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lunedì 25 maggio 2015

Scherzi mortali?

Su Domenico Maurantonio, 19 anni, trovato morto in fondo ad un chiostrino dell'Hotel dove alloggiava con la Scuola, il Liceo Ippolito Nievo di Padova, per una gita scolastica.

Da: Il Mattino di Padova

Poco alcol e nessun lassativo nel sangue: lo rivelano i primi risultati delle analisi ematiche sul corpo di Domenico Maurantonio, il ragazzo padovano morto in gita a Milano precipitando dal quinto piano di un hotel. Si tratta dei test preliminari, riportano oggi il Gazzettino e il Corriere della Sera, ma chiariscono che Domenico al momento della caduta aveva un tasso alcolemico inferiore a un grammo per litro di sangue. Un livello superiore al limite consentito per mettersi alla guida di un veicolo ma non così eccessivo come si sospettava. Secondo gli investigatori, difficilmente con un simile quantitativo di alcol il giovane avrebbe potuto perdere conoscenza e cadere dalla finestra. Quindi prenderebbe piu' consistenza l'ipotesi di una bravata, di uno scherzo terribile tra compagni di classe.
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Ho visto che non è venuto nessuno della classe, sono dispiaciuta», ha sospirato la mamma di Domenico. «C’erano gli insegnanti, loro sì che li ho visti», ha continuato. Ed effettivamente i docenti del Nievo erano presenti. Si sono accorti anche loro che nessuno studente si è presentato alla messa. «La mamma è arrabbiata con loro perché è convinta che nascondano qualcosa, credo sia per questo che non sono venuti», dice una professoressa del liceo scientifico. Giovedì sera a un telegiornale nazionale i genitori di Domenico, dopo aver sottolineato che è impossibile che nessuno abbia visto o sentito qualcosa, hanno fatto riferimento ai compagni della quinta E: «Abbiamo ricevuto su Facebook messaggi di solidarietà di amici che non appartengono alla classe», ha detto la mamma del diciannovenne prima di concludere, rattristata, di aver rilevato «mancanza di umanità». Molti compagni di classe, invece, compresa anche la fidanzatina Anna, erano presenti giovedì sera allo spettacolo teatrale della scuola dedicato a Domenico.
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Da: Il Giornale.it
Bruno Maurantonio"Avevo immaginato che i ragazzi fossero sotto choc, che il loro silenzio fosse il frutto del contraccolpo per quanto accaduto". E ancora: "Certamente non si è trattato di un suicidio né di un incidente. Cadere da quella finestra per “errore” è praticamente impossibile. Ci sono stato, ho visto l’hotel. Ho la certezza come genitore che mio figlio non si sarebbe messo in una situazione di pericolo da solo", ha affermato Maurantonio al Corriere. Infine il padre parla anche della messa in ricordo di Domenico a cui non hanno partecipato i compagni di scuola.
So che la tragedia di Domenico ha colpito molte persone, che è una tema sentito da molte famiglie.Ora bisogna soltanto arrivare alla verità". Intanto proseguono le indagini. In settimana saranno ascoltati 10 ragazzi della 5F sempre del liceo scientifico Nievo che erano i gita con la classe di Domenico. Gli investigatori sono convinti che abbiano sentito qualcosa. Il cerchio si stringe però attorno ai due diciottenni compagni di stanza di Domenico. Quando sono arrivati nella sala per la colazione dell'hote avrebbero detto al docente: "Domenico non è qui e nemmeno in stanza...". Ma nessuno avrebbe detto ai professori ad esempio della presenza di feci nel corridoio dell'albergo. Particolari e dettagli dietro cui è probabile si nasconda la chiave del giallo.
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Da: Il Corriere della Sera


Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Il capo della Mobile: chi ha scritto il messaggio mostrato in tv non è un testimone diretto

Domenico Maurantonio, il 19enne di Padova morto a Milano lo scorso 10 maggio volando giù dalla finestra del quinto piano dell'hotel «Da Vinci» di Bruzzano dove era ospite per una gita di classe a Expo, non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato. Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Indumenti intimi che non indossava quando è precipitato. Un elemento questo che potrebbe far pensare anche che qualcuno li avesse gettati giù dalla finestra. È quanto emerge dall’indagine condotta dal pm di Milano Claudio Gittardi. Il giovane, che sarebbe morto tra le 5.30 e le 7 del mattino, al momento del ritrovamento indossava soltanto una maglietta. A dare l’allarme alla polizia è stato un operaio che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione nel cortile dove Domenico Maurantonio è precipitato. Il ritrovamento degli indumenti accanto al corpo del ragazzo sembrerebbe confermare l’ipotesi della goliardata tra compagni di classe finita tragicamente. Al momento, puntualizza la squadra mobile, nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati in relazione alla morte di Domenico. Non si smentisce comunque la necessità della formulazione tecnica di una o più ipotesi di reato, per permettere l’esecuzione di atti irripetibili in concomitanza con l’autopsia, che altrimenti non potrebbero essere disposti.


Gli indizi
Al momento, nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Claudio Gittardi e condotte dalla Squadra mobile, in attesa degli esiti degli approfondimenti medico-legali, tossicologici e genetici, ci sono alcuni dati ritenuti certi: la caduta non è stata accidentale, in quanto il parapetto della finestra da cui il ragazzo è precipitato è alto un metro e 10 cm, cosa che fa supporre che Domenico debba o essersi sporto volontariamente o con l’aiuto di qualcun altro; i segni ecchimotici trovati sul braccio destro; la serata a base di alcol, non solo birra ma anche superalcolici; il ritrovamento di feci nel corridoio e il fatto che il giovane, prima di volare giù, si fosse sporcato. Da quanto è stato riferito, i compagni di classe di Domenico hanno fornito una serie di dettagli, ma alcuni passaggi dei loro verbali presenterebbero delle incongruenze e, pertanto, inquirenti e investigatori proseguiranno con le loro audizioni.

È «inattendibile» il messaggio apparso su Whatsapp in una conversazione tra un presunto testimone della morte di Domenico Maurantonio, presente nell’hotel Da Vinci di Milano, e una terza persona. A dirlo è la Squadra mobile milanese. Gli investigatori hanno precisato che l’autore di quel messaggio «è stato a lungo cercato e infine individuato ma non sa niente». «La persona in questione è un frequentatore dell’albergo - spiega il capo della mobile Alessandro Giuliano -. Tutto ciò che ha scritto è frutto di un passaparola, di notizie apprese sui giornali o in televisione. Non è un testimone diretto».



La Vita, l'unico bene che abbiamo, non si può perdere così: a 19 anni.
Un'età sufficientemente matura per sapersi gestire senza problemi: Domenico era maggiorenne, cittadino che non doveva stare sotto la tutela di nessuno.
Eppure egli non c'è più e di certo non si è suicidato. Era senza indumenti intimi, sporco delle sue feci ed altre erano nel corridoio e gli ottimi e benemeriti investigatori stanno esaminando anche il DNA per stabilire che siano sue.
Un quadro inquietante che pone, a chi è rimasto colpito da questa tragedia assurda, delle domande a cui gli investigatori daranno sicuramente risposta, anzi, molte già le avranno, ma la gente, che deve fermarsi solo alle informazioni giornalistiche, si chiede:
1 - nessuno ha sentito un grido nella caduta per 5 piani? Solo se ci si getta volontariamente questo può essere possibile: in tutti gli altri casi no!
2 - Alcune notizie dicono che egli ha dormito nel letto matrimoniale in mezzo a 2 compagni, perché nel singolo dove dormiva lui si era steso un compagno venuto da un'altra stanza. In questo caso come avrebbe potuto alzarsi senza che gli altri due non si accorgessero di nulla?  Un'altra notizia giornalistica dice invece che lui avrebbe dormito in un'altra stanza rispetto a quella a lui assegnata. Gli inquirenti queste differenze le avranno di sicuro già accertate e saranno dirimenti per arrivare alla verità.
3 - Le stanze dell'Hotel si suppone siano dotate di un bagno per stanza: solo nelle locande di quart'ordine esiste il bagno in comune nel corridoio in Italia. Perché Domenico non era in bagno? I suoi compagni hanno detto che non sanno niente perché dormivano. Allora CHI ERA CHE BLOCCAVA IL BAGNO? Qualcuno doveva essere sveglio se occupava il bagno. Perché non dice che Domenico, sentendosi male di intestino, forse perché non abituato a stravizi alcolici, ha necessariamente bussato e chiesto di liberarlo? E gli altri in stanza non hanno sentito il bussare alla porta del bagno? La richiesta della sua necessità? Perché mai il ragazzo è uscito dalla stanza praticamente nudo?
4 - Una classe è fatta almeno di 25 studenti, se erano 3 o 4 per stanza, tolte le 2 stanze coinvolte, quella dove lui era assegnato e l'altra da cui proveniva il compagno che ha occupato il lettino singolo, oppure, secondo un'altra versione, quella dove lui si sarebbe trasferito, rimangono molti compagni non coinvolti giacché dormivano in altre stanze: perché non sono andati al funerale del ragazzo? Nessuna dolorosa ed inevitabile domanda dei genitori doveva tenerli lontano. E' disumano ed inquietante questo comportamento.
Infine dico chiaramente che il filmato con le dichiarazioni della Preside mi lasciano sconcertata: "E' stato un malore mal gestito, secondo me, punto e basta!"

Eh! Certo! Uno ha mal di pancia, si sente male ovviamente, non può trattenere le feci e "mal gestito", esce dalla camera (che ha pagato) pur avendo un bagno, senza mutande, perde le feci per strada fino alla finestra il cui davanzale sta ad oltre un metro da terra, vi sale sopra e si getta di sotto!"
Ma si rende conto questa Preside della fredda idiozia che ha detto?!!









Schizofrenia e Intelligenza: non sempre l'una uccide l'altra

ANSA.it

Morto il Nobel John Nash, il genio che interpretò il caso

La sua 'beautiful mind' ha spaziato da economia a intelligenza artificiale


Il Nobel John Nash, uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, è morto in un incidente stradale all’età di 86 anni, ma di sicuro le sue teorie avranno ancora molto da dire nel futuro di campi di ricerca di frontiera, come l’intelligenza artificiale. 

Il caso, lo stesso che ha messo fine alla sua vita e a quella della moglie che era in taxi con lui, è stato il protagonista del suo lavoro: dalla teoria dei giochi alle equazioni differenziali alle derivate parziali, aveva utilizzato la matematica per capire quanto e come il caso influenzi le situazioni complesse della vita quotidiana. Di qui le applicazioni all’economia, alla politica e alla strategia militare.

Se la sua teoria dei giochi l’ha portato a studiare molti aspetti del rapporto fra l’uomo, la società e il denaro, ricerche altrettanto importanti sono rimaste a lungo segrete. Soltanto nel 2011, infatti, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha reso pubbliche le lettere nelle quali, negli anni ’50, Nash descriveva una macchina per scrivere e decifrare messaggi in codice, anticipando molti dei concetti che diventati fondamentali nella moderna crittografia.

La lunga vita di Nash, tormentata dalla schizofrenia, ha ispirato il romanzo ‘A beautiful mind’, di Sylvia Nasar, che nel 2001 il regista Ron Howard ha portato sullo schermo, interpretato da Russell Crowe.

Nato il 13 giugno 1928 in Virginia, a Bluefield, John Forbes Nash si era laureato nel 1950 con una tesi sui giochi non cooperativi, che conteneva già la base della teoria dell’equilibrio, che descrive strategie nelle quali nessun giocatore ha interesse ad essere l'unico a cambiare. E’ stata la teoria centrale del lavoro di Nash, per la quale nel 1994 ha vinto il Nobel per l’Economia.
E come il frutto di un 'gioco non cooperativo' Nash aveva descritto nel 2008, la crisi finanziaria internazionale: ''tutti quelli che speculano sperando di vincere sul mercato azionario - aveva osservato - giocano un gioco non cooperativo ma speculativo, dove si puo' vincere o si puo' perdere. Come in tutti i giochi''. 

Nel 1951 ha avuto una cattedra al Massachusetts Institute of Technology (Mit). La malattia lo tormentava già ed è in questo periodo che ebbe una relazione con la sua infermiera, Eleanor Stier, che lasciò non appena seppe che aspettava un figlio da lui. Nel 1954 veniva arrestato per atteggiamenti legati ad un comportamento omosessuale. Tre anni più tardi sposava Alicia Lopez-Harrison de Lardé, rimasta al suo fianco per tutta la vita e morta con lui nell’incidente automobilistico.

I segni della schizofrenia cominciarono ad essere evidenti nel 1959, tanto da costringerlo a ritirarsi dall’insegnamento al Mit. Nell’anno successivo nasceva il figlio, John Charles Martin Nash, e il progressivo peggioramento delle sue condizioni portava Alicia a chiedere il divorzio, che ottenne nel 1963. La relazione fra i due, però, non si è mai interrotta. Dopo un lungo ricovero nell’ospedale del New Jersey, a Trenton , nel 1970 Nash andava a vivere come inquilino in casa di Alicia, con la quale si è risposato nel 2001.
Negli anni '70 le condizioni di salute, decisamente migliorate, lo avevano portato nuovamente nell’ambiente universitario, a Princeton, e ad ottenere i riconoscimenti scientifici più prestigiosi, come il premio Neumann nel 1978. Il Nobel per l’Economia nel 1994 e il premio Steele nel 1999. L’ultimo, il premio Abel, era andato a ritirarlo il 19 maggio 2015 a Oslo. L’incidente in cui è morto con la moglie Alicia è avvenuto al rientro negli Stati Uniti, mentre tornava a casa in taxi.

Da queste poche note si apprende una storia che, se si volesse inventarla, i più troverebbero incredibile.Come dice bene l'articolista "Il caso, lo stesso che ha messo fine alla sua vita e a quella della moglie che era in taxi con lui": una beffarda conferma alle sue teorie.Alla notizia della sua morte avevo pensato ad una fine naturale, data l'età, invece, come dico io,"la vita ci sorprende con i suoi effetti speciali"...Come in molte vite di grandi si scoprono anche pagine poco edificanti: l'abbandono dell'infermiera incinta di lui e l'arresto per non ben chiari "atteggiamenti omosessuali".