venerdì 3 agosto 2012

Marilyn Monroe un mito? Perché?

"Non basta andare a letto per diventare una star. . .  Ci vuole di più, molto di più. Però aiuta. Un sacco di attrici hanno avuto la loro prima occasione grazie a quello. Gran parte degli uomini sono talmente orribili, meritano che se ne cavi tutto quanto si può!".
  Marilyn Monroe

Questo triste giudizio attribuito a  Marilyn Monroe fa pensare al modo di vedere gli uomini che hanno le prostitute: il loro accettare tutti i contatti, tutte le brutture, giustificato dalla moneta che ne possono ottenere.
Al di là dell'aspetto, dentro la testa la persona che era questa attrice pensava in modo necessariamente cinico ed utilitaristico sugli uomini.
In parte questo era dovuto alla sua storia infantile di abbandono affettivo, di solitudine affettiva, e di brutali tentativi di sopraffazione da parte di esseri umani orribili, come ce ne sono tanti ed ovunque, che cercano di predare le creature che sentono deboli e indifese.



DA: La Repubblica

 L' ultima diva nata dal divano fu probabilmente Marilyn Monroe, che non tentò mai di nasconderlo: "Tutte l' hanno fatto. Faceva quasi parte del mestiere. Loro volevano assaggiare la mercanzia e se dicevi di no ce ne erano almeno altre venticinque disposte a dire di sì. Non era un dramma". Cinicamente, gli autori sostengono che se Marilyn non fosse andata a letto, tra un marito e l' altro, con chiunque glielo chiedesse come fosse un suo dovere,  un suo atto di cortesia, oggi non sarebbe un mito ma una cameriera troppo in carne in qualche self-service: non tenendo conto che anche per lei sarebbe stato meglio esser viva che morire giovane e disperata, dopo l' ennesimo aborto e l' ennesima orgia organizzata da Peter Lawford, cognato dei Kennedy che di lei non volevano più saperne. Eppure quella specie di macelleria che fu Hollywood, almeno da come la racconta Selwyn Ford, fu anche uno dei luoghi dei massimi sogni, delle speranze più accanite per migliaia di ragazze: una di loro, diventata brava attrice e di cui il libro non fa il nome ha detto agli autori: "Avete un' idea dell' attrazione sessuale che i proprietari di quei sofà esercitavano su di noi? Non pensate a com' erano fisicamente, credetemi, non c' è afrodisiaco più forte al mondo di un uomo che può realizzare un sogno. Non credo che molte di noi siano state trascinate verso il sofà mentre scalciavano e urlavano".

di NATALIA ASPESI

Ecco, le cose stavano così... Se una donna accettava di prostituirsi, perché di questo si tratta, lo faceva per ottenere uno scopo che per lei era più importante di una ingombrante eventuale etica o morale. Era una scelta calarsi le mutande davanti al potere.
La virtù di Marilyn Monroe sta solo nell'averlo ammesso senza ipocrisie. E questo è già qualcosa rispetto agli abissi di immoralità e di disponibilità ad ogni compromesso di certe dive e divi del cinema. 
Perché allora farne un mito? Anch'io, quando a sedici anni quell'estate del 1962  appresi della sua morte prematura, provai sgomento, quasi che la morte non potesse riguardare un essere umano simbolo di fama, di bellezza, di fortuna... Ma questo era dovuto alla mia scarsissima percezione della realtà del mondo e della vita per assenza totale di esperienza.
Poi imparai che la morte può cogliere tutti a tutte le età e in molteplici modi, e non c'è splendore e fortuna che possa evitarlo.
Come si forma il mito? Sicuramente in questo caso per essere morta nel fiore della bellezza e della fama.  Il resto sono splendori e miserie di una bellissima donna, molto sfortunata nella sua infanzia ed adolescenza, ma come ce ne sono tante... e non tutte vengono ripagate con bellezza e successo.
Certo, abbiamo visto che il successo l'ha perseguito pagando la moneta della prostituzione, ma l'ha fatto volontariamente... Ha poi continuato anche per diletto, conquistando ogni uomo le capitasse a tiro. Emblematico è l'episodio con Yves Montand, sedotto sotto gli occhi della umiliata moglie, Simone Signoret, che se ne tornò in Europa lasciandole il rimbambito Yves che stava girando un film con lei.
Erano tutti irresistibili grandi amori o esercizio crudele del suo fascino per umiliare, usare, per soddisfare il suo sconfinato e malato narcisismo?
Chi ne parla come di una specie di Santa pagana giustifica tutto con la sua mancanza di amore negli anni della sua formazione. E' possibile... ma non giustificabile. Poteva cogliere le occasioni di affetti veri che la vita le ha messo davanti, un esempio è il campione di base-ball Joe Di Maggio. Basta leggere le varie notizie su di lei e lui, quando era suo marito e, soprattutto, dopo, per capire che lui l'ha amata veramente e non solo come un simbolo sessuale o come un batterio su un vetrino da esaminare freddamente come ha fatto Arthur Miller.
Lei era troppo nevrotica per saper costruire qualcosa di duraturo e ha divorziato dall'unico uomo che l'ha rispettata come essere umano solo perché lui era geloso e qualche volta, sembra, l'ha picchiata per questo.
Ma qualcosa bisogna pur sopportare in questo mondo che non è un Eden e, invece di rassicurarlo, ha preferito lasciarlo, continuando a prostituirsi con il Potere, che ora non doveva più darle lavoro nel cinema, ma solo la soddisfazione di andare a letto con lei, non importa se erano due fratelli, i confini della morale di Marylin Monroe erano sfilacciati, non c'erano a far da argine e puntello alla sua deriva. 
Il mondo è la fogna che è ed è la nostra scelta che ci salva o ci perde. Lei si è persa e non c'è nulla di mitico in questo, anzi...
In mezzo a tanta poesia sprecata per questa donna nevrotica e bellissima, riporto qui sotto un articolo che non celebra con parole assurde un mito che non c'è:



Da: Il Secolo XIX

I peggiori nemici di Marilyn Monroe sono stati i suoi estimatori. Non il pubblico che si è fatto confondere dalla beatificazione dell’attrice, ma artisti e intellettuali, uno per tutti Norman Mailer, che si sono intestarditi nel farne un simbolo. Di cosa non si capisce nemmeno adesso, a mezzo secolo dalla morte. Non è mai stata una grande attrice, tanto è vero che se ne decanta solo l’appeal fisico, al massimo la simpatia come in “Quando la moglie è in vacanza” o”A qualcuno piace caldo”. Parliamoci chiaro: nell’ultimo film della sua carriera, “Gli spostati” del 1961, afflitto da disgrazie a non finire perché nel giro di poco sono morti i tre interpreti principali, Clark Gable, Montgomery Clift e la Monroe, proprio l’attrice non dà il massimo.
Ma non è l’unico caso. Per Marilyn vale la più crudele delle nemesi maschili: concupita per un corpo voluttuoso, è sempre stata considerata meno di un’oca. Al massimo una ragazza fragile da consolare. Possibilmente di notte. Alla Monroe, così irresistibile a parole, non è mai stato risparmiato nulla. Nemmeno di aver avuto un amore lesbico a sedici anni, come suggerisce, con tempismo sospetto, lo scrittore newyorkese Tony Jerris nella biografia “Marilyn Monroe: My little secret told by Jane Lawrence”. Non contento di svelare un rapporto delicato e lacerante, le due erano minorenni, Jerris batte sul solito tasto della Sodoma e Gomorra hollywoodiana: sì, la Monroe ha amato Liz Taylor, Marlene Dietrich, Barbara Stanwyck e pure Joan Crawford. Sai che scoperta.
Promiscuità, leggerezza, depressione, sesso facile con più uomini, al punto che l’essere stata amante sia di John che di Robert Kennedy è sempre passato come un’impresa. Qualcosa in linea con la libertà degli anni ’60, invece, è la relazione che l’ha uccisa emotivamente e, secondo le teorie cospiratorie ricorrenti in America, probabilmente quella che le è costata la vita se è stata avvelenata. Se vi sembra un’icona, bisogna capire di cosa. «Ci sono stati emotivi che Marilyn non può controllare a lungo» dicevano sui suoi set «quando dice di stare male, è vero. Lei crede di essere malata. Può anche avere la febbre, ma è un malessere interiore. Tutto di testa».
Dopo la sua morte, nessuno si è preoccupato di ristabilire la verità artistica. Era o non era una brava attrice, era o non era un sex symbol? Al contrario, come succede spesso a chi se ne va relativamente giovane, tutto viene proiettato come un missile verso lo strato più alto e rarefatto della fama. L’abito che si alza, per il getto di aria calda in “Quando la moglie è in vacanza”? Un segno di arte pop. Il che è risibile, semmai è un’idiozia della sceneggiatura. Invece di quella posa oscena, di quel sorriso orgasmico si fanno statuette per qualsiasi uso. Innocente, sì, ma destinato all’iperuranio dell’universalità.
I tre matrimoni naufragati? Passi per il primo, quando ha 16 anni, ma quelli con il campione di baseball Joe Di Maggio e con il drammaturgo Arthur Miller sono sempre visti dall’orgoglio nazionale, la star erotica che sposa due eroi: l’atleta e lo scrittore. Peccato che la considerazione per Marilyn sia più o meno quella che si concede a una sgualdrina. I fans che le scrivono 5 mila lettere alla settimana, e che le chiedono la mano a dozzine, accettano un massacro mediatico scambiato per complicità. Un pasticcio simile non si vedrà mai più.
La Monroe è più oggetto di caricatura che del desiderio. Vi pare che abbia dettato la moda come scrivono a vanvera oggi? Semmai chiedete un tubino alla Audrey Hepburn o un tailleur o un abito da cocktail alla Grace Kelly, che fra l'altro ha dato il suo nome alla più bella delle Hérmès. Non mi pare che sia mai toccato a un succinto abitino di Marilyn. No. Intorno a questa ragazza sfortunata ma mediocre, sulla quale hanno fatto soldi e popolarità tutti, compreso l’Elton John di “Goodbye Norma Jean”, è nato un culto che non porta da nessuna parte. La diva più mirabile, Greta Garbo, se ne stava zitta. Marilyn cinguettava a sproposito. Riposi in pace.
Renato Tortarolo

Non condivido tutto quello che scrive Tortarolo, né che per illustrare l'articolo Il Secolo XIX abbia pubblicato una foto di una delle tante sosia della vera Marilyn scrivendone sotto il nome come se fosse lei, dimostrando di non saperla neppure riconoscere, ma ho riportato questo articolo solo perché non è la solita ridicola campana che celebra un mito che non ha motivo di essere.
Dietro il suo sorriso che copriva depressione, sconfitte e rinunce per quel successo accanitamente perseguito, c'erano anche tanti aborti:
"...la stessa Marilyn disse di aver avuto quattordici interruzioni di gravidanza."
Voglio dare su di lei il mio semplice parere di spettatrice dei suoi film: per me era una brava attrice, una brava professionista che sapeva tenere la scena, ed era molto bella. Tutto qui.


2 commenti:

Donatella Bartolini ha detto...

che pezzi del cavolo

Rita Coltellese ha detto...

Tutte le opinioni sono rispettabili, critiche comprese. Non so se la brava giornalista si riferisca ai pezzi da me riportati (Aspesi, Tortarolo) oppure ai miei pensieri e considerazioni scritti in azzurro.