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sabato 10 dicembre 2016

Lessico giornalistico

Le parole servono per comunicare, ma dal giornalismo corrente, sia della carta stampata, sia on-line, ma ancor di più quello orale, televisivo, ci vengono parole che vogliono cambiare la realtà orientando i nostri pareri, i nostri giudizi, usandole ora con significati dispregiativi, ora ghettizzanti, ora sminuenti azioni gravi sul piano morale, ora ingenerando volutamente confusione.
A furia di essere ripetute nel tempo tendono ad instaurarsi come modelli di pensiero, che vedono la realtà sotto una luce diversa, peggiore o migliore non importa: comunque una realtà alterata.
L'eristica è così definita sul Garzanti:
arte di far prevalere la propria tesi, vera o falsa che sia, ricorrendo ai più sottili strumenti dialettici
credo che subdolamente, giocando con le parole, il giornalismo peggiore faccia questo. E' riconoscibile, perché parla per frasi fatte, per definizioni che etichettano, impongono un modello di interpretazione della realtà.
Passo agli esempi più frequenti: l'uso della parola "compagno o compagna" per definire il rapporto che lega due persone. In uno stesso servizio giornalistico mi è capitato di ascoltare la definizione di una persona, legata ad un'altra oggetto della notizia, indifferentemente come compagno, poi marito, poi fidanzato. Il risultato è che NON è stato possibile sapere quale fosse il ruolo di quella persona nei riguardi dell'altra, oggetto della notizia di cronaca. Non è indifferente, come superficialmente si possa pensare, giacché compagno è parola vaga, che non definisce nemmeno se si stia parlando di qualcuno che conviveva con la persona di cui si parla e di cui si sta trasmettendo una notizia che, se è degna di cronaca, si deve dare quanto più chiaramente possibile se si vuole che chi ascolta possa farsene un'idea corretta. Altrimenti si fa vaga confusione, le notizie girano fumose e deformate. Un compagno può anche vivere a casa sua e allora sarebbe più esatto specificare: convivente, qualora la persona invece abitava nella stessa casa del soggetto di cui si da notizia. Se poi fra i due non c'è stato Matrimonio perché chiamarlo marito? Il Matrimonio è un Istituto che ha risvolti civili e legali che comportano obblighi non solo legali ma, dalla formula stessa del Matrimonio Civile dello Stato Italiano, anche morali. Dunque usare impropriamente la parola marito, qualora quello non lo sia, ingenera confusione, in quanto le parole hanno un senso e usarle fumosamente, facendo apparire che l'una definizione o l'altra non cambiano la sostanza, vuole solo significare che non si vuole dare importanza al tipo di legame e che essere indifferentemente sposati o accompagnati, conviventi o non, è la medesima cosa: quindi si cerca, con il lessico, di modificare la realtà concreta, che ha sempre un significato certo. Spiega le scelte ed il modo di vivere delle persone ad esempio. Infilare poi in una frase successiva la definizione di fidanzato è una vera e propria manipolazione della realtà. E' una forzatura della condizione umana in cui le persone di cui si parla vivono. Di solito questo esempio che porto, e che è ripetitivo, riguarda coppie con uno o più figli; la forzatura e la manipolazione della realtà, deformata con le parole, mira a cambiare il pensiero della gente, mira a destrutturare l'Istituto Matrimoniale, riducendolo ad una equiparazione linguistica con ciò che Istituto non è: fidanzamento, convivenza, accompagnamento.
Con il tempo la gente si abituerà a considerare il Matrimonio inimportante, inutile, mentre non lo è affatto, essendo una ben precisa Istituzione che fissa delle regole nella Società, regole che questo tipo di subdola eristica vuole appiattire, chiamando un ruolo ben preciso con parole diverse. Un esempio recente è stato la notizia dell'omicidio di una signora borghese sposata con un noto medico e madre di tre figli la quale, hanno scritto e detto i giornalisti, aveva un nuovo compagno, intendendo in realtà un amante, visto che conviveva ancora nella casa coniugale anche se, avendo il marito scoperta la relazione grazie ad un investigatore privato da lui incaricato, stava muovendosi per una separazione non ancora avvenuta né di fatto, cambiando abitazione, né legalmente avviando una pratica legale tramite un avvocato. In conclusione, di fondo c'è una forma di giornalistica ipocrisia, un voler attenuare, usando impropriamente le parole, quella che è la semplice e nuda realtà.
Tutto il contrario di quello che il giornalismo di vaglia deve fare: riportare la REALTA'.


Altro esempio è chiamare "ragazzi" soggetti che hanno commesso atti criminali, nel senso che hanno commesso un crimine, infrangendo la Legge, dunque provocando un danno a cose e persone. Nel dare le notizie dell'atto criminale, che sia furto, rapina, aggressione, o peggio, la superficiale definizione di ragazzi tende a dare della realtà di questi individui un'immagine attenuata, sminuente la gravità degli atti riportati nella notizia. Se si sta descrivendo un'aggressione per derubare una qualsivoglia vittima, si deve usare la parola delinquenti, giacché gli atti descritti, anche se non ancora sottoposti a giudizio e sentenza, sono da ascriversi agli atti delinquenziali e bisogna usare il lessico giusto. Invece è invalso l'uso di chiamare chi compie atti cruenti "ragazzi". E' una deformazione voluta della realtà, un voler sminuire la gravità dei gesti, dei reati. Così, a poco a poco, la gente accetterà la depenalizzazione di reati anche gravi, derubricati a mere sanzioni amministrative. Si cerca di allentare il rigore della Legge, di far accettare una Società più indulgente verso chi sbaglia...

Ma ci sono altri esempi, meno gravi, che seguono un costume conformista del momento e che sfociano nel ridicolo: in occasione dell'inaugurazione della Stagione Lirica della Scala di Milano, una giornalista di un TG RAI ha definito l'interprete della "Butterfly": la soprana!!! L'ha detto convinta, non si è trattato di un lapsus o di un errore: ha messo al femminile una definizione artistica da sempre, e con preciso significato musicale, che è il soprano!
Cosa aggiungerebbe, secondo le menti stupide che hanno iniziato l'assurda moda lessicalmente brutta di femminilizzare tutte le professioni, al valore di un Avvocato, di un Architetto, ad esempio? La "a" finale aggiunge qualcosa? E' una moda idiota. Perché poi "Avvocata", "Architetta", "Ministra" e non "Medica"?  Ora siamo arrivati a dover sentire "soprana"! Il femminismo dell'ignoranza!

Altra invenzione lessicale del giornalismo peggiore è il termine "bullismo", per definire atti di miserabile persecuzione, aggressione psicologica e/o fisica, messi in opera da veri e propri teppisti minorenni nei riguardi di coetanei. Anche qui si è piegata la lingua all'attenuazione di quello che è un vero e proprio reato, riguardante il Tribunale dei Minori, ma sempre reato, per le gravi implicazioni e conseguenze sulle vittime.
Secondo il Sabatini-Coletti la definizione della parola teppa è:
 Insieme di persone che operano ai margini o fuori della legge
mentre il teppista è definito:
Chi compie atti vandalici e violenze
Forse chi offende, perseguita con atti violenti, un'altra persona non corrisponde a questa definizione? Forse non opera ai margini della legge, quando non addirittura fuori? O la legge consente che un ragazzo venga vessato, malmenato, coercizzato a fare cose che non vuole fare? Non lo consente: dunque chi agisce in tal modo, cercandosi una vittima, è persona che opera fuori dalla legge, dunque è un teppista, e se lo fa in gruppo contro qualcuno quel gruppo è teppa.

Sempre usando il lessico giornalistico in modo da attenuare un simile agire odioso, hanno iniziato a chiamare i teppisti semplicemente bulli, e l'agire fuori legge "bullismo", inventandosi un vero e proprio termine che nella mia gioventù non esisteva.
Esisteva la parola bullo, ma con ben altro significato. 
Il bullo era uno smargiasso un poco ridicolo, che agiva sopra le righe, con atteggiamenti quasi caricaturali, ma innocuo. Tanto è vero che ci fu un famoso film, "Bulli e Pupe", in cui recitava un giovane Marlon Brando, che provocava il sorriso. Insomma il bullo era un complessato un po' sempliciotto che voleva apparire e darsi importanza e lo faceva con atteggiamenti "bulleschi", che strappavano il sorriso. Oggi, per non chiamare dei piccoli delinquenti con il loro nome, il bullo ha perso il suo primitivo significato e. per attenuare il delitto del teppista, si è reso odioso il termine bullo.

Da Etimo italiano.it: il termine bullo, da cui bullismo, non aveva un'accezione negativa, anzi, da originario sinonimo di "bravo ragazzo", si è capovolto fino a trasformarsi in sinonimo di "molestatore di deboli".

Altra deformazione lessicale di certo giornalismo, sia della carta stampata sia della scrittura digitale ma, soprattutto, del giornalismo orale televisivo, è l'uso e l'abuso di termini inglesi, quando per la comprensione di tutti si dovrebbe usare la lingua italiana.
Questo lo ritengo grave soprattutto in RAI, visto che la propaganda dice che la "RAI è di tutti". Nel senso che tutti la pagano nella bolletta elettrica, ma non è affatto di tutte quelle persone che non riescono neppure a parlare in un corretto italiano, figuriamoci cosa possono capire se certe cose vengono dette in lingua inglese! 
La ritengo una vera e propria mancanza di rispetto verso tanti cittadini da cui si pretende il pagamento per mantenere la RAI, ma di cui NON si tiene conto quando si danno le notizie: che debbono capire tutti!!!
Eppure la RAI stessa ci mostra questa umanità, che ha difficoltà ad esprimersi persino nella propria lingua, quando fa interviste a vario titolo e per varie ragioni fra la gente su e giù per la Penisola: assistiamo dal Veneto alla Sicilia a persone che mischiano il dialetto alla lingua, quando non si esprimono con il solo dialetto. 
Jobs act,  va addebitato più al Governo che lo ha usato piuttosto che al giornalismo e dunque la degenerazione lessicale sale alle Istituzioni, di male in peggio; dire legge sul lavoro sarebbe stato troppo banale? Renzi voleva impreziosire con un termine fumoso la sua legge?
Stepchild adoption,  l'ho già scritto in post dove si parlava della ventilata possibilità legislativa di adozione, nella coppia omosessuale, del figlio del compagno o della compagna (in questo caso il termine compagno è l'unico possibile). In italiano basta dire: ADOZIONE DEL FIGLIASTRO.
Privacy, perché non privatezza? 
Welfare, perché non benessere sociale fornito dallo Stato?
Family day, perché non giorno della Famiglia (tradizionale, naturale)?
Spending review, perché non revisione della spesa (per il suo contenimento)?
E continuando troviamo Startup, perché non nuova azienda con idee innovative?
Bail-in, questo è intraducibile, ma la gente ha il diritto di sapere:
Letteralmente, significa che il salvataggio di una banca avverrà d'ora in avanti senza il ricorso a risorse esterne, se non prima di avere coinvolto nelle perdite gli "stakeholders", ovvero nell'ordine gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti ordinari e i correnti titolari di conti al di sopra dei 100.000 euro e relativamente alla somma eccedente tale somma. Si tratta di una rivoluzione nel sistema del credito, resa necessaria dalla volontà di tutelare il denaro dei contribuenti dai salvataggi costosi delle banche.

Vedete dunque quanto le parole siano importanti, e quanta responsabilità abbiano i giornalisti nell'usarle.
Soprattutto è importante capire quanto ho riportato sul Bail-in, in questo momento in cui ci stanno preparando a prenderci la fregatura Monte dei Paschi di Siena dopo che hanno messo Monti, pochi anni fa, a fare Dracula che, succhiando sangue agli Italiani, lo ha dato a MPS. Come si vede non è bastato. Ora si parla di comprarcelo tutto intero, e di questo si è detto convinto anche Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle!
I correntisti sotto i 100.000 euro dovrebbero stare tranquilli, se esiste ancora il Fondo istituito dall'Accordo Interbancario per rifondere i correntisti in caso di fallimento di una Banca... Il resto.. scusate.. ma peggio per loro, perché dobbiamo pagare con le nostre tasse? Perché nazionalizzare MPS vuol dire questo: lo Stato acquista una Banca con i soldi di noi tutti, perché tale Banca ha messo nei posti sbagliati i soldi di chi di essa si era fidato. 

2013

Mps, video choc sulla morte di David Rossi. 

Le immagini del New York Post mostrano l’incidente mortale dell’ex capo area comunicazione di Mps (da "La Stampa)