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venerdì 13 gennaio 2017

Affari "de' monnezza"

Da: Affari Italiani.it 5 gennaio 2017

Rifiuti, il processo Cerroni diventa “soap”. “La verità sul Supremo e il clan”

Il Supremo l'ho inventato io. Acea e Ama: i nomi degli amici che hanno fatto carriera”


di Valentina Renzopaoli

Il processo sulla gestione dei rifiuti nel Lazio e al “supremo” Cerroni si trasforma in una soap opera: entra in scena la vedova di Arcangelo Spagnoli, considerato dalla Procura di Roma figura chiave del “sistema Cerroni”, e a piazzale Clodio si accende lo show. La signora Debora Tavilla, è un fiume in piena.



CERRONI: Proprietario della discarica di rifiuti "Malagrotta" che per anni, nonostante le normative europee, ha continuato a funzionare e ad arricchirlo grazie al Comune di Roma che non ha trovato altre soluzioni. 

Sentita come testimone “de relata” del pm Alberto Galanti, parla per due ore di fila, inondando la Corte con uno tzunami di informazioni, commenti, rumors, gossip, malcelato rancore e confessioni personali. Alla fine l'esame del teste assomiglia più che altro ad una seduta di psicoterapia che alterna momenti di grande melodramma.
Interrogata dal pm, Debora Tavilla (dipendente di Acea e Acea Ato 2 dal 1999 al 2010  e licenziata dopo una causa contro l'azienda) ha ripercorso le tappe della vita privata e professionale del marito, Arcangelo Spagnoli, dirigente pubblico che ha a lungo rivestito la carica di Responsabile Unico del Procedimento in seno all’Ufficio del Commissario Straordinario per l’Emergenza Ambientale della Regione Lazio.

Una posizione conquistata dopo una carriera politica, prima nell'ambito del Partito Socialista, poi come consigliere capitolino, poi come funzionario regionale, capace di rimanere in contatto con personaggi noti della politica romana. “Tutto quello che ha fatto non lo ha fatto da solo”, ha sentenziato la signora parlando “affettuosamente” del marito, da cui si era separata nel 2009, dopo aver scoperto che lui aveva acquistato un appartamento in via dell'Aeronautica all'Eur, senza dirle nulla.

Una capacità, quella di tessere rapporti, che aveva consentito a Spagnoli di conoscere e stringere amicizia anche con l'illustre Manlio Cerroni, anzi con il “Supremo”, “titolo” entrato ormai nel gergo comune degli affari romani, che sarebbe stata proprio lei a coniare. “Mio marito mi parlava di Cerroni con immensa stima, come di una persona molto in gamba che stava salvando Roma. Ed era orgoglioso di aver guadagnato, a sua volta, la sua stima”, racconta il teste. “Conoscere Cerroni era considerato un grande privilegio e così mi venne in mente il soprannome “Il Supremo”, che poi iniziarono ad usare tutti”.

Stando a quanto racconta la signora, Spagnoli e Cerroni si sarebbero conosciuti  tra il 2006 e il 2007, quindi durante la gestione del Commissario Delegato ai rifiuti della Regione Lazio. In quel periodo Ama, Acea e il gruppo Colari stavano lavorando per creare il Consorzio Co.E.Ma che avrebbe dovuto realizzare e gestire un impianto di termovalorizzazione su un terreno della Pontina Ambiente. “Mio marito lavorava tantissimo, aveva un vero e proprio furore per il lavoro e spesso litigavamo per questo. Sperava in un incarico importante nel Coema. Mi disse che Cerroni, l'Ad di Acea Andrea Mangoni e il presidente di Acea Ato 2 Biagio Eramo gli avevano promesso  un ruolo importante a livello dirigenziale, perché era considerato un grandissimo esperto di rifiuti, diceva lui”.

Ma la signora, che ha un contenzioso mai sopito con Acea per una sua storia personale professionale, è un'onda inarrestabile e la deposizione è l'occasione succulenta per togliersi pur qualche sassolino dalla scarpa: “Cerroni era ritenuto un personaggio importante e conosco gente che ha fatto una grande e fulminea carriera in Acea e Acea Ato 2 solo perché era amico di Cerroni o amico di amici o perché veniva da Pisoniano anche se non sapeva mettere in fila due parole”.

“Di chi sta parlando? Faccia i nomi” gli chiede il pubblico ministero. E lei, snocciola nomi e cognomi: “Per esempio Enzo Aureli, era entrato come operaio in un depuratore, per carità un grande lavoratore, ma non si sa come in pochi anni è diventato dirigente. Certo non posso dimostrare che Cerroni lo abbia personalmente raccomandato ma ho fatto due più due”, dice.

E nello tzunami Tavilla ci finisce pure il figlio di un nome illustre. Dice la Tavilla: “... E poi Camillo Toro, il figlio incompetente del procuratore capo di Roma Achille Toro. Era un mio collega, lui ha pure patteggiato una condanna a sei mesi per rilevazione del segreto d'ufficio ma continua a lavorare in Acea... mentre io sono fuori, con il curriculum che mi ritrovo, pieno di esperienza e master”.

E tra rivelazioni e rivendicazioni c'è ampio spazio anche per l'aneddotica spinta: “Lavorando nello staff della comunicazione di Acea ho avuto modo di vedere parecchie volte Cerroni arrivare in sede. Aveva il suo budge personale senza nominativo che gli aveva procurato la segretaria di Mangoni. Poi andava in riunione nella stanza di Eramo  e le segreterie tiravano fuori le tazzine del servizio buono di ceramiche perché lui non gradiva il bicchiere di plastica. E tutti i cellulari rimanevano fuori dalla stanza. In realtà questa era una consuetudine in Acea. Chi entrava nell'ufficio di Eramo doveva lasciare il telefonino fuori”, conclude.

Debora Tavilla è la terzultima teste della lista pubblico ministero, a due anni e mezzo dall'inizio del processo immediato e a tre esatti dal blitz che portò in carcere Manlio Cerroni e i suoi “sodali” accusati di associazione a delinquere. La testimonianza del 5 gennaio 2017 è stata la prima volta in cui i presenti hanno strabuzzato gli occhi e malcelato i sorrisi.

Purtroppo, nonostante la colorita testimonianza di questa signora, c'è ben poco da ridere per i contribuenti Italiani, che scoprono sempre più quanto di poco pulito, poco lineare, ci sia nella gestione degli Apparati pubblici.
Questo processo è penale, naturalmente, ma per le questioni civili Cerroni ed io abbiamo lo stesso avvocato, una simpatica persona che è anche amico di uno dei miei figli.
Ovviamente "Il Supremo" piace a tutti, in quanto elargisce denaro..
Ma fa parte di un sistema che ha fiaccato la resistenza e la fiducia degli Italiani che davvero questa Italia, così ridotta, si possa cambiare.

Massoneria: né Giustizia, né Stato

Da: Affaritaliani.it

Occhionero, Renzi, Draghi. Magaldi: "Ecco i segreti del caso cybersecurity"

Il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi: "Cyberspionaggio e Occhionero: ecco tutti i segreti"

l clamoroso caso delcyberspionaggio è sulla bocca di tutti. L'attività di hackeraggio che, stando alle indagini della Procura di Roma, avrebbero condotto i fratelli Occhionero ai danni delle più importanti cariche pubbliche compresi Matteo Renzi Mario Draghi, è tanto vasta quanto oscura. Tutti si interrogano sui motivi di questa gigantesca attività di raccolta dati. Quali erano le finalità degli Occhionero? Chi sono davvero i due fratelli? C'era qualcuno dietro di loro a manovrarli? E loro ne erano consapevoli? Domande inevitabili.Le teorie e le ipotesi a riguardo si susseguono. Tra queste teorie, più o meno verosimili, Affaritaliani.it ha raccolto in questi giorni diverse testimonianze tra cui oggi quella avanzata da Gioele Magaldi, gran maestro del Grande Oriente Democraticomovimento massonico di area progressista nato dopo la scissione dal Grande Oriente d'Italia. Rispondendo alle domande in forma rigorosamente scritta come lui stesso ha richiesto ad Affari, Magaldi, autore del libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges” (Chiarelettere), rilascia una serie di dichiarazioni clamorose, che pubblichiamo per completezza e dovere di cronaca, che riguardano diversi personaggi tra i quali Mario Monti, Anna Maria Tarantola, Marco Carrai e gli stessi Renzi e Draghi ai quali, ovviamente, Affari fornirà in qualsiasi momento la possibilità di replica alle tesi indubbiamente reboanti di Magaldi.

GIOELE MAGALDI:  gran maestro del Grande Oriente Democratico


Gioele Magaldi, chi sono davvero gli Occhionero? Quali sono i loro contatti?

Giulio e Francesca Romana Occhionero hanno agito in piena sintonia e reciproca consapevolezza di quello che ciascuno faceva. E sono stati coperti e protetti, per anni, accumulando molti dati sensibili a favore di chi li proteggeva e ispirava. Lo ripeto: i fratelli Occhionero hanno accumulato, per conto terzi, una mole infinitamente più grande di dati rispetto a quella sinora scoperta dagli investigatori. Giulio Occhionero ambiva a far parte di una specifica Ur-Lodge (superloggia) sovranazionale, operante principalmente tra Usa, Regno Unito, Malta e il Medio Oriente. Al fratello Occhionero stava stretta l’appartenenza ad una loggia, la “Paolo Ungari-Nicola Ricciotti Pensiero e Azione” all’Oriente di Roma, che fa parte di una Obbedienza ordinaria e nazionale come il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, cioè di una di quelle entità massoniche ormai in stato di declino e di relativa marginalità rispetto a quei circuiti delle superlogge che ho iniziato a descrivere nel libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, Chiarelettere, Milano 2014, e che continuerò a illustrare nel secondo volume della serie di “Massoni”, di prossima pubblicazione, intitolato “Globalizzazione e Massoneria”.

Possono davvero aver fatto tutto da soli?

Come dicevo prima, Giulio Occhionero ma anche la sorella Francesca Romana coltivavano l’ambizione di essere ammessi a una specifica superloggia sovranazionale. Si tratta della “White Eagle”. Hanno agito su commissione di personaggi collegati come affiliati o come ‘compagni di strada/aspiranti affiliati’ di questa Ur-Lodge.

Qual è il ruolo della massoneria in questa vicenda?

La massoneria sempre meno rilevante del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani c’entra poco, con questa intrigata vicenda. Poco, ma in qualche modo c’entra. Lo ‘spionaggio’ ai danni di alcuni Dignitari del GOI era soprattutto un’esigenza personalistica di Giulio Occhionero, qualcosa di irrilevante per i suoi mandanti in ‘super-grembiulino’. Invece, la sorveglianza del Gran Maestro Stefano Bisi va ricondotta allo spionaggio sul fratello Mario Draghi (mi dicono avvenuta anche su altre utenze rispetto a quelle sin qui individuate dagli investigatori), di cui Bisi è in qualche modo un servizievole esecutore per questioni massoniche di natura locale. Ciò, sin dai tempi del ‘groviglio armonioso’ legato al Monte dei Paschi di Siena, allorché Draghi, come Governatore di Bankitalia, non vigilò adeguatamente su alcune condotte del management della banca senese e Bisi, come massone e giornalista (caporedattore e poi vicedirettore del Corriere di Siena) influente a Siena, aveva le mani in pasta in diverse questioni MPS, ispirando la sua azione di concerto con il fratello Draghi e con la sorella libera muratrice Anna Maria Tarantola, capo della Vigilanza di Bankitalia, la quale, in virtù della sua clamorosa ‘mancata vigilanza’ sulle questioni più scabrose in capo a MPS, fu premiata dal massone Mario Monti con la nomina a Presidente RAI nel 2012. La massoneria che invece c’entra molto, con tutto questo affaire del cyber spionaggio imputato ai fratelli Occhionero, è quella della Ur-Lodge sovranazionale neoaristocratica “White Eagle”.

Chi potrebbe essere il committente del cyberspionaggio?

Se dal nome della superloggia sovranazionale coinvolta andiamo nel particolare dei personaggi che hanno fatto da tramite con Giulio e Francesca Romana Occhionero, la questione si fa clamorosa. Uno dei personaggi che consiglio agli inquirenti di ascoltare con attenzione su questa vicenda è il massone conservatore e reazionario Micheal Leeden, appunto affiliato di peso alla “White Eagle”. Un altro personaggio che varrebbe la pena sentire come ‘persona informata dei fatti’ è Marco Carrai, wannabe supermassone (con specifica propensione proprio verso la “White Eagle”) come il suo caro amico Matteo Renzi.

Quale potrebbe essere l'obiettivo di questa attività di spionaggio?

Qualcuno, per anni, ha raccolto e utilizzato le informazioni sensibili che i fratelli Occhionero gli hanno passato, coprendone e proteggendone in vario modo le attività. Cari e fraterni amici in capo a importanti strutture di intelligence militare e civile di area euro-atlantica mi dicono che, da qualche tempo, Giulio e Francesca Romana Occhionero erano diventati ‘sacrificabili’ per ottenere, cinicamente, attraverso uno scandalo fatto scoppiare ad arte sulla loro vicenda, una ristrutturazione della cybersecurity italiana a livello nazionale. Una ristrutturazione che, sin qui, non si era potuta realizzare e che avrebbe potuto portare al suo vertice una persona gradita a Matteo Renzi, ma sgradita a diversi ambienti massonico-progressisti dell’intelligence italiana e statunitense, con cui quella italiana tradizionalmente collabora in modo privilegiato. Ciascuno faccia le sue debite deduzioni e, per parte mia, mi riservo di approfondire (c’è molto da dire anche sulla simbologia massonica del nome “Eye Pyramid”) in altre sedi e occasioni le informazioni che acquisirò nel corso del tempo su tutta questa clamorosa vicenda. Di certo, la massoneria del Grande Oriente Democratico (sito ufficiale: www.grandeoriente- democratico.com) e i circuiti liberomuratori progressisti sovranazionali vigileranno attentamente affinché nessuno strumentalizzi questo scandalo per far conferire ad ‘amici degli amici’ incarichi tali da mettere in pericolo proprio quella sicurezza nazionale informatica italiana che si pretenderebbe di voler tutelare. Analoga vigilanza sarà esercitata, sul piano politico, dal Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com) da me presieduto, particolarmente impegnato nella salvaguardia di quel sistema di pesi e contrappesi nelle istituzioni (e nelle strutture di cyber security e intelligence tout-court) che soli possono davvero garantire la democrazia liberale sostanziale e il diritto alla privacy per ogni cittadino.


Letto che Giulio Occhionero aveva fatto parte di una Loggia Massonica, sia pure, da quello che rileva Magaldi, non molto importante, unito al fatto che egli ha fatto parte per due anni del Comitato Investimenti del Monte dei Paschi di Siena, ho pensato che tutto questo scandalo poteva essere frutto di una guerra fra Logge, dunque tutto dovuto proprio alla Massoneria.
Ma il mio è stato soltanto un pensiero deduttivo... Niente di più...



Un bel passato, un presente angoscioso

Da: Huffington Post



Marisa Ferrari Occhionero: "I miei figli ricchi e spioni? Gli pagavo ancora la pizza"

La madre dei fratelli Occhionero - Giulio e Francesca Maria sono stati arrestati con l'accusa di cyberspionaggio ai danni di personaggi delle istituzioni, tra cui Matteo Renzi e Mario Draghi - difende a spada tratta i suoi ragazzi. Li chiama proprio ragazzi in un colloquio con il Corriere della sera, nonostante i due siano già adulti da un pezzo. Secondo lei se i suoi figli sono così abili con il computer lo Stato li dovrebbe assumere.

 «Ma quali spioni? Se fossero così bravi, i miei figli, Giulio e Francesca Maria, così abili con i computer, allora lo Stato non li dovrebbe prendere a lavorare? Potrebbero dare una mano ai nostri servizi, no? La verità, purtroppo, è solo un’altra e ben più amara: con questa storia me li hanno proprio fatti a pezzi i miei ragazzi. Tri-tu-ra-ti». La professoressa Marisa Ferrari Occhionero, sociologa di fama internazionale, ex docente della Sapienza, editor della International review of Sociology, con libri tradotti in tante lingue (quello a cui è più affezionata s’intitola «Disagio sociale e malessere generazionale») ora non fa che rispondere al telefono nel salotto di casa, a Vigna Clara, con il gatto rosso Lancillotto che le si strofina sulle gambe. «Anch’io sto malissimo, ho avuto problemi di cuore e questa cosa certo non mi giova...», dice senza perdere il suo aplomb di donna fascinosa.
La stanno chiamando da almeno 48 ore ex colleghi, allievi, amici, parenti, per esprimerle tutti solidarietà. Il suo, con loro, è uno sfogo lungo e doloroso: «Ho letto sui giornali che Giulio e Francesca Maria sarebbero super ricchi e condurrebbero una vita da nababbi. Ma allora perché stanno con le pezze al sedere? Sono almeno 5 anni che non li pagano. Da quando la loro società, la Westlands, sta ancora aspettando di ricevere soldi non so da chi, non di sicuro dal governo americano, credo piuttosto da Taranto, dove sapevo che dovevano partecipare a qualche lavoro per il porto».
Già, la vita da ricchi. Marisa Ferrari Occhionero sorride e alza le spalle alle obiezioni degli amici che hanno letto delle feste mondane. «Lusso? Giulio è in affitto a 800 euro al mese in periferia. Io pure sono in affitto. A mia figlia Francesca Maria ho pagato il mutuo per comprare l’abitazione. Ho dovuto vendere per 50 mila euro una casetta a Santa Marinella». E le cene di lusso e i salotti? «Francesca Maria è sposata da vent’anni con il professor Gabriele Favero, professore di chimica, conosciuto trent’anni fa sui banchi dell’università e sono io a invitarli fuori a mangiarci una pizza di tanto in tanto. Tutte balle. Hanno scritto persino di supercar. Ne vogliamo parlare? Giulio guida la mia vecchia Yaris del 2001 e così io non ho più neanche la macchina, Francesca ha una Fiat 500 e un’altra auto è stata proprio rottamata...».
Francesca e Giulio Occhionero 




I miei figli più grandi mi hanno telefonato dopo un giorno o due che il cognome Occhionero era sbattuto sulle pagine dei giornali e nei TG per chiedermi se si trattava proprio degli Occhionero che conoscevamo e che abbiamo frequentato molti anni fa per affettuosa amicizia, essendo Franco Occhionero, uno dei Fisici più prestigiosi che abbiamo avuto in Italia fino alla sua prematura morte, amico e collega di mio marito.
Ho detto subito di no ad entrambe le telefonate, sicura che così non poteva essere. Mia figlia però ricordava che il figlio maschio si chiamava proprio Giulio, mentre io, forse per la vecchiaia, ricordavo Lorenzo, dunque per me non era possibile.. Anche mio marito era perplesso e avevamo pensato che, al massimo, poteva trattarsi di parenti con lo stesso cognome, se non addirittura, come spesso accade, con il medesimo cognome ma senza alcuna parentela.
Ma quando il TG ha fatto il nome della madre purtroppo non vi sono stati più dubbi che non fossero proprio loro.
Marisa, bellissima donna, colta e di garbatissimi modi, amica generosa che, tanti anni fa, sapendo che cercavo lavoro, mi offrì di fare dei rilievi statistici per la sua Cattedra, allora facente parte della Facoltà di Statistica dell'Università "Sapienza" di Roma. Lavoro che non feci, ma di cui le fui grata comunque per la sua sensibilità e comprensione per la difficoltà che stavo attraversando e che poi risolsi accettando altri lavori... 
Come sia potuto accadere tutto questo non so: sono sbalordita ed addolorata.
Di Giulio ricordo un episodio che mi raccontarono i suoi genitori a cena nella mia casa di Roma di allora: aveva messo le sue inconsapevoli manine sul vetro del forno acceso il quale, evidentemente non abbastanza isolato, era caldo al punto che il bimbo vi rimase attaccato con le manine e quando i genitori, costernati, gliele avevano staccate, sul vetro era rimasta la pelle in un'impronta impressionante ma fortunatamente superficiale e senza gravi conseguenze: Giulio aveva allora forse 5 anni!
L'ultima volta che stemmo insieme fu qui, nella mia villetta dei Castelli Romani, vennero Franco e Marisa con la loro figlia Francesca, allora tredicenne...
Ne è passato del tempo.. La vita, gli impegni diversi, a volte fanno sì che non ci si veda più per tanto tempo, senza strappi o cattiva volontà... Poi apprendemmo che Franco si era ammalato e mio marito lo rincontrò all'Università che già era stato operato, forse era il 1999... Sembrava stare meglio. Poi, forse due o tre anni dopo, apprendemmo da comuni conoscenze universitarie che era morto...
Voci dicevano che fosse morto solo.. Sapendo che bella coppia fossero lui e Marisa non potetti crederci. La cercai per dirle il nostro dispiacere, la nostra partecipazione.. Ma a causa di un mio errore la cercai con il cognome del suo patrigno, essendo la madre vedova di guerra e risposata con un valoroso generale dei Carabinieri.. Invece all'Università ella era la Prof.ssa Ferrari.. Non potei dunque sapere se quelle voci che giravano in Ateneo fossero vere. Ora so che non erano vere affatto: Franco quando si è ammalato ha avuto accanto tutta la sua famiglia e anche i parenti di Marisa. 
Spero che per i due figli di Franco e Marisa tutto si chiarisca al meglio e al più presto.