mercoledì 2 novembre 2022

Riflessioni sulla morte

 

Riflessioni sulla morte.

Nel giorno della ricorrenza dei defunti e a due giorni di un malessere che mi ha fatto pensare alla mia fine scrivo serenamente queste riflessioni.

Sono atea. La visione del mondo che mi hanno dato i miei genitori era di un Dio invisibile che si preoccupava di me, che leggeva i miei pensieri. Un Dio che aveva creato l’Universo fin qui conosciuto ma che si rispecchiava in questo mammifero pensante chiamato Uomo. Ci è voluto poco perché avessi i primi dubbi e siccome militavo in Azione Cattolica li ho esternati alle Effettive, così si chiamavano le iscritte più grandi che fungevano da guide spirituali oltre al sacerdote che si occupava di noi: mi dettero da leggere “Le 5 vie di S. Tommaso D’Aquino” per arrivare con la semplice ragione a Dio, visto che secondo loro “la Fede” non deve porsi domande ed io “ragionavo troppo”.

Avevo 17 anni: lessi con impegno ma Tommaso D’Aquino non mi convinse.

Ma continuai a cercare Dio. Lo immaginavo come la mia educazione cattolica lo prospetta e cercavo di seguire le regole di una vita pulita e giusta. Intanto scoprivo cose che per la mia famiglia erano inimmaginabili: malvagità estrema, maldicenza e calunnia, da parte di gente che nemmeno conoscevo ma che aveva notato me e la mia vita provandone invidia.

E’ stato traumatico come è scoprire l’ingiustizia e la manipolazione della realtà. Ho superato tutto accettando che se questo avveniva vuol dire che poteva accadere, che esiste gente così, che comunque c’è questo Dio che avrebbe messo a posto tutto.

Ma il male dal quale non ho saputo difendermi mi ha messo con le spalle al muro dal punto di vista economico e mi ha costretto a scelte che mai avrei voluto fare per i miei valori.

Quello è stato il punto massimo della mia credenza che esistesse Dio. Il mio pensiero silenzioso si è rivolto a Dio chiedendogli solo un segno della sua presenza, solo un segno che mi avrebbe dato forza per andare avanti per la strada della bontà, della correttezza, del non reagire se non “porgendo l’altra guancia” come è il dettato di Cristo e l’idea di Dio che lui ha lasciato: se Dio c’è è sua la Giustizia.

Ero di fronte ad una scelta cruciale. Volevo solo che non mi abbandonasse.

Ma il mio pensiero, la mia anima, chiamiamolo come volete, non ha praticato l’autoinganno di una suggestione e mi ha risposto solo IL SILENZIO ASSOLUTO. Nessun segno, nessuna ispirazione, solo una TOTALE SOLITUDINE NELLA MIA MISERA CONDIZIONE.

Da quel momento, avevo 37 anni, ne erano passati 20 dai miei primi dubbi, ho smesso di tormentarmi e di soffrire chiedendomi il perché di tanta ingiustizia che vedevo non solo su di me, ma molto di più nel mondo sugli innocenti.

Da quel momento tutto era solo sulla mia coscienza, che obbediva comunque ai principi morali con i quali sono stata costruita ma con una lucidità e responsabilità maggiore.

Ho accettato dunque la morte, soprattutto la mia, come ovvia fine biologica.

Non mi fa paura. Penso di aver già vissuto una vita sufficientemente lunga per la mia specie e dunque in qualunque momento arriva è fisiologica: 76 anni.

Due giorni fa credevo fosse giunto quel momento. Ho avuto un arresto di respiro fino al punto che non riuscivo a chiamare mio marito che era distante da me meno di 10 metri, che mi faceva cenni di sbrigarmi, ho provato a mettere un piede davanti all’altro con grande sforzo appoggiandomi alla balaustra che costeggiava il marciapiede, ma la nausea fortissima che aveva accompagnato la quasi assenza di respiro aumentava, non riuscivo a tenere il capo eretto e la vista si era leggermente appannata.

Il pensiero è veloce come la luce e ho lucidamente pensato che stavo morendo, che ero nell’età in cui non è sorprendente morire, ma quanto sarebbe durato quel malessere prima che tutto si spegnesse? Solo quello mi ha preoccupato.

Invece tutto si è risolto in una ventina di minuti e sono ancora viva.

Ma di certo il quando e il come, soprattutto il come, è l’unica cosa che mi fa timore misto a rassegnazione. La morte bisogna guadagnarsela soffrendo.

2 riflessioni sulla morte che mi sono piaciute:


Per chi non l'avesse capita Mark Twain dice con il suo intelligente umorismo quello che penso anch'io: nulla eravamo prima di nascere e nulla saremo quando il nostro cervello si spegnerà per sempre


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