lunedì 20 aprile 2020

Episodio VI - Elena e Gregorio-Furio "COVID-19"

La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio VI

Elena chiama al telefono la sua amica storica Rita: "Ciao Rita, come te la passi chiusa in casa?"
Rita: "Cara Elena! Benino.. Cosa dobbiamo fare? Siamo costretti.. Tu ed io siamo fortunate perché viviamo in ville con grandi giardini.. Pensa ai poveretti che stanno in appartamento, magari alcuni senza neppure un balcone. Non lamentiamoci. Tu come vai?"
Elena, sospira: "Sopporto la situazione, ma in certi momenti mi diventa insopportabile e fuggirei via! Un paio di volte l'ho anche strillato." Capisco a cosa allude e mi preparo a sentire l'ennesimo sfogo. Non serve a questo l'amicizia?
Dico: "Il tuo Furio?"
"Chiamalo "il mio Furio" se vuoi, ma è insopportabile!"
"Lui è un poco fobico, immagino..."
Elena: "Un poco?!!!! E passi per le fobie, le ipocondrie, che peraltro nega e si offende pure, ma mi assilla! E nega pure quello! E se reagisco esasperata dice che sono io che urlo e voglio sempre litigare con lui!"
"In cosa consiste l'assillarti?"
La voce di Elena denuncia un tono esasperato: "Non si fa che parlare di questo virus, non si fa che ascoltare ogni telegiornale possibile, ogni talk-show possibile in cui si parla di come comportarsi nelle regole igieniche e lui si permette di bloccarmi in ogni gesto che faccio, ricordandomi come si deve fare!" 
"Immagino che tu sappia bene come comportarti anche nel tuo stesso interesse."
"Ma certo, Rita, mica sono scema! Ma Gregorio blocca ogni mio gesto anche quando non ve ne è  ragione alcuna, in continuazione, anche su cose dette e ribadite! Ad esempio ha sentito anche lui che più di un esperto ha detto che è meglio usare le mani e poi lavarle, piuttosto che i guanti che non puoi lavare e devi poi gettarli."
"Per andare in giro però bisogna usare i guanti." Provo a dire.
"Ma chi ci va in giro? Io non esco più di casa dal 6 marzo!!! Ci portano la spesa i volontari del Comune e lui vorrebbe che mettessi i guanti anche per prendere da terra le buste della spesa che loro, con guanti e mascherina, ci lasciano al cancello!"
"Ma.. Perché?"
"Perché è pazzo! Ecco perché! Poi il tono di rimprovero di chi ti riprende senza motivo mi esaspera! Tu stai facendo qualcosa che sa anche lui che suggeriscono di fare, ma mentre stai serenamente facendolo ecco che con tono furiesco fa: "No! Magda! Non si fa così!"
"Vuoi dire Elena.."
"Ma certo! Ma ti assicuro che è identico! Di diverso c'è solo il nome della povera disgraziata!"
"E tu scatti."
"Eh!! Mi conosci, io non sono come la povera Magda che soffriva in silenzio, ma ti giuro che in questa prigionia e con lui così, compresi i suoi rituali ossessivi, sto pensando al suicidio come la moglie di un Furio interpretato da Veronica Pivetti!"
"Ma dai Elena! Non dirai sul serio?!!" Faccio seria e un poco preoccupata.
"Giuro Rita che, sia pure di sfuggita, ci ho pensato! Mi sento in prigione e lui ci mette un carico in più!"
"Cara, capisco, ma lui non lo cambi e devi sopravvivere comunque... Certo è esasperante uno che ti riprende senza motivo. Ma poi ti spiega il perché? Gli hai detto che, posate le buste, vai a lavarti le mani?"
"Ma certo! Ma non te lo dice il perché! Non ammette la sua follia e dice che glielo chiedo perché voglio litigare! Ma, se è lui che rompe le scatole  a me senza motivo, sono io che voglio litigare?"
"Fai una cosa Elena, fagli lo stesso tu: ogni momento digli "no, non si fa così", pure quando non ha fatto niente di scorretto sul piano della prevenzione, oppure chiedigli "ti sei lavato le mani?" pure quando sai che l'ha fatto, e così via!"
"Vendetta, insomma..." E sento che si è rasserenata e sorride.


sabato 11 aprile 2020

Pillole di ricordi... "Il cugino"

Siamo a cena. Un po' parliamo, un po' seguiamo la televisione accesa.
Ad un tratto mio marito, con tono misurato mi dice brevemente: "Tuo cugino è morto".
Dico solo lievemente sorpresa: "Chi?" Mentre alla mente mi si affaccia già l'unica possibile risposta e dico il nome.
Sì certo, non può che essere "quel" nome, perché io non ho rapporti con nessun parente, a parte una cugina più anziana di me, l'unica a cui in quasi 74 anni di vita non posso rimproverare nulla.
In fondo quello con questa unica cugina è stato un rapporto di parentela normale: un affetto sempre presente, un senso di appartenenza biologica, momenti in cui non ci siamo viste e sentite prese ciascuna dalla propria vita, ma sempre rispettate...e per questo ritrovate..
Ma il cugino, più piccolo di me di ben 12 anni, fa parte di quel nutrito gruppo di parenti che, senza colpa alcuna mia o dei miei santi genitori, si è nutrito dell'astio nato da una di quelle persone che vivono usando i propri legami familiari come un potere da esercitare allontanando le persone, anche se fra queste non vi è stato mai nessuno screzio, nessuna questione...
Ma la persona che nutre in sé l'astio, l'avversione, per motivi suoi, che possono essere i più svariati quanto ingiustificati, se non spiegati da un animo meschino, cattivo, non accontentandosi di odiare per sé, usa le persone su cui ha un potere affettivo per instillargli le ragioni del suo odio, impedendo così i rapporti normali e sereni all'interno dei rapporti parentali. 
Sono persone distruttive che invece di far crescere i legami li frantumano.
Il cugino morto aveva in sua madre una persona di questo genere.
Ella, scoprii che ero già adulta, odiava mio padre e mia nonna, colpevoli di aver cercato di dissuadere mio zio dallo sposarla.
Mia nonna aveva validi motivi, scoprii, e si servì di mio padre, essendo ella vedova, per convincere il figlio, ricordandogli certi fatti che avevano riguardato l'aspirante nuora e la di lei madre. 
Purtroppo per lei suo figlio, peraltro il suo preferito (mia nonna era di quelle madri che hanno i figli preferiti e, come diceva mio padre che non lo era e ci soffriva, era per questo una donna stupida) sposò questa donna che l'aveva pesantemente insultata, unitamente all'unica figlia femmina, tanto che avrebbe voluto trascinare in tribunale sia la giovane molto aggresssiva che sua madre per il medesimo episodio.
Avuta la presa sul suo sposo ella fece buon viso a cattivo gioco e nei rapporti con la famiglia di suo marito sorrideva, ma il sorriso non copriva l'ostilità sempre presente. L'astio poi lo spargeva anche su altri elementi della famiglia, come la sottoscritta, che ne restava sempre stupita, non essendo a conoscenza di nulla ed avendo appreso solo da adulta i motivi per i quali nonna non la voleva.
Impossibile dunque era stato vivere quegli affetti. I figli non furono mai veri, mai spontanei, chiusi nell'ostilità in eterno. Fino alla morte.
I suoi figli, se negli anni giovanili mantenevano almeno una facciata, con il passare del tempo arrivarono a non salutare, ignorando anche che ci si conoscesse se ci si incontrava...
Un comportamento per me assurdo, stupefacente, come stupefacente mi era sempre sembrato il muro di ostilità che avvertivo nei tentativi di instaurare un minimo di rapporto affettivo.
Lo zio era morto senza che loro facessero sapere nulla.
La vita intera era finita racchiusa in quell'odio.
Ora non provavo nulla per quell'uomo di cui possedevo l'immagine di lui bambino in un filmino in cui c'era anche mia nonna e che ogni tanto rivedevo. 
L'aveva girato il padre di una mia amica storica che, ospite mia un'estate nel paesino natio dei miei genitori, ci aveva girato quella breve sequenza in cui era anche lui, il cuginetto curioso che si era avvicinato al nostro gruppo. Non perché ci fosse la nostra comune nonna, egli tornava in vacanza a casa della nonna materna, nel medesimo paesetto, ma perché era un bambino un po' agitato e curioso.
Ora avevo capito quale cugino fosse morto solo perché sua madre, ancora viva, abita nello stesso palazzo dove abita la sorella di mio marito.
Lei sa tutto di questi miei parenti, ha anche assistito ad una scena in cui la mia famiglia al completo usciva da casa sua e incrociava nel piccolo androne del palazzo proprio lui, il morto, che rientrava e, terreo in volto, passava senza guardarmi in faccia: impossibile salutarlo.
"Mia sorella ha detto.. se glielo vuoi dire.." Dice mio marito.
Certo capisco. Si ripete quello che  avvenne quando morì lo zio, il fratello di mio padre. 
Mia cognata me lo disse come se dovessi comunque saperlo..
Perché mai? Nulla hanno voluto essere per me in vita e allora ancora meno in morte. Noi siamo vita e il tempo fra i due punti è trascorso. Che miseria!
Provo solo una leggera pietà.. Per quell'immagine che rivedo ogni tanto nel filmino: è arrivato 12 anni dopo di me. Ricordo ancora quando il padre ci svegliò alle 5 del mattino perché gli era nato un maschio. Ricordo il pudore stupito di mio padre che gli faceva le congratulazioni.. Non era mai contento nel rapporto con suo fratello, lo conosceva, sapeva che era un egoista, un narcisista e che non gli voleva bene: era per il trionfo della sua vanità che lo svegliava all'alba, per dirgli che lui aveva avuto il maschio che mio padre non ebbe mai e che forse aveva desiderato..
Poi mi giunsero voci su una presunta omosessualità di quel vantato maschio...
Di certo né lui né la sventurata e cattiva madre superstite divennero mai nonni.. Non solo da lui non ebbero frutti, ma nemmeno dall'altra figlia.
Che tristezza donna piena di ostilità e di rancore spalmato su tutta la famiglia di tuo marito...
Ora lui è morto da tempo e un amaro destino ti ha tolto anche tuo figlio..

giovedì 9 aprile 2020

Nonostante tutto è PASQUA, festa degli Ebrei e dei Cristiani

I Cristiani festeggiano la Resurrezione di Cristo

Gli Ebrei la Liberazione dalla schiavitù sotto l'Egitto
I cibi della Pasqua ebraica in cui ogni pietanza ha un significato legato alla tradizione della sofferenza e poi della Liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù sotto l'Egitto

Per tutti è la Festa della Primavera delle scampagnate, delle gite, del buon cibo.

Quest'anno niente gite, niente riunioni familiari: rimane il cibo..

Auguri a tutti comunque...