domenica 25 febbraio 2018

I Racconti di una cattivissima vecchia 5°

I Racconti di una cattivissima vecchia 5°
Conformismo

In fondo la mia cattiveria di vecchia non è altro che odio per l'ipocrisia che, vista da una che ha vissuto tanto, e sempre vera sempre, ora ne ha la nausea.
C'è tanta , troppa gente che non sa vivere essendo soltanto se stessa, semplicemente. Essere ipocrita è una forma connaturata in troppe persone, usata come uno schermo fra se e gli altri, non sempre per avere un vantaggio, se non quello di non svelare chi veramente sono. Segno che non sono in fondo contenti e sereni di ciò che sono. Agiscono per conformismo, non hanno il coraggio di esprimere quello che pensano o che sono.
Se si estende questa ipocrisia individuale e capillarmente diffusa si arriva a comportamenti sociali grotteschi. Un esempio sono i funerali
Nella mia lunga vita mai avevo visto, né nei funerali dove sono andata per privati rapporti, né in quelli di persone importanti ripresi dalla TV, che la gente applaudisse all'uscita del feretro dal luogo dove si era tenuta la funzione religiosa o laica che fosse.
La prima volta fu in TV al funerale di Paolo Stoppa: 1988.
Trovai il gesto bello e congruo con la vita dell'attore che usciva di scena.
Ignoro se questo fosse un uso già in auge nell'ambiente teatrale, se lo fosse sarebbe ovvio e di buongusto. 
Quello che non è di buon gusto è che da allora ho cominciato a notare con raccapriccio che la gente lo faceva ad ogni funerale che la cronaca televisiva mandasse in onda...
Morti ammazzati, suicidi, morti per disgrazia... Non importa come traumaticamente fossero usciti dalla vita... la gente applaudiva, senza sentire l'incongruenza del gesto..
Senza logica, solo per conformismo.
Un conformismo insensato, e per questo grottesco, così che, invece di un saluto logico per un attore che muore alla fine della vita dopo aver calcato le scene, l'applauso appare una stridente presa in giro, una beffa.
Là dove si addirebbe il Silenzio, mai sufficientemente apprezzato, si sente lo scoppiettio di mani stupide ed insensate che salutano magari un poveretto morto di disgrazia e prematuramente..
Questo è frutto di un "effetto pecora": tutti fanno quello che fa la pecora che gli sta davanti senza una scelta logica ed individuale.
Chissà quante persone sentiranno questo gesto incongruo, ridicolo, ma lo compiono ugualmente per mancanza di coraggio di comportarsi come sentono giusto dentro di sé.
E magari queste stesse persone non si vergognano di insultare o calunniare qualcuno e di altre cose non commendevoli. Ma non se la sentono di contraddire il gesto del branco, del gruppo.
Restando sui funerali, emblematici di un momento sociale perché corale ed estremo, in cui tutti vogliono sembrare migliori di quello che sono, in particolare verso il morto, portando in sé ciascuno un oscuro senso di colpa, giustificato o meno, è invalso l'uso di un altro incongruo conformismo: la bara bianca, un tempo prerogativa solo dei veri innocenti, bambini o giovanissime vergini, ora appannaggio anche di chi ha avuto figli fuori dal matrimonio, o addirittura si è prostituita per droga o per altro. Purché la morta sia stata ammazzata tanto da suscitare pietà ed orrore.



Ed ecco che la bara bianca ha perso il suo primitivo significato di purezza, come l'ha perso da tempo l'abito bianco della sposa, una volta simbolo di candore della donna ed ora visto indossato al secondo matrimonio con figli di primo, ma anche di secondo letto fatti prima, al seguito.
Conformismo che svuota del senso le cose e i simboli.



2 commenti:

Anonimo ha detto...

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Rita Coltellese ha detto...

Really? And as?