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lunedì 17 aprile 2017

I popoli si affidano a imbianchini e calciatori non professionisti...

Da: Il Sole 24 Ore
di Alberto Negri

Il film Reis comincia proprio qui a Kasimpasa dove è nato 63 anni fa. L’uscita del film, con lunghi piani sequenza e musica altamente emotiva, era prevista a ottobre ma è stata anticipata a marzo, nel pieno della campagna referendaria. 
Cresciuto in una famiglia tradizionale originaria di Rize sul Mar Nero, è proprio a Kasimpasa che Tayyip Erdogan muove i primi passi da calciatore per arrivare a giocare nei semiprofessionisti. Ma le modeste condizioni della famiglia lo obbligano per mantenersi a vendere ciambelle e limonate. È qui che entra in politica nella sezione locale dell’Unione nazionale degli studenti, un gruppo di azione anti-comunista e nel 1974, tra l’altro, scrive e interpreta il ruolo di protagonista nella commedia “Maskomya”, che presenta giudaismo e comunismo come il male assoluto. Ma il vero salto avviene con l’ingresso nel movimento islamista di Necmettin Erbakan: nel 1991 viene eletto in Parlamento e tre anni più tardi sindaco di Istanbul, rivelandosi un leader pragmatico, impegnato a risolvere problemi concreti come il traffico, l’inquinamento e l’approvvigionamento di acqua. 

Nel 1998 viene arrestato per aver pubblicamente declamato alcuni versi del poeta Ziya Gokalp in cui tra l’altro si legge che «le moschee sono le nostre caserme e i minareti le nostre baionette». Uscito dal carcere, Erdogan fonda l’Adalet ve Kalkinma Partisi (Akp), il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, il partito islamico che nel 2002 vince le elezioni. Riabilitato nel 2003 assume la carica di premier e nel 2014 va alla presidenza sostituendo il compagno di strada Abdullah Gul.
Di quel gruppo dirigente che diede vita all’Akp ai vertici del partito o nel governo non c’è più nessuno: Erdogan ha fatto fuori tutti i possibili concorrenti o anche soltanto quelli che osavano criticarlo.

Qui a Kasimpasa trova però soltanto sostenitori fedeli ed entusiasti: il suo quartiere e l’intera città sono il suo grande palcoscenico. Figlio di una modesta famiglia di immigrati è diventato un capo ricco, potente e con il referendum vuole dal suo popolo l’investitura finale: potrà restare in carica fino al 2034. Per metà del Paese è il simbolo di quei cittadini della Turchia profonda che sono arrivati a farsi strada nella metropoli, per l'altra metà è soltanto un altro detestabile “Reis” mediorientale.

Ovunque, nel tempo e nella Storia, tutto si ripete: non ad uomini intelligenti, colti, con una professionalità, si affidano i popoli, bensì votano gli arruffa popolo, i parolai senza arte né parte, che nulla sanno fare se non emettere fiato dalla bocca!
Un ingegnere polacco esperto in microonde, costretto a lavorare a parcella professionale in una delle nostre università perché al suo Paese non aveva lavoro, mi faceva osservare, con un sorriso ironicamente umile, che il suo capo del governo era un elettricista! Un parolaio sindacalista operaio nel porto di Danzica.
L'imbianchino Hitler invece di passare il pennello sui muri si buttò in politica, la migliore strada per arricchirsi: ieri in Germania, l'altro ieri in Polonia, dove un Ingegnere qualificato non riusciva nemmeno a mantenere il suo unico figlio mentre l'operaio sindacalista se ne è potuti permettere ben 7, oggi il calciatore amatoriale che guida e tiene sotto il suo tacco la Turchia...
La strada perversa degli uomini è lastricata da queste scelte, giacché senza l'appoggio e l'approvazione di un cospicuo numero di individui, magari pure professionalmente acculturati e preparati, questi pupazzi della Storia non avrebbero avuto nessuna forza.

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