Cerca nel blog

domenica 29 novembre 2015

Luca De Filippo: peccato!!!


E' morto Luca De Filippo a 67 anni. Era più piccolo di me...
I giornali scrivono che il tumore che lo ha ucciso si è palesato solo poco prima di portarlo a morte..
Forse è meglio così piuttosto che il tormento di operazioni, chemioterapie e radioterapie che ho visto in tante persone che ho conosciuto, finite in mesi o un anno comunque.
Era molto bello, oltre che bravo come tutti i De Filippo, e racchiudersi nei personaggi, spesso goffi, creati dal padre, per lui era ancora più difficile che per Eduardo stesso, che aveva una faccia scavata e irregolare che lo favoriva.  
Luca in scena con il padre
Questo articolo del Corriere della Sera che ho ritrovato credo che sia la migliore celebrazione di Luca, per le parole che sia lui che suo cugino Luigi dicono, dimostrando una unione nonostante il conflitto dei loro due padri.

NEL ' 44 LA SEPARAZIONE DEI FRATELLI: DECENNI DI INCOMPRENSIONI, ORA L' ACCORDO TRA GLI EREDI

De Filippo, finisce la grande lite Pace a teatro con una commedia

Luigi: porto in scena per la prima volta un' opera di zio Eduardo

«Caro zio Eduardo, ci ritroviamo in palcoscenico: tu come autore e io come attore di una tua commedia». Una lettera immaginaria, ma commossa quella che Luigi De Filippo scrive al celebre zio, scomparso nell' 84. È la prima volta, dopo cinquantaquattro anni di carriera, che il figlio di Peppino mette in scena una commedia di Eduardo: Non ti pago debutta il 28 luglio al Teatro Romano di Benevento, nella rassegna «Sannio Estate». Dice il protagonista e regista della messinscena: «Nella mia lunga avventura artistica, è un evento. Perché ho aspettato tanto tempo? Beh, sono stato distratto da altri progetti, ma soprattutto volevo una maturità artistica che mi consentisse di affrontare Eduardo, un grande autore». L' ammirazione che il nipote nutre per lo zio è incondizionata: «Ho sempre sostenuto che il premio Nobel, oltre giustamente a Dario Fo, sarebbe stato giusto conferirlo a Eduardo: le sue opere resteranno non solo nella storia del nostro teatro, ma in quello di tutto il mondo». Ammirazione e rimpianto sincero per la lite che divise i fratelli De Filippo. Racconta: «Ero un ragazzino, quando nel 1944 si verificò la crisi: dopo 14 anni di palcoscenico, vissuto anche con la sorella Titina, decisero di dividere la compagnia. La gente mi domandava il perché, ma io mi meravigliavo: con il carattere che avevano entrambi, mi sembrava un miracolo che avessero resistito tanto tempo insieme. Avevano personalità molto forti e secondo me fecero bene a dividersi, perché in seguito poterono sperimentare, separatamente, il teatro che amavano. Il loro destino di artisti richiedeva libertà espressiva». Ma i torti e le ragioni da che parte stavano? Risponde Luigi: «Si volevano un gran bene e si stimavano. Ma Peppino era soprattutto un grande attore, voleva cimentarsi con autori diversi; mentre Eduardo era un grande autore, preferiva interpretare i suoi testi, e non quelli degli altri». Al tempo circolarono voci su contrasti di interessi tra i due fratelli, ma Luigi smentisce: «Assolutamente no. Si sono separati perché due galli in un pollaio non ci potevano stare. Peppino, anche come autore, inventava macchine comiche perfette per far scattare la risata. Eduardo andava più nel profondo, scavava nella psicologia, nell' anima dei personaggi. Anche in privato erano diversi: Peppino aveva un carattere solare; Eduardo era più introverso». Luigi, che oggi ha 74 anni, non nasconde che all' epoca soffrì molto per la crisi familiare: «Ho cercato in tutti i modi di riunirli. Ho sempre continuato ad avere un rapporto stretto con mio zio: sin da giovane mi piaceva scrivere, così gli portavo in lettura i miei testi, per avere un giudizio. Quando poi nel 1980 mio padre si ammalò, telefonai a Eduardo: ci volle un po' per convincerlo, ma alla fine venne. Fui felice, perché si erano ritrovati». Un dispiacere che Luigi condivise con la zia Titina: «Tentò di tutto per mettere pace in famiglia. Riuscì anche a organizzare qualche incontro, ma appena si parlava di teatro, i due ricominciavano a litigare. Mi addolora che sia morta nel ' 63, senza vederli riappacificati». Spesso, quando si litiga fra parenti, ne risentono anche le generazioni successive. È stato così anche tra Luigi e il cugino Luca, figlio di Eduardo? Assicura Luigi: «Non ci siamo molto frequentati quando i nostri padri erano in vita, ma non ne abbiamo subito i malumori. Anche se in palcoscenico non abbiamo lavorato mai insieme, ci stimiamo molto. Ci hanno chiesto di recitare insieme, ma Luca ed io non vogliamo far rivivere fantasmi del passato: personalità eccezionali come i nostri genitori, non possono resuscitare attraverso di noi. Forse, se trovassimo un testo inedito dei De Filippo, mai interpretato da Peppino e Eduardo, chissà...». Luigi nega difficoltà nell' ottenere i diritti delle opere di Eduardo: «Luca giustamente non vuole inflazionare il mercato, ma non mi risulta sia difficile nella cessione dei diritti, al contrario...». Ma perché proprio Non ti pago? Risponde: «Perché da ragazzino, avevo 12 anni, assistetti alla nascita in palcoscenico di quest' opera, recitata proprio dai tre fratelli: un' indimenticabile lezione di teatro. Rammento che in famiglia si rideva del fatto che il personaggio di Don Ferdinando, all' epoca impersonato da Eduardo, testardo, pirandelliano nella sua lucida follia, era Eduardo stesso con il suo carattere». Lo spettacolo che debutta a Benevento rientra in un più ampio progetto che Luigi dedica alla sua tradizione familiare, una trilogia che si intitola Casa De Filippo: nella passata stagione ha portato in scena Non è vero ma ci credo del padre; ora si cimenta in Non ti pago (a ottobre al San Babila di Milano poi al Quirino di Roma); e fra due anni rappresenterà una propria commedia, Tutto suo padre. Conclude: «Un omaggio alla leggenda dei De Filippo, 150 anni di storia teatrale, che per fortuna ancora continua». 
Luca, 56 anni, è figlio di Eduardo. Attore, ma anche regista teatrale, esordisce a 7 anni in una commedia del padre. Nell' 83 fonda la sua compagnia. Nel 2003 ha recitato in «Napoli milionaria», diretto da Francesco Rosi LUCA «Mio cugino è un bravo attore, gli auguro successo» È contento Luca De Filippo: «Seguo da anni mio cugino Luigi come attore: è molto bravo e giustamente ha scelto questo testo, perché il ruolo di Don Ferdinando è perfetto per lui. Sono certo che avrà un grande successo». Il figlio di Eduardo non vuole sentir parlare delle crisi del passato: «Sarebbe banale affermare che questa messinscena rappresenti una sorta di "pietra sopra" su ciò che è avvenuto sessant' anni fa e con cui né Luigi né io abbiamo a che fare. Lo spettacolo che debutterà a Benevento è un avvenimento artistico di per sé, al di fuori di tutto: io andrò a vederlo, non per suggellare chissà quale rappacificazione, ma solo perché mio cugino è un bravo attore e regista». Concorda con Luigi, riguardo all' eventualità di allestire insieme un lavoro teatrale: «È vero, ci hanno chiesto di recitare insieme e capisco che tale richiesta è dettata da una forte curiosità, che riguarda il passato, e anche da ragioni "commerciali". Condivido l' analisi esatta che fa Luigi: sarebbe come voler far rivivere dei fantasmi. Ma, come lui, aggiungo che, se mai si verificasse una ragione artistica reale e significativa, per cui valesse la pena lavorare insieme, sarebbe giusto e bello farlo». 
Costantini Emilia
Pagina 26
(26 luglio 2004) - Corriere della Sera

Errore di valutazione

Da: La Tecnica della Scuola

Lascia l’incarico il preside che ha cancellato le feste per il Natale a scuola

 Sabato, 28 Novembre 2015
Prima le polemiche, poi le richieste di spiegazioni del Miur: il preside dell'Istituto di Rozzano non ha retto la pressione.
E ha lasciato la reggenza della scuola cui aveva 'cancellato' gli eventi natalizi. Deve essersi sentito stretto in una morsa, Marco Parma. In mattinata, sabato 28 novembre, l'assessore all'Istruzione della Regione Lombardia, Valentina Aprea, aveva chiesto formalmente al direttore generale dell'Ufficio Scolastico per la Lombardia, la dottoressa Delia Campanelli, di convocare un incontro a tre con il preside della scuola di Rozzano perché "le istituzioni vogliono e devono comprendere le motivazioni che stanno alla base del grave gesto da lui compiuto nel cancellare ogni iniziativa scolastica che riguarda il Natale cristiano".
Di lì a poco, la richiesta è stata girata al preside, convocato d’urgenza per lunedì proprio dall'Usr lombardo. L'incontro a tre, però, non si farà mai: prima è trapelato che il preside 63enne avrebbe anche scritto una lettera allo stesso ufficio periferico del Miur. Per spiegare che la decisioni di non autorizzare feste di carattere religioso a scuola sia stata presa per non creare situazioni di disagio tra i bambini, soprattutto in un momento delicato come quello che si sta attraversando, dopo gli attentati di Parigi.

Perché quell’istituto comprensivo da lui diretto, il Garofani, è frequentato da un migliaio di studenti, dalle materne alle medie. Il 20% sono di origini straniere. Per questo il preside ha deciso di rinviare il solito Concerto di Natale dei bimbi della primaria al 21 gennaio, trasformandolo in concerto di inverno, mentre quelli delle medie terranno l'evento natalizio il 17 dicembre in un teatro fuori scuola.
"Le beghe degli adulti non devono ricadere sui bimbi e a me interessa solo che a scuola ogni momento sia condivisibile per tutti e che nulla possa creare imbarazzo o disagio a qualcuno - aveva detto ieri mentre infuriavano le polemiche - Credo sia un passo avanti verso l'integrazione e non indietro rispettare la sensibilità di chi la pensa diversamente, ha altre culture o religioni - ribatte il preside - Questa è una scuola multietnica, sarebbe stato giusto se nelle feste di classe una parte dei bambini avessero cantato della canzoni dalle quali erano esclusi altri? E poi dopo quello che è successo a Parigi qualcuno lo avrebbe considerato una provocazione".
In giornata, però, i commenti negativi per la sua scelta si sono moltiplicati. Un riferimento, seppure indiretto, è giunto persino dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, interpellato sulla faccenda mentre era in visita al teatro Pirandello di Agrigento. "Quest'anno si fa il presepe al Viminale. L'idea dell'integrazione non presuppone di cancellare la propria identità", ha tenuto a dire Alfano.
Per il preside Marco Parma la pressione, evidentemente, è diventata insopportabile: in serata, da fonti della Regione Lombardia, riportate dall’Ansa, è trapelato che “ha rimesso il mandato di reggente ma limitatamente alla scuola primaria dell'istituto comprensivo Garofani di Rozzano”. La cui reggenza verrà sicuramente affidata ad un preside meno intransigente e più cattolico.


Per chi non lo sapesse avere la Reggenza di una scuola o parte di essa significa SOLDI in più nella busta paga del Preside.
Questo discutibile, e non solo per me, Reggente non si presenta neppure al confronto con i rappresentanti del Ministero, preferendo defilarsi rinunciando alla reggenza della sola scuola elementare.
Insomma la scuola media se la tiene stretta perché i soldi servono.
La Reggenza comporta che il Preside, titolare in una scuola, se ne prende pure un'altra perché vacante di un Preside.
Come si possa, nel coacervo di impegni che, soprattutto con le norme della cosiddetta Buona Scuola, cadono in capo ai Dirigenti Scolastici, nuovi compiti nuova dicitura, arrivare a fare bene tutto, non si sa.
Ma questo discusso personaggio ha avuto una pulsione a cancellare una festa scolastica che non avrebbe ferito nessuno, tantomeno bambini che con gli eventi di Parigi, da lui evocati a giustificazione della sua discutibile scelta, non hanno proprio a che fare. Persino alcuni genitori di religione islamica, intervistati, hanno detto saggiamente che "a loro qualsiasi festa va bene, purché si faccia allegria per i bambini".
Quindi NON di "beghe fra adulti" si tratta, quanto di costruzioni mentali del tutto personali del Prof. Marco Parma molto preoccupanti, non esistendo alcuna "bega fra adulti che ricade sui bambini" in quanto gli eventi di Parigi non sono beghe, ma un fenomeno vasto su scala mondiale che si chiama TERRORISMO. 

Infine un commento sull'ultima frase dell'articolo di : NON C'E' alcun bisogno di un Dirigente Scolastico Cattolico per gestire la Scuola Primaria con BUONSENSO, posso assicurare che Dirigenti Scolastici assolutamente laici e addirittura atei hanno criticato la scelta di questo Preside che Giuliani definisce intransigente ma che non lo è affatto: è un'altra cosa.