita, non sapendo più inventare personaggi.

Debbo dire che nel mio piccolo ruolo di scrittrice scrivo anch'io molto del reale, giacché la realtà supera la fantasia e si possono usare personaggi reali, le loro psicologie, le loro vicende, facendoli agire sulla carta con lo scopo di mettere in risalto, analizzandole, le storture di certi sentimenti umani e trarne una morale universale. Non so quanto io ci sia riuscita ma posso dire che, pur sapendo costruire storie di fantasia, preferisco ispirarmi al reale. D'altra parte molti grandi scrittori lo hanno fatto: Grazia Deledda che si è sempre ispirata a certe figure della sua Sardegna, troppo strutturate in mentalità particolarissime di quel tempo e di quei luoghi per non essere stati presi da quel mondo reale dalla scrittrice, e così Pirandello nella cui scrittura i personaggi si muovono sempre nella sua "Girgenti" o a Roma, i due luoghi dove egli ha vissuto di più.

Questo libro di Massimo Fini che sto leggendo è una autobiografia e non contraddice quanto scrisse nell'articolo che io riportai nel 2012 su questo blog, infatti egli non pretende di scrivere "del suo ombelico" in un romanzo: egli scrive "del suo ombelico" in una autobiografia esplicita e sincera. Il sottotitolo recita: "Un libro per tutti. O per nessuno". Per me sicuramente, visto che siamo quasi coevi, essendo io nata nel 1946 e il grande giornalista nel 1943. Nel suo percorso trovo dunque un'epoca che ho vissuto anch'io e tante sono le cose che ritrovo anche mie, come tante sono le cose che dalla sua esperienza mi discostano. Tanti sono gli spunti di riflessione su quanto lui ha vissuto e, in forme diverse, su quanto vivendo ho constatato anch'io.


Partiamo dai luoghi. Egli ha vissuto a Milano e denuncia con rimpianto la trasformazione della città: rimpiange la maggiore autenticità dei rapporti umani del tempo della sua infanzia, quando la città era più vivibile e denuncia la trasformazione urbanistica in peggio.
Io sono nata e vissuta a Roma, nel cuore di Roma, Via della Mercede, Piazza S.Silvestro, Via del Tritone... Mia madre entrava con me alla Standa di Via del Corso, guardava ammirata la Rinascente senza potersi permettere di acquistarvi nulla, essendo moglie di un modesto impiegato statale, insieme attraversavamo Piazza Colonna libera da barriere e da tanta Polizia, andavamo a guardare le vetrine di Zingone alla Maddalena, e poi alla "Rotonda", e in quelle stradine limitrofe c'era il barbiere con il cavalluccio per il taglio dei capelli dei bambini: ed è lì che mamma mi portava a sfoltirli. Dietro al Parlamento invece, di fronte al suo palazzo, c'era la sede degli ambulatori dell'ENPAS... Io facevo con lei questi percorsi a piedi senza rendermi conto che, grazie a mio padre, crescevo nel salotto buono di Roma. Quando mamma non aveva tempo di condurmi al Pincio per giocare, mi portava a Fontana di Trevi: non c'era nessuno, ad eccezione di una mia amichetta di colore di poco più grande di me e di suo padre: un nero dai tratti somali che aveva combattuto la guerra nel nostro esercito e, con grande ammirazione, mio padre mi diceva che "era invalido di guerra di prima categoria", non di seconda come lui, infatti aveva una gamba ormai tesa per sempre e per questo claudicante.
Oggi anch'io come Massimo Fini per la sua Milano vedo una Roma cambiata in peggio: e mi fa male andarci. Ho scritto un post su quello che i barbari olandesi hanno fatto alla "mia fontanella": la Barcaccia del Bernini.
Dunque città diverse ma gli stessi sentimenti. Capisco dunque i sentimenti che Fini esprime.

Quando parla delle sue esperienze di lavoro, degli amici che oggi sono fraterni e domani nemici, di quelli che si piegano all'interesse economico perdendo la loro faccia di uomini, di quelli che ti reputano, al più, ingenuo perché non ti pieghi anche tu al compromesso.. vedo gli stessi uomini e donne che ho conosciuto anch'io, in un mondo diverso, in professioni diverse... non solo la mia personalissima esperienza.. ma soprattutto quella di mio marito a cui sono vicina da 50 anni!
Dunque è la specie umana che è così! Non si scappa, sia che si faccia il giornalista sia che si faccia l'impiegato amministrativo, sia che si faccia lo scienziato...
Massimo Fini, lo riconoscono tutti e non soltanto perché lo scrive lui nella sua autobiografia, è un uomo libero, che non si è piegato vilmente all'interesse... e in questo assomiglia all'uomo con cui ho scelto di vivere. 
In altre cose egli si discosta molto dalla mia esperienza di vita e non lo comprendo, ma apprezzo la sua sincerità e il volere comunicarci la sua esperienza: egli passa le notti a giocare a poker, a bere whisky, a fumare... Legge giornali che lo informano sulle corse ippiche, forse per scommettere sui cavalli... Insomma è un po' "maledetto", un po' dostoieschiano.
Per tutto il resto è un uomo integro e il suo disgusto per il mondo politico di ieri e di oggi me lo rende fratello.