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giovedì 23 luglio 2015

Simulazione e menzogna

Da: La Stampa.it

“Bossetti non ha mai tentato di uccidersi”

Secondo il Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria, il tentativo di suicidio di Massimo Bossetti «non si è mai verificato». Il segretario Donato Capece afferma che «la notizia è priva di fondamento. Non è accaduto nulla. Fa specie che circolino certe notizie dopo due drammatici fatti come i suicidi degli ultimi giorni». Una smentita che però ha fatto andare su tutte le furie l’avvocato Claudio Salvagni. «Non ci sto a speculazioni sulla pelle delle persone. E’ indegno discutere su cosa sia ......
MARCO BIROLini

Di indegno nella storia umana di questo operaio, che ha lasciato un segno scientificamente certo sul corpicino martoriato di una creatura di 13 anni, ci sono molte cose e, se è vero che il nostro Ordinamento Giudiziario gli concede la difesa, è anche vero che non tutti gli avvocati avrebbero accettato il suo caso. Confesso che questo Salvagni mi fa un poco impressione.
A tutto l'impianto accusatorio che corrobora il processo manca solo la ripresa filmica in diretta del delitto.
Ormai siamo a questo: che si mette in dubbio ogni evidenza fin al punto del paradosso.
Questo ormai non avviene solo per un Bossetti, ma anche in altri casi come quello della madre, sotto processo per l'assassinio del figlio, che nega persino le riprese delle telecamere di sorveglianza e, nonostante nessuno a scuola abbia mai visto quella mattina il povero bambino, continua a dire che lei ce lo ha portato.
Le menzogne sono normali per gli assassini e mi meraviglio che qualcuno se ne meravigli.
Raramente avviene una presa di coscienza del proprio delitto davanti al mondo e relativo pentimento.
Gente che compie atti così efferati è costruita dentro di sé in modo mostruoso e necessariamente porta una maschera a difesa della propria mostruosità interiore.
I giornalisti che scrivono di codesti delitti debbono per necessità di cose parlare in modo da non essere querelati, finché non esce una sentenza che consenta di scrivere come stanno le cose realmente usando la parola ASSASSINO senza l'aggettivo PRESUNTO. 
Ma prima della sentenza si può scrivere che colpisce una particolare connotazione della famiglia Bossetti portata alla simulazione ed alla negazione della realtà, che fa pensare o ad una impostazione data dalla madre, in particolare, all'accusato e alla sua sorella gemella, oppure a quella che qualche studioso di psicologia chiamò "amoralità costituzionale". Che il nostro carattere, la nostra personalità, siano dipendenti in gran parte dal nostro DNA è scientificamente provato, il resto è deputato all'ambiente.
Certo l'ostinata negazione da parte della madre fedigrafa di Bossetti di aver mai avuto rapporti con colui che è risultato essere il padre biologico della coppia gemellare, lascia stupefatti.
Certo le ripetute aggressioni subite e denunciate dalla sorella gemella, che si è fatta riprendere dalle televisioni con il collarino a dimostrazione dell'insulto violento avvenuto, non hanno trovato riscontri di realtà da parte della Autorità Giudiziaria.
Ora la Polizia Penitenziaria smentisce il ventilato tentativo di suicidio dell'uomo che gironzolava nella zona dove è sparita Yara e che ha lasciato su di lei il suo DNA.
L'ostinata negazione della REALTA' ed il tentativo di apparire vittime è tipico di chi vive in modo scorretto, ma mai lo ammetterebbe davanti al mondo, pensando sempre di poterlo ingannare.