giovedì 16 novembre 2017

Violenza sessuale, molestie sessuali, avances e tanta tanta ipocrisia

Da un lato all'altro dell'Atlantico è scoppiato lo scandalo sessuale generalizzato della Società cosiddetta Occidentale, giacché se esploriamo i costumi africani, o indiani, o cinesi chissà cosa potremmo scoprire sull'argomento!
Per Società Occidentale si intende anche l'Australia, naturalmente, anche se è laggiù, fra l'Oceano Indiano e il Pacifico.
Ciò che unisce i popoli cosiddetti "occidentali" è la cultura, ritenuta da molti la più avanzata in fatto di Diritti Civili e dunque di rispetto della persona.
Detto questo dobbiamo ammettere, al di là della istituzionalizzata ipocrisia, che sotto sotto molti uomini di questa "civilissima" civiltà occidentale se possono allungano le mani sulle donne, soprattutto se queste si trovano in situazioni gerarchicamente inferiori a loro o nel bisogno di lavorare.
Questa genìa maschile proterva e volgare è sempre esistita e andrebbe bene se finalmente se ne parlasse sputtanandola, ma quando si alza un polverone si perdono i contorni della verità e non si distinguono più nettamente i confini di certe situazioni.
Quando la signora Asia Argento, ad esempio, parla di violenza sessuale da parte del maiale accertato Weinstein, si rimane perplessi poi ascoltando i particolari da lei raccontati sulla sua vicenda con il potente produttore di Hollywood. In una intervista rilasciata al quotidiano "Il Mattino", il cantante Morgan, padre della figlia di Asia Argento, ha dichiarato: "le persone che subiscono violenze non ottengono guadagni da questo, come un posto di lavoro,". Come non essere d'accordo?
La signora Argento ha subito sicuramente una violenza morale da parte del maiale che le ha proposto brutalmente il suo sesso, ma non l'ha rinchiusa nella camera d'albergo segregandola, né l'ha riempita di schiaffi aprendole le gambe a forza. Dunque non può parlare di violenza carnale senza apparire ipocrita, anche perché ella ha continuato nel tempo il suo rapporto con il maiale. Oggi, ripensandoci, sente la frustrazione di aver pagato quel pedaggio per poter lavorare e parla impropriamente di violenza sessuale.
Che lei e quelle come lei vadano a leggersi i particolari di una vera violenza sessuale subita da tante donne che non possono che sentirsi offese dall'essere equiparate a lei.
Di tutt'altra sincerità era meritevole Marylin Monroe che sui produttori dichiarò pubblicamente: "Tutte l'hanno fatto. Faceva quasi parte del mestiere. Loro volevano assaggiare la mercanzia e se dicevi di no ce ne erano almeno altre venticinque disposte a dire di sì. Non era un dramma".

Questo di Marylin Monroe è un esempio di coerenza: ha accettato il compromesso e, avendolo accettato sottomettendosi di sua volontà alle voglie di quegli sporcaccioni, non faceva la vittima, essendo ben cosciente che avrebbe potuto benissimo dire di NO, rinunciando alle sue ambizioni.
Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, in arte Marylin Monroe
Monroe è il cognome di suo nonno materno, Mortenson del secondo marito di sua madre, Baker del primo marito di sua madre che, secondo l'uso statunitense, la donna aveva conservato.
Scatenatosi il "dalli all'untore" si sono fatte avanti tardive vittime di generici abusi sessuali, come ad esempio uno sconosciuto attore che decenni fa ebbe la sorte di subire delle avances da Kevin Spacey. Il quale, giustamente, non ricordava l'episodio, visto che è accaduto appena 30 anni fa e che nella circostanza era ubriaco, ma da persona intelligente quale è si è pubblicamente scusato sul suo sito facebook. Dato che lo ha solo molestato e non tentato di violentare, in questo caso si può parlare di pesanti avances, ma di null'altro, dunque bisogna fare ancora dei distinguo con generiche accuse di violenza.
Nonostante ciò il puritanesimo isterico ed ipocrita, tipico di certe fasce di popolazione degli USA, ha fatto sì che si passasse alle vie di fatto eliminando e cancellando professionalmente Spacey. Un fatto obbrobrioso. Data la stura al linciaggio si passa a ricordare sue feste gay su un panfilo qui in Italia.
Se vogliamo gettare la gogna su Spacey perché è omosessuale allora iniziamo da Leonardo Da Vinci e cancelliamo per questo tutti i suoi meriti intellettuali.
Egli fu indagato per questo e si capisce bene cosa faceva a Salaì, un ragazzino che viveva con lui.
Da: Wikipedia
L'unico documento storico sulla vita sessuale del giovane Leonardo è un'accusa di sodomia attiva intentatagli nel 1476, quando aveva cioè 24 anni ed era ancora lavorante presso la bottega di Andrea del Verrocchio[23]. Il 9 di aprile viene sporta una denuncia anonima, inserita nel "tamburo" - una specie di cassetta per le lettere attaccata al muro di Palazzo della Signoria - che accusa un orafo adolescente (17 anni) e dedito alla prostituzione maschile, un tal Jacopo Saltarelli (a volte indicato anche come modello di artisti) di essere "parte di cose assai miserabili compiute per compiacere le persone che ne fanno richiesta"; si faceva quindi il nome di quattro persone che avrebbero commesso atti di sesso anale col ragazzo: un sarto di nome Baccino, un certo Bartolomeo di Pasquino, Leonardo Tornabuoni - membro dell'aristocratica famiglia deiTornabuoni - ed il precoce artista di talento Leonardo da Vinci.
Il nome di Saltarelli era già noto alle autorità, perché un altro uomo era stato condannato per sodomia compiuta su di lui all'inizio di quello stesso anno[25]; le accuse in questo caso furono però respinte in quanto non si prendevano in considerazione quelle avvenute per via anonima. La stessa accusa riappare, sempre in forma anonima, il 7 giugno, venendo ancora una volta respinta[26]: il requisito legale per avviare il procedimento penale era difatti che fosse firmata. Tali accuse potevano sì esser fatte in segreto, ma non anonimamente. Si ipotizza anche che, poiché la famiglia di uno degli accusati, i Tornabuoni, era in stretti rapporti conLorenzo de Medici, fu esercitata una certa pressione affinché la cosa fosse presto archiviata[27][28].

La sodomia era (almeno teoricamente) un gravissimo reato, che poteva addirittura condurre alla pena di morte, ma la sua stessa gravità la rendeva altrettanto difficile da dimostrare; nella Firenze del tempo, la pena relativa veniva eseguita molto raramente e l'omosessualità era sufficientemente diffusa e tollerata da rendere la parola Fiorenzen-fiorentina un termine gergale per indicare l'omosessuale in terra tedesca[29]
L'elenco di personaggi che hanno fatto cose meravigliose nelle loro professioni e mestieri ma che nella vita intima non erano proprio delle persone meravigliose è lunghissimo! Se per questo dovessimo bandirle cancellando le loro opere.. resteremmo privi di molta Arte e molta Scienza..
Dunque attenti alla caccia alle streghe.
Che esistono volgari predatori i quali si approfittano di una apparente posizione di forza per sottomettere sessualmente persone è un dato di fatto. Ma esistono non soltanto nel mondo dello spettacolo dove girano molti soldi, esistono anche nei posti più miseri.
Un esempio è in un racconto recente fattomi da una dolce signora ormai ultracinquantenne: quando era più giovane ella faceva le pulizie in un forno insieme ad un'altra signora più anziana. Il datore di lavoro fece in modo che l'anziana restasse a casa e alla inconsapevole vittima che chiedeva dove fosse la sua collega e altri lavoranti del forno, il maiale, chiudendo la porta dietro di sé, disse che "dovevano trovare un accordo: tu dai una cosa a me e io do una cosa a te..". Capita l'intenzione la poveretta infilò la porta e fuggì dalla trappola. Ovviamente non andò più a lavorare in quel posto e al marito che glie ne chiedeva il perché rispose che era troppo gravoso il lavoro (suppongo peraltro in nero!), per evitare che, apprendendo dell'agguato, suo marito andasse a rompere le corna al maiale compromettendosi. Ma la allora giovane lavorante parlò con la collega più anziana che tristemente le disse che sapeva delle abitudini del proprietario del forno e per questo aveva preso il posto della sua giovane figlia, già insidiata. Tempo dopo la ex giovane lavorante ebbe modo di parlare con la moglie del maiale la quale dimostrò identico livello di schifo del suo coniuge dicendo più o meno: "Quelle che ci cascano sono puttane, ma lui torna a casa da me la sera e a me mi chiamano Signora..." 
Dunque benissimo denunciare, ma prima di togliere il lavoro alle persone, come sta accadendo al regista Fausto Brizzi, bisognerebbe arrivare, dopo le denunce, ad una sentenza. Certo a sentire le testimonianze si rimane sconcertati ma, o le denunce vengono fatte nelle sedi opportune e non soltanto nei media, o Brizzi a questo punto se non è vero deve querelare e una sentenza deve uscire per forza e ci rimetterà chi mente. 

I Racconti di una cattivissima vecchia 4° - Quelli che si mettono in testa "Maria pe' Roma"


Quelli che si mettono in testa "Maria pe' Roma"

A Roma c'è un detto: "Ma che te sei messo in testa? Maria pe' Roma?" Per chi non è romano spiego il senso.
Roma è grande e di Marie, nome comunissimo, ce ne sono tantissime. Dunque solo uno stupido privo di senso della realtà può andare in giro cercando una Maria come se tutti dovessero conoscerla come al paesello o in una ristretta borgata.
Il senso è stato esteso, nel pensiero popolare, a tutti quegli ottusi che si mettono in testa qualcosa di sbagliato su qualcuno, per limitatezza di pensiero e di intelletto.
E più sono stupidi più sono sicuri nel loro errore senza rendersi conto della figura barbina che fanno.
Come ho illustrato nei 3 precedenti racconti ero buona, tanto tempo fa, ma adesso sono una vecchia cattivissima e penso con cattiveria a tutti gli scemi che su di me si erano messi in testa "Maria pe' Roma".
Mi vengono in mente vari aneddoti.
Un parente, della mia stessa età ed estrazione piccolo borghese, mi derise perché avevo parlato di "ricette di cocktail". Stupita, gli dissi quello che avrebbe dovuto sapere anche lui: "Si chiamano ricette anche quelle che indicano come fare un cocktail." Senza cattiveria... ero giovane.
Lui continuò a deridermi nella sua ignoranza.
Non pensai che fosse poco intelligente, anche se, pur avendo la mia stessa età, si diplomò due anni dopo.
Ma quello che una persona è si ripresenta nel tempo e dunque mi colpì che, quando mi annullarono l'esame della patente conseguita presso un'autoscuola, perché il geometra della Motorizzazione Civile si era accorto (per ignoranza delle leggi) che con la mia infermità visiva non potevo passare la visita autorizzativa con il semplice oculista dell'autoscuola, ma dovevo essere esaminata dalla Commissione Medica per le Patenti Speciali, egli mi derise adombrando che stavo mentendo per coprire una bocciatura (gesto meschino e per me impensabile) dicendomi: "Hanno fatto sta' legge solo pe' te!" Tentai di spiegare che la legge c'era, ma sia i gestori dell'autoscuola sia il Geometra della Motorizzazione Civile non ne erano a conoscenza; portai a prova anche il fatto che, una eventuale bocciatura, non avrebbe consentito di rifare l'esame pro-forma dopo 15 giorni presso la Motorizzazione Civile dopo il passaggio in Commissione Medica, dato che tutti sapevano che in caso di bocciatura non si poteva ripetere l'esame prima di 1 mese!
Ma perché darsi tanta pena di spiegare, come a giustificarsi, ad un imbecille meschino che, probabilmente, così pensava perché per lui mentire per nascondere sue defaillances o insuccessi era evidentemente normale?


Citazione dello scrittore spiritualista Don Miguel Ruiz: "Quello che gli altri dicono e fanno è una proiezione della loro realtà.

In fondo anche Sigmund Freud ha, dal suo punto di vista scientifico, descritto il cosiddetto "Meccanismo delle Proiezioni".

Se quello che gli altri si mettono in testa corrisponde poi a fatti reali è ovvio che non si tratta di loro proiezioni interiori, ma quando dall'altra parte non esiste la realtà che loro vedono, o vogliono vedere, allora si parla di "Meccanismo delle Proiezioni".
E per completare il quadro di questo poverino, afflitto da un sentimento di inferiorità nei riguardi di un suo fratello maggiore, dirò che era completamente influenzato da una moglie racchia quanto meschina come e peggio di lui. Era una di quelle donne definibili appunto "donnette". Invidiosa e sempre in competizione, soprattutto su piccole cose meschine.
Portatori entrambi dei valori dell'Avere e poco dell'Essere (quanto all'Essere si accontentavano di gonfiare quel poco che erano, eludendo parti della realtà che avrebbero svelato che erano molto meno di quello che volevano far apparire), lui volle regalarle subito una pelliccia di Lapin e un viaggio di nozze all'estero. Aveva pochi e magri guadagni ma li aveva tenuti accortamente per sé, per regalarsi quello che a quei tempi non era usuale per quel livello sociale. Mentre il fratello, con cui aveva nella sua testa un continuo confronto da cui lui doveva riuscire sempre vincitore, aveva versato per anni soldi in famiglia per consentirgli anche di terminare i suoi stentati studi.
Bisogna dire che non ritengo questo poverino cattivo, a differenza della sua meschina consorte, la quale ha sempre avuto invece una punta di malignità nel carattere. Ma la sua povertà intellettiva e spirituale faceva si che egli soggiacesse anche alle piccole invidie di sua moglie che, se si sposavano in qualche modo con le figure legate al fratello a cui si sentiva intellettivamente inferiore, avevano come conseguenza episodi grotteschi come il seguente:
dopo 7 anni di matrimonio il fratello, generoso verso di lui e verso la sua famiglia di origine, regalò una pelliccia di Lapin a sua moglie. Non che la moglie ci tenesse più di tanto, pensando che comunque quella calda copertura era frutto della morte di tanti animali... Ma, nonostante la sua racchia consorte l'avesse avuta appena sposata e la indossasse da due anni, qualcosa di quel dono di suo fratello alla moglie doveva aver suscitato un sentimento meschino di invidia. Quando le due donne si trovarono, in una occasione di riunione della parentela, vestite entrambe con le rispettive pellicce, lui spinto da un istinto irrazionale prese un ciuffo della pelliccia nuova della moglie del fratello e lo tirò staccandolo, mentre quella lo guardava sorpresa da quel gesto insensato che danneggiava il suo fresco capo di abbigliamento. Per compensare il gesto compulsivo, rendendosi conto del danno, cercò allora di fare altrettanto sulla pelliccia che indossava la moglie, la quale lo redarguì inviperita e da quel capo non fu strappato nessun ciuffo di peli. 
A questa coppia si aggiungeva un altro elemento: la sorella maggiore di lui, afflitta da uguali complessi di inferiorità verso il fratello primogenito. Costui, colpevole ai loro meschini occhi di avere una intelligenza ed una cultura maggiori delle loro per solo suo merito, aveva sposato una donna di adeguata intelligenza e di una cultura costruita dalla sua sete di conoscenza, che aumentava e valorizzava gli studi canonici fatti. La sorella del poverino la odiava e a nulla servirono i tentativi di quella donna di buona volontà di ignorare la manifesta ostilità dell'invidiosa.
Questo soggetto soffriva di una invidia che ritengo patologica e che in parte aveva mutuato da sua madre.
Anche in questo caso si può capire meglio con un aneddoto la situazione psicologica della madre.
In una occasione di incontro della famiglia con quella della racchia, allora ancora fidanzata con il poverino, la madre invidiosa e sua figlia si erano vestite di tutto punto, dovendo andare tutti insieme a cena fuori. Quando la madre vide la futura moglie del suo figlio minore e la sua futura consuocera vestite con abiti dal taglio moderno e di fresco acquisto, rimase malissimo. Le due donne salutarono e  precedettero al ristorante la famiglia del poverino, dicendo: "Intanto andiamo a prendere i posti." Rimasero con la madre: la figlia e il fratello maggiore con la moglie, la quale assistette, con infinito stupore, al pianto di una donna di sessanta anni, consolata dalla figlia, che diceva come una bambina: "Loro sono vestite meglio... Hanno abiti nuovi." La figlia, più che altro per la presenza esterrefatta della moglie del fratello maggiore, cercava di calmarla. 
Che cervello deve avere una donna che, arrivata a 60 anni, piange per un simile motivo? Di gallina?
Come rapportarsi ad un cervello intriso di una superficialità e di una stupidità di tale livello?
Il rapporto con chi ha tali limiti è impossibile se non si è simili.
Con queste persone è un continuo dover dire "Ma che te sei messo in testa? Maria pe' Roma?" Giacché presuppongono che anche tu debba essere invidioso come loro. Dalla donna anziana, capace di piangere per invidia verso persone vestite meglio di lei, ne ho sentite di tutti i colori: che io potessi essere invidiosa perché sua figlia, più vecchia di me, aveva già la patente... oppure perché avesse un abito nuovo... Cose incomprensibili per il mio modo di pensare.