venerdì 30 marzo 2012

Mi hanno segnalato questa cosa...

Da: Libero.it - di Francesco Borgonovo

Sobrietà lady Monti si mette a nudo: intervista a "Chi"

La first lady rilascia un'intervista al settimanale "Chi": racconta l'amore e la vita negli States a Bruxelles e a Roma con il premier

Mario Monti il giorno del suo matrimonio

Dopo Michelle Obama, Elsa Monti. Alfonso Signorini, per imprimere l’annunciata sterzata verso la sobrietà al suo Chi, ha deciso di abbeverarsi direttamente alla fonte: la consorte del premier. Sbatti la Monti in prima pagina, dunque, con ampio articolo di dodici pagine, adeguatamente illustrato dalle foto di Mario Sestino.

Non riporto l'articolo di Libero.it che commenta l'avvenimento perché è volutamente ironico e, a mio avviso, irrispettoso. Ovvi poi i commenti dei lettori: tutti al veleno...

Credo che la Signora Monti abbia sbagliato a concedere l'intervista ad un settimanale da tutti conosciuto di "gossip". Forse l'ha tratta in inganno il precedente della Signora Obama... Ma Michelle Obama non può avere il polso della situazione italiana e la sensibilità di chi in Italia vive. Dunque può essere assolta se ha dato retta ad uno come Signorini...
Le rare volte che mi concedo il parrucchiere per tagliare i capelli, vedo queste riviste che Ezio Greggio ha immortalato come "Spetteguless" con la sua vis comica e, anche provando a sfogliarle mentre mi asciugano la testa, debbo dire che sento immediatamente un calo neuronico e mi sembra di scendere nella più nauseante deficienza! Per questo debbo smettere subito, li ripongo e mi interrogo un poco depressa sullo stato delle menti che li leggono.
Penso che la Signora Monti abbia commesso un'ingenuità, essendo una signora borghese, benestante, beneducata, ma lontana dal popolo e dalle malizie della politica e di certo giornalismo...
Era meglio che il popolo non sapesse che Mario Monti porta le cravatte che gli ha regalato Berlusconi.

Scienza in faticosa salita

Da: ANSA.it

Neutrini, si è dimesso il fisico Ereditato

Dal suo esperimento i neutrini sembravano piu' veloci della luce


Il fisico Antonio Ereditato
Il fisico Antonio Ereditato

ROMA  - Si e' dimesso il fisico Antonio Ereditato, coordinatore della collaborazione Opera i cui dati nel settembre scorso indicavano i neutrini come piu' veloci della luce. Lo si apprende dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
 Le dimissioni sono state presentate da Ereditato in seguito alla presentazione, da parte di alcuni membri di Opera, di una mozione che chiedeva le dimissioni del ricercatore dalla guida della collaborazione. La mozione non è passata, a quanto si apprende, ma ha di fatto creato una spaccatura fra i ricercatori. Su questa base Ereditato ha ritenuto opportuno dimettersi in quanto la collaborazione non sarebbe più stata gestibile. Da parte del fisico al momento c'é solo un "no comment".

Caso più unico che raro anche nel campo della Scienza, non solo della Politica Italiana, dove nessuno  si dimette mai... anzi ... con incredibile faccia tosta c'è gente che addirittura trucca i dati pur di pubblicare o far parlare di sé ed essere invitato in televisione. Bisogna essere stato molto vicino a certi ambienti per essersi tolta ogni illusione anche in un campo che è visto quasi "sacro".
Ci sono uomini di ogni tipo anche lì. I Grandi si distinguono per la semplicità, perché la Grandezza non ha bisogno di autoreferenziarsi, di millantare, di esibizioni narcisistiche: brilla di luce propria e ne è quasi inconsapevole nel suo distacco...

Altra cosa è l'errore non voluto e riconosciuto, che fa parte del percorso della ricerca scientifica. Esplorando il limite della conoscenza per poter dare anche un minimo apporto nuovo è possibile sbagliare, lo sanno bene i ricercatori sperimentali che, quando sono seri (gli altri non li prendiamo in considerazione), hanno il terrore proprio dell'errore strumentale nella misura... Ma, per quanto si possa essere accorti, questo può accadere. Ci sono tanti casi nella storia della sperimentazione scientifica. Ricordate la controversa ed agognata Fusione Fredda?
     
Da: Nexteme - di: Francesca Mancuso

Il MIT prova la fusione fredda? Dopo la batosta degli scettici australiani, secondo i quali i risultati positivi dell'E-Cat potrebbero essere il frutto di un errore in fase di test, pare che il Massachusetts Institute of Tecnhology sia intenzionato ad approfondire la questione E-Cat, o meglio le LENR.
Secondo quanto si legge su Ecatnews.com, il dottor Mitchell Swartz ha eseguito una dimostrazione per gli studenti del corso del Professor Peter Hagelstein per la fusione fredda. La demo che ha avuto luogo il 30 ed il 31 gennaio (anche se i lavori sono durati sette giorni) segue la prima dimostrazione aperta sulla fusione fredda presso il MIT, che risale al lontano 2003.
Il JET Energy NANOR(TM) avrebbe dunque dimostrato che attraverso la fusione fredda è stato possibile avere un aumento significativo di energia, dieci volte maggiore rispetto a quella in entrata. Un risultato ben più propizio rispetto all'ultimo test del 2003.
Secondo quanto si legge su Cold Fusion Time, inoltre, questa dimostrazione è importante anche perché ha confermato il ruolo delle nanotecnologie nel consentire la produzione di energia attraverso tale processo nucleare.
La tecnologia di JET Energy potrebbe dunque cominciare ad intaccare alcuni preconcetti, spesso citati dagli scettici riguardo alla possibilità di realizzare strumenti in grado di produrre una maggiore quantità di energia in uscita, rispetto a quella in entrata, attraverso le LENR.
A questo punto, dando ipoteticamente per buono l'esperimento condotto al MIT, anche l'idea di Rossi, scettici australiani a parte, potrebbe essere vincente.
Ma, come hanno precisato in un'intervista gli esperti dell'Enea, che non si sono sbilanciati nel giudicare l'operato di Rossi e dell'E-Cat, c'è  "un principio basilare ed irrinunciabile della ricerca scientifica: qualsiasi esperimento per essere riconosciuto ed accettato deve essere riproducibile".

"Provando e riprovando" Questo il messaggio del Grande Galileo Galilei.

Umiliazione e Ricatto

Da: Il Giornale.it - di Fausto Biloslavo

La Lexie lascerà l’India ...se paga ancora

Il ministro della Difesa Di Paola incontra per la prima volta in carcere i due militari prigionieri

Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, incontra i due marò dietro le sbarre in India. Ed i fucilieri di marina, in contemporanea, fanno pubblicare un messaggio su Facebook rivolto a chi li sostiene: «Con la vostra spontaneità e il vostro cuore ci avete reso ancora più forti, ancora più italiani.

"Grazie per tutte le lettere che ci avete inviato e per quelle che ci invierete, preziose per il nostro spirito ".
Il messaggio è stato pubblicato sulla sua bacheca da Franca Latorre, che lo ha ricevuto dal fratello Massimiliano a nome anche dell' altro marò agli arresti, Salvatore Girone. «Ciao a tutti, voglio ringraziarvi per l'affetto, l'interesse ed il calore con cui sino ad oggi ci avete impreziosito- si può leggere su Facebook- . Un grazie anche a coloro che sono contro di noi, perchè vuol dire che hanno impegnato anche un solo secondo per rivolgerci il loro pensiero ». E ancora Latorre e Girone si chiedono: «Se non ci fosse la sofferenza come potremmo riconoscere la gioia?».
In India si teme che i nostri militari dovranno restarci ancora a lungo, ma si sta aprendo uno spiraglio sulla petroliera «Enrica Lexie», che i fucilieri di Marina difendevano dai pirati, costretta agli ormeggi a Kochi da un mese e mezzo. La nave italiana potrà forse ripartire martedì o mercoledì, ma prima l'armatore napoletano, Fratelli D'Amato, dovrà sborsare altri 586mila dollari di deposito, che si aggiungono ai 650mila di cauzione. Non solo: le autorità indiane vogliono interrogare di nuovo i quattro marò del nucleo di protezione anti pirateria rimasti a bordo.
Di Paola ha fatto visita ieri, nel carcere di Trivandrum, nello Stato del Kerala, a Girone e Latorre. Il ministro ha detto di averli trovati «in buona forma, motivati e fieri del loro comportamento come sanno essere i fucilieri di Marina». L'esponente del governo italiano ha portato «messaggi e regali delle famiglie» e ribadito che «l'Italia non li lascerà mai soli in nessuna circostanza».
Grazie alla visita del ministro della Difesa, il Tg1 è riuscito a riprendere, per la prima volta, i marò in carcere. Davanti alle telecamere hanno detto le solite frasi di circostanza. «Siamo qui, continuiamo ad affrontare questa  situazione, finché non arriva la notizia che tutto si è risolto», ha sostenuto Girone.
Di Paola ha fatto visita al primo ministro del Kerala, il furbo Oommen Chandy, perorando la causa della giurisdizione, ovvero il diritto dei marò di venir processati in Italia. Oggi l'Alta corte locale dovrebbe decidere proprio su questo delicato punto, ma le speranze di farli tornare a casa sono scarse. Per questo motivo Di Paola ha puntato sul trasferimento dei fucilieri di Marina dal carcere agli arresti domiciliari.
A New Delhi l'esponente del governo italiano si vedrà con il ministro della Difesa indiano, che ha fatto carriera politica nel Kerala.
Le sue dichiarazioni non sono mai state tenere con i marò.
La novità è che l'Alta corte del Kerala ha autorizzato la partenza della petroliera «Enrica Lexie», ma dopo l'adempimento di ulteriori condizioni capestro. Prima fra tutte il deposito di altre 30 milioni di rupie ( 586mila dollari), come deposito che garantisca il ritorno della nave o dell'equipaggio nel caso la giustizia indiana lo richieda. Peccato che l'armatore, oltre a perdere un sacco di soldi ogni giorno che passa, abbia già versato 650mila dollari come cauzione per le famiglie dei due pescatori, che secondo l'accusa sarebbero stati uccisi dai marò in servizio anti pirateria, e per il proprietario della loro imbarcazione. In totale si tratta di quasi un milione di euro.
Da Napoli fanno sapere che un altro adempimento richiesto è l'ennesimo interrogatorio dei quattro marò superstiti del nucleo anti pirateria, che si trovano a bordo della petroliera. Se non saltano fuori altri ostacoli «la nave potrebbe partire nei prossimi giorni » rivela J. Matthew, l'avvocato indiano dell'armatore. Al largo troverà ad attenderla il «Grecale», la fregata della marina militare italiana.
La Presse
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Mi chiedo a cosa serva spendere tanti miliardi di denaro pubblico per mantenere i nostri contingenti militari in Paesi stranieri, dove i nostri giovani vengono sistematicamente ammazzati, se il ritorno sullo scacchiere internazionale deve essere questo!
I fautori del nostro costoso impegno dicono che "serve per contare" nel panorama internazionale.
Quello che ci sta facendo l'India dimostra il contrario. La cautela diplomatica è necessaria ma sono evidenti il RICATTO e l'umiliazione.
Al posto dei pirati l'armatore viene derubato dallo stato indiano. Con in più l'abuso e l'offesa verso lo Stato Italiano. D'altra parte noi siamo piccoli e non abbiamo neppure la bomba, che loro hanno. Lo scrivo con ironia, ma è così. Questi sono i rapporti di forza. Bisogna essere pragmatici. Questi se ne infischiano anche della palese violazione delle regole internazionali sulle acque dove i poveri pescatori sono morti. Non danno i risultati di una perizia balistica che, credo ai nostri militari, scagionerebbe la loro responsabilità. Hanno dichiarato che l'episodio che li riguarda è avvenuto a cinque ore di distanza dal tragico fatto: dunque i morti non sarebbero addebitabili a loro. Se lo stato indiano stesse comportandosi con giustizia cercherebbe di giungere alla verità nel più breve tempo possibile. Invece sta allungando il brodo in modo da trarne il maggior profitto possibile: sia sul piano economico che su quello di immagine UMILIANDO l'Italia.