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venerdì 22 marzo 2013

Ricordate Leonardo? Post dell'11/10/2012


Da: Il Giornale.it

Cittadella, il bimbo conteso torna dalla madre: l'ha deciso la Cassazione

La Cassazione ha accolto il ricorso della donna, rinviando il caso alla Corte d'appello di Brescia. Il suo avvocato: "Mi farò garante perché il bimbo continui a vedere il padre"



Ricordate il bambino di Cittadella conteso a forza dai genitori? L'immagine che ritrae il piccolo Leonardo dopo che era stato prelevato da scuola, tirato dai piedi e dalle braccia, è rimasta scolpita nella memoria collettiva.
Il bambino era stato consegnato al padre dopo un intervento delle forze dell'ordine, in esecuzione di un provvedimento di affidamento. Ora la Cassazione ha accolto il ricorso della madre e ha disposto che il bimbo torni da lei. Cosa che è già avvenuta. "È tornato con me ieri sera. Mi ha detto: mamma riportami a casa, voglio che finisca questo incubo", ha raccontato la donna. L’avvocato Girolamo Coffari, legale della madre, sottolinea che "la sentenza fa a pezzi la Pas (sindrome alienazione parentale). La Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’appello di Brescia il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia". "Torna ad essere efficace - prosegue l'avvocato - il pronunciamento del tribunale dei Minori che aveva affidato il piccolo alla mamma. Domani (oggi, ndr) notificheremo la sentenza alla casa famiglia dove si trova il minore e al padre. Sia chiaro però che mi farò garante affinché il bambino continui a vedere il padre. In caso contrario rimetterò l’incarico affidatomi dalla signora".

Una triste battaglia legale

I due genitori si erano separati nel 2005. Il bimbo (che compirà undici anni ad aprile) era rimasto con la mamma. Dopo un anno avrebbe inziato a manifestare il desiderio di non passare del tempo con suo padre (secondo la versione della donna). Suo padre non si era dato per vinto facendo di tutto per cercare di rivedere il figlio. Ma senza riuscirvi. Nel 2008 il passo estremo: l'uomo aveva fatto ricorso al tribunale per chiedere la rimozione della patria potestà alla donna. A sostegno della sua richiesta aveva presentato alcuni pareri medici da cui si evinceva il rischio che il bambino potesse sviluppare "problemi relazionali e psicologici". Nel 2009 una sentenza tolse la potestà alla madre. Lei fece ricorso ma lo perse. Nell'agosto 2012 la Corte d’Appello di Venezia stabilì l’allontanamento della madre e la scelta di un "luogo neutro", una comunità protetta, in cui far vivere il bambino.


Seguirono due tentativi di eseguire la sentenza (tutti falliti): il 24 agosto e il 4 settembre. Al terzo, il 10 ottobre, la polizia si mise d'accordo coi dirigenti scolastici e, dopo aver fatto allontanare gli altri bambini dalla classe, iniziò il "prelievo forzato". Con la scena, tristissima, fatta di urla, spintoni e tensione. Scena ripresa dal telefonino della zia del bambino, poi finita su internet e ripresa da tutti i tg.
La Cassazione ha deciso l’annullamento del decreto dei giudici di  Venezia probabilmente per un "vizio di motivazione". Questo perché l’appello, sostiene la difesa della donna, non avrebbe esaminato le critiche mosse dalla madre all’accettazione della "Pas", presa invece come elemento centrale nella scelta di affido del bambino al padre.
Il papà del bambino, avvocato di professione, è amareggiato: "Non ho avuto rapporti con mio figlio per anni, sono stato preso a calci e pugni da lui. Poi la Corte d’appello aveva deciso di sottrarlo ai condizionamenti affettivi della madre e della sua famiglia alienante". Da quando era tornato con il genitore a Padova però, assicura l’uomo, il piccolo era tornato a chiamarlo papà, giocava, scherzava e dormiva con lui. "Ora la Cassazione - aggiunge - dice che non esiste questo lavaggio del cervello. Aspetto di leggere il provvedimento per decidere come muovermi".
Leonardo tornerà nella sua vecchia scuola di Cittadella. "Può tornare nella sua classe quando vuole", ha detto sua mamma."Nonostante il caos ha avuto una pagella con tutti 9 e 10". La ritrovata felicità non fa venir meno, alla donna, il desiderio di rivalsa nei confronti dell'ex marito: "Giustizia è fatta, chi ha sbagliato pagherà", dice Ombretta Giglione parlando a Radio 24: "Mio figlio ha dormito per la prima volta di nuovo nel suo letto, è provato, ha perso 8 chili in questi cinque mesi di isolamento totale, peggio della Gestapo". E insiste lamentandosi del trattamento ricevuto: "Hanno calpestato il decreto, c’era la pariteticità degli incontri con la mamma e invece me l’hanno fatto vedere tre volte alla settimana in incontri protetti l’ultimo periodo un’ora alla settimana per vendicarsi di me". L'auspicio è che la battaglia tra i due genitori finisca. Nell'interesse di tutti, ma in primo luogo del bambino, che in questa triste storia è la vittima.
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A questo esaustivo articolo sulla triste vicenda di un bimbo usato come un pacco, un oggetto di proprietà e non come una persona, si possono solo aggiungere considerazioni di ovvio buonsenso generale: il bimbo sta bene a casa sua, naturalmente, e non in una anonima Casa Famiglia che, nel suo caso, era una punizione per lui che nulla aveva fatto. Queste strutture teniamole per i casi di disagio sociale e non per le tristi ed egoistiche diatribe di coniugi separati.
La mamma la smetta di privare il figlio della figura paterna che, a quanto pare, vuole fare il padre. L'uomo si è separato da lei ma non dal figlio, dunque è squallido usare gli affetti come un potere dividendo, allontanando per proprie ripicche e ritorsioni verso il marito separato. Questi atteggiamenti sono propri di persone frustrate che sentono di non valere granché e allora usano l'unico potere che hanno: sugli affetti. Ma amare non va d'accordo con egoismo, sono due concetti antitetici: se ama suo figlio deve lasciarlo libero di farsi amare da suo padre e non essere gelosa se il figlio amerà suo padre.

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