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venerdì 15 marzo 2013

Movimento 5 Stelle: Curricula elusivi

Quello che faranno questi del Movimento 5 Stelle lo giudicherò dai risultati, ma l'inizio già mi rende perplessa.
Ho militato dentro un partito, Italia dei Valori, ed ormai ho esperienza di stecche nella melodia delle parole confrontate con i fatti.
Sono stata anche iscritta a Legambiente, in particolare al Circolo Larus di Sabaudia, dove di stecche non ne ho sentita neppure una e mai mi sono sentita a disagio con loro, a differenza che in Italia dei Valori.
Perché chi milita in una qualsivoglia Organizzazione senza secondi fini, con coerenza e sincerità, l'aria falsa la sente.
Ora io non milito nel Movimento 5 Stelle, troppe cose che dice l'attore Beppe Grillo non sono concordanti con le mie idee di Società ma, nel guano in cui TUTTI I PARTITI hanno messo la Società italiana, penso che un megafono che urlasse lo sdegno degli onesti ci voleva. Per questo l'ho votato con estrema convinzione.
Sono andata a vedere in faccia di persona coloro che avrei votato e ho letto i loro curricula.
Quello della candidata alla Camera dei Deputati del mio Collegio è una donna più giovane dei miei figli, napoletana di nascita, e si chiama Carla Ruocco, di professione Funzionario dell'Agenzia delle Entrate. Il suo curriculum è di tutto rispetto e lo pubblico qui sotto: 
Carla Ruocco Curriculum Vitae:
Studi:1991:maturità classica presso il liceo ‘Umberto I’ di Napoli, voto di maturità: 60/60 1996:laurea in Economia e Commercio, piano di studio ‘Amministrativo pubblico’ Voto di Laurea 110/110, lode e menzione speciale per la carriera 1997:supera la selezione del master in Economia della Pubblica Amministrazione, per la formazione di manager pubblici, frequentando il primo semestre e sostenendone i relativi esami 2000: si abilita per la professione di Dottore Commercialista Esperienze professionali: 1997/1999: in società di revisione e certificazione di bilancio, effettua la revisione contabile per imprese operanti in diversi settori, tra cui: Bancario, Amministrativo pubblico, Internazionale 1999/2004: società farmaceutica nel ruolo di controller (reportistica mensile) 2004: in Agenzia delle Entrate consegue l’idoneità per svolgere il ruolo di funzionario per internal auditing Dal 2004: consegue idoneità di funzionario tributario, presso Agenzia delle Entrate, la Direzione Centrale Accertamento. Fa parte della segreteria tecnica del Direttore Centrale, approfondendo lo studio di problematiche giuridiche attinenti l’ambito fiscale; presso l’ufficio Direttive, fornisce attività di consulenza in materia di imposte dirette ed indirette, e supporto alla stesura di circolari e direttive. Collabora presso l’Ufficio Imprese Minori e Lavoratori Autonomi, supportando l’analisi del rischio di evasione. E’inoltre, referente a livello centrale per il supporto tecnico-giuridico e il monitoraggio e la formazione attinente alla collaborazione dei comuni all’accertamento fiscale (ex. D.L. 78/2010). Nel frattempo sostiene corsi specialistici tra cui: corso di IVA base, (votazione 30/30 e lode), nonché IVA specialistica (con esami finali: votazioni 30 con lode e 30/30). Lingue: Inglese ottimo, francese discreto Tempo libero: Lettura, teatro, scrittura. Attività di giornalismo. Durante il periodo di studi ha svolto attività di animazione per feste di bambini e teatrini con marionette.
Ora, ad elezione avvenuta, mi è sorta qualche perplessità su alcuni aspetti del suo curriculum e, visto che hanno detto e scritto che noi cittadini dovremo sempre interagire con loro per aiutarli nel governo della cosa pubblica, ho ritenuto di chiarirmele direttamente scrivendo una e-mail al Movimento 5 Stelle Lazio che riporto qui sotto:

sabato 2 marzo 2013 14.53 Rita.Coltellese@gmail.com ha scritto:
 Salve,
 non sono iscritta al Movimento né intendo farlo ma vi ho dato il mio voto e continuerò a darvelo secondo il vostro operato.
A Grottaferrata (RM) sono venuta a conoscere i candidati di persona quando sono venuti in quella località vicina a dove io abito.
Ho trovato interessante sia Davide Barillari che, in particolare, il curriculum di CARLA RUOCCO a cui vorrei porre alcune domande: 
1 - nel suo curriculum, pubblicato sul sito alla pagina dedicata ai candidati, è scritto che è un Funzionario dell'Agenzia delle Entrate MA NON È SCRITTO CHE ABBIA VINTO PUBBLICO CONCORSO PER ACCEDERVI, mentre altre mete, raggiunte con studio e lavoro, sono specificate nei
particolari. Come mai?
2 - nel medesimo curriculum è scritto che si è laureata nel 1996 e che è diventata Dottore Commercialista nel 1997. Si tratta di un errore? L'attuale normativa prevede 3 anni di praticantato (leggasi sfruttamento) presso uno studio commercialista abilitato per poter avere la certificazione necessaria per accedere al concorso di abilitazione alla professione.
Queste domande che pongo non sono puntigliose scocciature ma, data la mia età ed esperienza, necessarie delucidazioni per continuare ad avere stima e fiducia nei riguardi di chi ho votato. Ringraziando Carla anticipatamente che, se vuole, potrà rispondermi anche su facebook pubblicamente o su questa e-mail, saluto tutti con molta simpatia.
Rita Coltellese

Risposta:

From: "Movimento 5 stelle Lazio" <info@movimentolazio.org>
To: "Rita.Coltellese@gmail.com" <rita.coltellese@gmail.com>
Sent: Sunday, March 03, 2013 6:29 PM
Subject: Re: Ho votato Movimento 5 Stelle su tutte e 3 le schede

Ciao Rita,

puoi fare a Carla queste domande direttamente sulla sua pagina 
facebook: http://www.facebook.com/carla.ruocco.1?ref=ts&fref=ts
Ti posso assicurare che Carla è una persona talmente limpida e pulita
che il tuo voto meglio non poteva essere dato.

Un saluto.

Senza dubbi ho posto dunque la domanda alla neodeputata direttamente sul suo sito facebook  come consigliato dall'ignoto interlocutore del Movimento 5 Stelle Lazio, là dove è scritto "Messaggi", che, per mia esperienza, arrivano sempre. Tanto è vero che nella mia e-mail avevo proposto proprio facebook.
Questo il risultato:
To: "Movimento 5 stelle Lazio" <info@movimentolazio.org>
Sent: Sunday, March 10, 2013 3:47 PM
Subject: Fw: Ho votato Movimento 5 Stelle su tutte e 3 le schede


Ho seguito il suggerimento che mi avete dato con la Vs. e-mail di risposta
alle mie domande del 02 marzo, domenica scorsa, ed ho inviato subito un
messaggio tramite facebook a Carla Ruocco.
Dato che non mi ha risposto, ho inviato un secondo messaggio a metà
settimana.

Non ha risposto neppure a  quello.
Chiedevo dei chiarimenti sul suo curriculum, niente di speciale.
Come pensate di stabilire i contatti con i Vs. elettori?
Anche alla riunione di Grottaferrata tutti i candidati hanno ribadito: "Noi
saremo sempre in contatto con voi. Voi ci aiuterete con i vostri
suggerimenti."

Ma come? Con i segnali di fumo?
Carla Ruocco non risponde neppure ad una richiesta (legittima) di
chiarimenti sul suo curriculum... Avete parlato di trasparenza...
Fatemi sapere.

Rita Coltellese

Silenzio assoluto! Non ha risposto più neppure chi legge le e-mail presso il Movimento!
E siamo solo ad una richiesta di chiarimento se VERAMENTE, visto che Carla Ruocco si definisce Funzionario dell'Agenzia delle Entrate, lo è legittimamente quale vincitrice di Pubblico Concorso: unico caso in cui tale definizione pubblica può ritenersi corretta, altrimenti bisogna essere chiari e trasparenti e specificare quale è l'effettiva posizione che si ha.
Non vi è nulla di male, se non la mancanza di chiarire.

Altro caso: Andrea Aquilino. Nel tentativo di capirci di più mi sono avventurata nel sito del Movimento e, in una pagina che non sono più stata in grado di ritrovare (non capisco molto la logica del sito, forse Casaleggio che l'ha inventato segue un raziocinio così geniale che non arrivo a comprenderlo), ho trovato il suo curriculum in cui si definiva Professore Universitario della "Sapienza" poi, nella medesima pagina, rispondeva (lui sì bisogna dire) ad una interlocutrice che chiedeva lumi sul suo curriculum specificando che in realtà a 47 anni dava le sue prestazioni di docente gratuitamente in tale Università... Perché la cosa lo gratificava.. insomma gli piaceva farlo.
Nulla di male nemmeno qui. Ma allora perché scrivere che si è Professore all'Università come se tale titolo fosse ratificato da una qualifica che solo certi requisiti consentono di usare? Perché non specificare subito nel proprio curriculum quello che si è veramente? Un collaboratore esterno ed occasionale dell'Università. Dal sito della "Sapienza" si evince che egli non è neppure Professore a Contratto. Vuol dire rapporto di docenza con un regolare contratto a termine per insegnare in un determinato Corso, che sia di Laurea breve o Magistrale, di Scuola di Specializzazione o di un Master, non fa differenza. Questa elusione non è corretta e non è sintomo di trasparenza, e l'ho scritto anche per altre circostanze non riguardanti il Movimento 5 Stelle, dunque che non si trincerino dietro il dito di una persecuzione che non c'è! C'è solo la chiarezza che loro a parole invocano!
Infatti poi certi giornali pubblicano cose come questa che riporto sotto:


A parlare è Andrea Aquilino, numero due nella lista del M5S per le elezioni regionali del Lazio.
Romano di 48 anni, mai impegnato in politica e mai iscritto ad alcun partito, cattolico, sposato e padre di un figlio di tre anni. Ingegnere civile e professore incaricato di Tecnica delle costruzioni e Comportamento delle strutture alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma.

Quando sul sito della "Sapienza" sono riportate per vari anni accademici, di cui l'ultimo 2010-2011, semplici Prestazioni Professionali di cui ne riporto solo una qui sotto quale esempio:
prestazione professionalea.a. 2007/2008AQUILINO ANDREAattività di docenzaPresidenza facoltà€ 240,00


Dalla cifra esigua si può dire che sulla gratuità della prestazione Aquilino non ha mentito!

Concludendo non è un caso Giannino ed io non sono Zingales che lo pregava disperatamente di dire la verità... di chiarire... Cosa che lui non ha voluto fare... e si è capito il perché.. Anche perché, dopo l'esperienza in Italia dei Valori, non mi meraviglio più di tanto che fra il dire e il fare... E poi, in questo caso, ho dato solo un voto e non è detto che la cosa si ripeterà!

Il nuovo Papa: notizie su di lui

Chi mi legge sa che la fede in un Dio trascendente che abbia fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza per me non ha retto allo scorrere della realtà davanti ai miei occhi. Pubblico dunque queste notizie sul Papa solo per correttezza, per controbilanciare quanto ho già pubblicato, ripreso dalla stampa, su di lui in chiave negativa. 
Questo articolo ci arriva da padri salesiani con cui abbiamo rapporti di amicizia, affetto e stima:


Da LA BUSSOLA: 15/03/2013


La macchina del fango
contro Papa Francesco 
          
Di Massimo Introvigne
  
    Tutto va ormai alla velocità della luce, diceva Bill Gates. Un tempo perché la macchina del fango cominciasse a lavorare conto un Pontefice ci voleva qualche mese. Ora è bastata qualche ora. Dopo - anzi, mentre è ancora in corso - un maldestro tentativo di arruolare il Papa tra i progressisti, prima di scoprire la sua apologia del celibato sacerdotale e la denuncia delle leggi sul matrimonio omosessuale come frutto dell'invidia del Demonio per l'uomo creato a immagine di Dio, è partito il contrordine compagni. Non è un progressista, è stato un fascista, non ha condannato la dittatura militare argentina quando c'era, salvo chiedere scusa dopo. Anzi, ha collaborato con la dittatura. Anzi, ha personalmente consegnato due gesuiti ai torturatori. Anzi...
    Ci sono due versioni. Quella rozza del «Fatto» di Marco Travaglio che spara a zero sul Papa, e quella in stile avvertimento mafioso di «Repubblica», sulle cui colonne già prima del Conclave Enzo Bianchi aveva avvertito che i cattolici adulti prendono sempre i Pontefici con «spirito critico». E dove da una parte Hans Küng e Vito Mancuso continuano l'operazione di arruolamento di Papa Bergoglio tra i progressisti, dall'altra il direttore Ezio Mauro spiega al Pontefice argentino che cosa gli succederà se darà fastidio: gli sarà chiesta «piena trasparenza sui suoi rapporti con la dittatura militare argentina, sugli scandali di compromissione che lo hanno chiamato in causa come gesuita in vicende mai chiarite».
    E invece non c'è nulla da chiarire. Tutto è già stato sviscerato in libri e contro-libri in Argentina, e non c'è appunto o documento minore o insignificante che non sia stato pubblicato. Il caso è chiuso. Mi sono occupato della questione in un lungo articolo del 2010 sul pensatore cattolico francese Jean Ousset (1914-1994). Che c'entra Ousset con il nuovo Papa? Non molto, se non fosse che il libro da cui tutti fanno copia e incolla sui rapporti fra il nuovo Papa e la dittatura argentina li chiama in causa insieme. Si tratta de «L'isola del silenzio» del giornalista di sinistra Horacio Verbitsky, tradotto anche in italiano nel 2006. In Europa i voluminosi scritti di Verbitsky, che ha prodotto anche altri volumi destinati soprattutto al pubblico argentino, sono stati volgarizzati dalle inchieste della giornalista francese, di analoghe idee politiche, Marie-Monique Robin e trasformati in un romanzo, «Per vendetta», dallo scrittore torinese Alessandro Perissinotto nel 2009.
    Che cosa raccontano questi autori? Che la dittatura militare argentina, dopo avere conquistato con il colpo di Stato del 1976 il potere - lo terrà fino al 1983 - si trovò a dovere fronteggiare una forte opposizione, talora con connotati di guerriglia e terroristici. Senza esperienza specifica in questo tipo di «guerra sporca», decise d'importare in Argentina militari francesi che avevano combattuto con tutti i mezzi - tortura compresa - il movimento per l'indipendenza dell'Algeria e che a loro volta si trovavano nella necessità di cambiare aria perché in Francia avevano cercato di rovesciare il governo del generale Charles de Gaulle (1890-1970) e rischiavano la corte marziale.
    Per organizzare lo sbarco di questi ufficiali francesi in Argentina la dittatura si rivolse alla Chiesa Cattolica - rappresentata dai vescovi ma anche dall'Opus Dei e dai potenti Gesuiti, il cui provinciale era Bergoglio -, la quale collaborò con l'associazione di Jean Ousset, La Cité Catholique, che aveva una branca argentina e di cui alcuni dei militari che avevano combattuto in Algeria facevano parte. Così le tecniche di contro-insurrezione piuttosto manesche, e comprensive di tortura, sperimentate in Algeria furono trasferite in Argentina. E vescovi e alti gradi dell'Opus Dei e dei Gesuiti fecero anche di peggio, perché denunciarono ai militari i sacerdoti e laici vicini alla «teologia della liberazione» d'impronta marxista che si opponevano al regime, alcuni dei quali furono incarcerati. E non tutti tornarono vivi dal carcere.
    Questa ricostruzione, però, è ampiamente fantasiosa. Verbitsky - forse anche grazie al fatto che gli ultimi governi argentini dei coniugi Kirchner si sono scontrati duramente con la Chiesa, guidata dal cardinale Bergoglio, su questioni come il matrimonio omosessuale (introdotto in Argentina nel 2010) e la politica economica - ha potuto avere ampio accesso ai documenti dei ministeri e della polizia. Informatissimo sul dettaglio, il trio Verbitsky- Robin-Perissinotto è però debolissimo e poco credibile sul quadro generale. Descrive il mondo cattolico degli anni 1979 come un monolito, mentre era percorso da fortissime tensioni. Arriva a sostenere che grazie all'opera di mediazione del nunzio in Argentina e poi cardinale Pio Laghi (1922-2009), descritto come un autentico malfattore, i seguaci argentini di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) e i vescovi, molti dei quali progressisti, cooperavano tutti a uno stesso disegno: sostenere la dittatura fingendo di criticarla.
    Del resto, come riassume Perissinotto, monsignor Lefebvre e il venerabile Papa Paolo VI (1897-1978) sarebbero stati «divisi sulle questioni di fondo, ma non nella sostanza». Quanto all'Opus Dei, è esplicitamente citato come fonte autorevole per conoscerla «Il Codice da Vinci» di Dan Brown.
    Con queste premesse non sarebbero da prendere neppure troppo sul serio i dettagli di questa letteratura, ma è falsa anche la sua tesi di fondo. La dittatura militare argentina è dipinta per tutto il periodo del suo governo - dal 1976 al 1983 - come un impero del male, un'accolta di sadici e di torturatori che quasi agivano per pura malvagità.
    Come sempre nella storia, che non è mai un film in bianco e nero, le cose sono più complicate. Il precedente governo peronista aveva portato il Paese al caos economico e sociale. I terroristi c'erano davvero. Il rischio di una deriva comunista alla cubana non era ipotetico, Gli stessi cattolici pagavano un prezzo molto duro. Basterebbe citare l'assassinio dell'avvocato e filosofo cattolico neo-tomista Carlos Alberto Sacheri (1933-1974) da parte del gruppo terroristico ERP, l’Ejército Revolucionario del Pueblo, il 22 dicembre 1974, che lo uccise di fronte alla sua famiglia mentre tornava a casa dalla Messa.
    Nei primi mesi della dittatura, l'idea che i militari potessero mettere ordine e dare ossigeno a un'economia moribonda fu salutata con favore anche da esponenti della sinistra politica argentina. In seguito le cose cambiarono. Il regime militare argentino non mantenne le promesse di formulare un progetto coerente per l'identità e la riconciliazione nazionale, si lanciò nella disastrosa avventura della guerra delle Isole Falkland con la Gran Bretagna e - a fronte di una crescente opposizione - ricorse a strategie repressive che comportavano gravissime violazioni dei diritti umani e autentici crimini.
    Bisogna dunque distinguere fra i giudizi sulla giunta militare argentina formulati da esponenti cattolici nei primi mesi della sua attività o negli anni successivi. Come ha scritto lo stesso cardinale Bergoglio, la Chiesa «venne a conoscere a poco a poco quello che stava succedendo [le violazioni dei diritti umani]. All'inizio, ne sapeva poco o nulla».
    Non si possono dunque mescolare in un unico calderone, come fanno Verbitsky e i suoi seguaci, dichiarazioni di esponenti della gerarchia ecclesiastica del 1976 o 1977, che esprimevano un cauto appoggio - mai senza riserve - al nuovo governo militare, e apologie del regime degli anni 1980, riferibili a esponenti cattolici - fra cui alcuni vescovi - decisamente minoritari rispetto a una Conferenza Episcopale le cui dichiarazioni assumevano un tono sempre più critico e di denuncia.
    Veniamo al regnante Pontefice. Padre Bergoglio è stato provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina dal 1973 al 1979. In questo periodo ha dovuto fronteggiare la «teologia della liberazione» d'ispirazione marxista, di cui ha visto per tempo le derive che la Santa Sede avrebbe poi condannato nel 1984. Alcuni gesuiti, favorevoli alla «teologia della liberazione» e ostili al provinciale, cominciarono a muoversi in modo sempre più indipendente rispetto alla Compagnia di Gesù, respingendo al mittente i richiami del loro superiore. Fra questi c'erano i padri Orlando Yorio (morto nel 2000) e Francisco Jalics, animatori di una comunità nel quartiere di Bajo Flores a Buenos Aires.
    Nel febbraio 1976, visti inutili i richiami, il provinciale - cioè l'attuale Pontefice - sciolse la loro comunità. Il cardinale Bergoglio ha spiegato nella sua autobiografia che Yorio e Jalics al momento del colpo di Stato avevano già consegnato ai vescovi il progetto di costituzioni di una nuova congregazione, e che della vicenda conserva tutta la documentazione. Prima del colpo di Stato, che avvenne il 24 marzo 1976, Yorio e Jalics erano di fatto già usciti dalla Compagnia di Gesù, e nel maggio 1976 Yorio fu sospeso a divinis su iniziativa non di Bergoglio ma del cardinale arcivescovo di Buenos Aires Juan Carlos Aramburu (1912-2004).
    Il maggio 1976 la comunità di Bajo Flores è oggetto di un raid della polizia e Yorio e Jalics sono arrestati, andando a ingrossare le fila dei cosiddetti «desaparecidos». «Riappaiono» peraltro dopo sei mesi, in seguito a un negoziato tra la giunta militare e la Conferenza Episcopale, che ottiene la loro liberazione. I vescovi che condussero il negoziato hanno sempre riferito che il padre Bergoglio gli diede impulso dall'inizio alla fine, insistendo perché i due ex gesuiti fossero scarcerati.
    Sia Yorio sia Jalics hanno accusato l'allora provinciale Bergoglio di averli «denunciati» alla polizia come complici dei terroristi. Verbitsky si è fatto eco di queste gravi accuse, e ha passato anni a cercare documenti per sostenerle.
    Che cosa ha trovato? Sostanzialmente nulla, e la minuzia con cui ha frugato negli archivi è la migliore prova che i documenti non esistono. Alla fine, Verbitsky può esibire solo un foglietto, l'informativa di un funzionario del governo, addetto all'Ufficio dei Culti, tale Anselmo Orcoyen - peraltro redatta dopo la scarcerazione dei due sacerdoti, in occasione del rinnovo del passaporto a Jalics -, il quale riferiva di avere saputo da Bergoglio che i due ex-gesuiti avevano cattivi rapporti con le gerarchie, contro cui sobillavano anche alcune suore, che erano usciti dalla Compagnia di Gesù e che non trovavano nessun vescovo che li incardinasse.
    Verbistky ha scritto pagine e pagine sul fatto che l'appunto di Orcoyen contiene tre parole: «sospetto contatto guerriglieri», affermando che anche dopo la scarcerazione Bergoglio, riferendo a un funzionario pubblico della dittatura di possibili contatti di Yorio e Jalics con la guerriglia, li esponeva consapevolmente a rischi gravissimi.
    Ma a leggere l'appunto, di cui Verbitsky pubblica una fotocopia, insistendo sulla frase finale secondo cui «questi dati sono stati comunicati al signor Orcoyen dallo stesso padre Bergoglio», si scopre che la frase incriminata - «sospetto contatto guerriglieri» - fa parte di un paragrafo dove si riferisce che Jalics era stato per sei mesi in prigione, circostanza che le autorità non avevano bisogno di apprendere da Bergoglio perché la conoscevano benissimo.
    E quel «sospetto contatto guerriglieri» è la spiegazione del perché i due erano stati incarcerati. Da parte sua, il cardinale Bergoglio ha scritto in seguito che ricorda la conversazione, e che si era parlato di sospetti di contatti con la guerriglia a carico dei due ex religiosi, ma che a Orcoyen aveva detto che a quei «sospetti di contatti» - che comunque sono diversi dai contatti accertati - lui personalmente non credeva.
    L'appunto Orcoyen - il quale, lo ripeto, è l'unico documento che dovrebbe accusare padre Bergoglio - è il tipico documento poliziesco su cose riferite, di un tipo che conosciamo anche in Italia. E che dimostra che il provinciale, in un momento politicamente molto difficile, era comunque molto cauto: avrebbe potuto dire ben di peggio, dal momento che sui due ex religiosi c'erano voci che coinvolgevano in modo pesante non solo l'attività politica ma anche la moralità personale.
    Bergoglio ha scritto che aveva raccomandato prudenza agli ex confratelli, e che a chiunque chiedesse notizie di loro rapporti con il terrorismo aveva sempre risposto che a lui questi rapporti non risultavano. La gerarchia non li abbandonò dopo l'arresto, tanto che furono liberati. Ma è vero che ebbero difficoltà a farsi incardinare come sacerdoti diocesani prima a Buenos Aires, poi a Morón e a Santa Fe, e dovettero trasferirsi all'estero, Yorio, alla fine, prese un volo per Roma, che peraltro fu pagato dallo stesso Bergoglio. Verbitsky sostiene che nessun vescovo li voleva incardinare perché ai vescovi arrivavano cattive informazioni da Bergoglio e dal nunzio Laghi.
    Bergoglio nell'autobiografia afferma che fece del suo meglio per risolvere la situazione di Yorio e Jalics trovando loro un vescovo. Ma c'è poi così da stupirsi se, con precedenti così tormentati, i vescovi argentini erano riluttanti a incardinare i due ex-religiosi?
    Riassumendo: nella crisi della «teologia della liberazione» degli anni 1970, il provinciale dei Gesuiti si trovò di fronte a una comunità di base particolarmente radicale, e prese provvedimenti perfettamente giustificati. Li prese nel febbraio 1976, prima del colpo di Stato. Dopo il quale non c'è l'ombra di una prova che abbia denunciato i due responsabili della comunità alla polizia. Quando furono arrestati, operò per la loro scarcerazione, che fu ottenuta.
    In seguito, a chi gli chiese informazioni sui due, disse la verità su fatti del passato, senza particolare malanimo. Né risultano dichiarazioni favorevoli del padre Bergoglio sulla dittatura militare in genere.
    Più tardi, come arcivescovo di Buenos Aires e presidente dei vescovi argentini, promosse una politica di riconciliazione nazionale e purificazione della memoria, in cui anche la Chiesa chiedeva perdono per il sostegno di alcuni vescovi e religiosi - fra cui non c'era stato però Bergoglio - alle politiche repressive della dittatura.
    La macchina del fango, dunque, mente come al solito. E non c'è nulla da chiarire, perché ogni minuto documento è stato ritrovato e pubblicato. Infine, occorre sottolineare con vigore che - prendendo provvedimenti contro la teologia della liberazione e chi la sosteneva - il provinciale Bergoglio fece solo il suo dovere.
    Il 5 dicembre 2009 Benedetto XVI ha ricordato il venticinquesimo anniversario dell’istruzione «Libertatis nuntius» da lui firmata nel 1984 come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui condannava la teologia della liberazione e l’«assunzione acritica fatta da alcuni teologi di tesi e metodologie provenienti dal marxismo. Le sue conseguenze più o meno visibili fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia si fanno sentire ancora oggi creando […] grande sofferenza».
    Parlando – e la circostanza non è poco significativa – a vescovi latino-americani, l'attuale Papa emerito aggiungeva in quell'occasione: «Supplico quanti in qualunque modo si sentissero attratti, coinvolti o raggiunti nel loro intimo da certi principi ingannatori della teologia della liberazione perché si confrontino nuovamente con la citata Istruzione, accogliendo la luce benigna che essa offre con la mano tesa; a tutti ricordo che la regola suprema della propria fede proviene dall'unità che lo Spirito ha posto tra la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa in una reciprocità tale per cui i tre non possono sussistere in maniera indipendente».
    Parole che valgono anche per il Magistero del nuovo Papa Francesco. Resistendo fin da ora ai tentativi della macchina del fango di distoglierci dall'essenziale rimestando vecchie menzogne.
