venerdì 8 febbraio 2013

Cultura negata


Da: La Repubblica.it

Università, la fuga dei meno abbienti
non si iscrivono da tecnici e professionali

Il calo delle iscrizioni fotografato dal Cun non tocca per nulla i diplomati nei licei classici o scientifici (che aumentano). Restano fuori una parte consistente degli istituti che ospitano la maggioranza degli studenti italiani 

di SALVO INTRAVAIA

Il calo degli immatricolati all'università colpisce quasi esclusivamente le classi meno abbienti. Qualche giorno fa, il Consiglio universitario nazionale - il "parlamento" del sistema universitario italiano  -  ha denunciato la fuga di iscritti che in appena otto anni ha colpito le università. Dal 2003/2004 al 2011/2012, cioè in meno di un decennio, il contatore ha fatto registrare un preoccupante meno 17 per cento netto in termini di immatricolazioni. Il Cun, appoggiandosi ai dati forniti dal Cineca, si è accorto che in due quadrienni le immatricolazioni ai corsi triennali e a ciclo unico sono passate da 338mila a 280mila, con un saldo negativo di ben 58mila immatricolazioni.

Il calo di new entry all'università si verifica in un momento di particolare difficoltà delle economie europee, e soprattutto di quella italiana, che secondo la Commissione europea può essere superata soltanto puntando sull'innovazione. E per farlo occorrono più e non meno laureati. Ma come spesso avviene la media in statistica descrive fenomeni complessivi ed è come i polli di Trilussa: a chi troppo e a chi niente. Basta quindi approfondire l'analisi per avere qualche elemento in più di valutazione. Passando infatti ai diplomi in possesso dei nuovi adepti all'università si può vedere come il 17 per cento di calo delle immatricolazioni sia stato quasi esclusivamente a carico degli strati sociali meno abbienti.

Confermando una volta ancora che in Italia l'ascensore sociale è ormai fermo da tempo. Se infatti il calo di immatricolazioni avesse colpito equamente tutti avremmo avuto meno immatricolati fra i diplomati di tutti gli indirizzi. Ma così non è stato. Dal 2003/2004 al 2011/2012, gli immatricolati all'università in possesso di un diploma di maturità liceale (classica o scientifica), anziché diminuire, sono aumentati dell'8 per cento. Mentre sono crollate le immatricolazioni di coloro che erano in possesso di un diploma tecnico o professionale: meno 44 per cento per i primi e meno 37 per cento per i secondi. E in Italia, si sa, gli istituti tecnici e professionali sono frequentati proprio dai figli delle famiglie meno abbienti. 


!!!!!!!!!!

Penso che è un dato gravissimo: vuol dire che si impedisce alle intelligenze di crescere socialmente relegandole ad un discrimine economico. Già, come più volte ho scritto su questo blog, c'è la sbarra delle raccomandazioni che tagliano le gambe al merito, ma il dato economico rende l'ingiustizia sociale ancora più grave.
Debbo riconoscere, comunque, che da sempre chi consegue una maturità liceale non ha strumenti per applicare quel tipo di preparazione ad un qualsivoglia lavoro, mentre un geometra, un ragioniere, un perito tecnico od aziendale qualche applicativo lo ha. Quindi per il liceale la scelta universitaria è quasi una scelta obbligata, una ricerca di un indirizzo che si possa applicare ad una funzione lavorativa. Mentre il geometra e il ragioniere possono già avere uno strumento in mano... sempre se il lavoro c'è.

2 commenti:

Silvia O. ha detto...

Oggi nessun diplomato ha uno strumento in mano…
E’ sparito il tessuto produttivo e il lavoro è diventato una chimera.
Sono rimasti i contratti capestro , rigorosamente a tempo determinato, accettati da diplomati e laureati che si “accontentano” per non morire di fame.
I negozi all’interno dei centri commerciali sono pieni di laureati e diplomati che svolgono un’attività di vendita al pubblico che non ha niente di pertinente con il titolo di studio conseguito.
Conosco i genitori di due giovani laureati in economia a pieni voti. Hanno fatto i salti mortali per mantenerli all’università. Il primo ha avuto una serie di contratti a tempo determinato presso datori di lavoro diversi. A 30 anni gli hanno detto che è troppo vecchio! Il più giovane è stato fortunato. Appena laureato è stato assunto da una banca a tempo indeterminato.
Due fratelli, stessa laurea con 110, uno fortunato ,assunto tempestivamente , l’altro è “invecchiato” tra una contratto a termine e l’altro.

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