sabato 2 settembre 2017

Case in vendita e improbabili acquirenti

Chiunque abbia vissuto almeno un'esperienza di venditore di una sua proprietà si sarà imbattuto in persone perditempo e perdigiorno: acquirenti improbabili.
Per sfuggire alle esose richieste delle Agenzie Immobiliari, non indenni anch'esse dall'incontro con i perditempo, spesso chi vuole vendere un immobile cerca di fare da solo per risparmiare i soldi della percentuale dovuta all'Agenzia.
Si presentano a volte persone dall'aspetto misero, di bassa scolarizzazione, facilmente catalogabili e scopribili come acquirenti impossibili. Si aggirano guardando la vostra casa, palesemente non compatibile con i loro apparenti mezzi, recitando la parte di quasi padroni, facendo critiche... anche.
Se non fosse inevitabile incrociare questi appuntamenti inutili, giacché questi meschini perditempo si palesano solo alla visione diretta, ci risparmieremmo tempo prezioso.
Ne voglio qui ricordare due, distanti nel tempo, ma quello più recente mi ha evocato il ricordo di quello lontano nel tempo per l'uguale, palese, stupida finzione degli squallidi protagonisti.
Mia figlia ed io abbiamo ciascuna una villetta quadrifamiliare, in cui siamo state meravigliosamente bene per 10 anni, in una località di mare piuttosto pregiata. Abbiamo deciso di venderle avendo acquistato una villa familiare immersa in un vasto giardino e divisa in due ali: una per me e una per mia figlia.
E' iniziato il balletto dei possibili acquirenti: alcuni portati da Agenzie Immobiliari senza mandato esclusivo di vendita e altri attirati da annunci tramite Agenzie on-line.
Da uno di questi ultimi è arrivata una famigliola: padre che guidava un SUV bianco (scusate ma per me il massimo del cafone), madre dall'aspetto ordinario, tratti da donna del basso popolino, bambina, lei si normale, con la freschezza incontaminata dell'infanzia. E' stato immediatamente palese che non avevano alcuna possibilità di accedere all'acquisto di una delle due villette, che sono stata costretta a mostrare loro mio malgrado, per le ingenuità delle loro espressioni intrise però di una furba malizia.
La donna si guardava intorno quasi arricciando il naso, ben certa che tanto nessuna di quelle due case sarebbe mai stata sua, mentre l'uomo ammirava il pavimento del mio saloncino trovandolo di maggior pregio di quello di mia figlia, dimostrando così di non capire assolutamente nulla di materiali di costruzione, dato che le due case fanno parte di uno stesso piccolo lotto costruito dal medesimo costruttore. Ho dovuto spiegargli che il materiale, anche se diverso, era di identico valore.
"Ma allora perché sono di colore diverso?"
Ha chiesto lo stupido continuando ad esprimere particolare ammirazione per il mio pavimento: "Perché abbiamo potuto scegliere i materiali avendo acquistato in fase di costruzione: ma il valore e la qualità di essi erano equivalenti, il costruttore ha messo a disposizione vari colori, sia per i pavimenti sia per le maioliche dell'angolo cottura: vede i disegni diversi?" Gli ho spiegato con pazienza.
Ma il clou è stato quando l'uomo e la sua silenziosa e sdegnosa consorte hanno palesato la convinzione che la mia nuova abitazione si trovasse all'interno di un Residence, dove loro erano stati a visionare un'altra casa tramite un'Agenzia, dimostrando così la loro superficialità ed il loro scarso senso della realtà. Mi avevano telefonato mentre erano in zona e chiesto un appuntamento a breve tempo. Avevo risposto loro che abitavo nella Via C... da cui prende il nome anche quel Residence, peraltro rinomato e con belle ville piuttosto costose, ma allocate in uno spazio chiuso da sbarra, con costi condominiali e il difetto di essere un poco vicine le une alle altre e lontane dal mare, raggiungibile comunque in auto o in bicicletta in breve.
Avevo dunque detto al telefono che abitando in Via C... avrei messo una decina di minuti a raggiungere il lotto dove sorgono le due villette in quadrifamiliare.
La pochezza dei due si è palesata quando ho detto che dalla nuova villa a volte andavo al mare a piedi. La donna dall'aspetto miserello ha fatto un sorrisetto e un verso che voleva essere di incredulità, l'ho guardata sorpresa senza capire, ma quella guardava di sguincio  mantenendo la sua aria di sdegnoso distacco. Allora ha fatto chiarezza il marito: "Siamo stati in quel Residence, ma certo è un po' lontanuccio dal mare." Ha detto con un sorrisetto che voleva essere di intelligenza.
"Ma cosa c'entra il Residence?" Ho chiesto meravigliata.
"Lei ha detto che abita a C..." Ha fatto l'uomo.
"Io abito in Via C..., - ho risposto capendo l'equivoco in cui erano incorsi i due stupidi - una Via che è lunga almeno 2 Km., ci sono molte ville unifamiliari lungo il suo percorso, non c'è solo il Residence che prende il suo nome dalla Via dove sta. La mia villa è in fondo a tale strada e più vicina al mare..." Ho concluso pietosamente.
Allora l'ometto ha mosso delle critiche anche al pregiato Residence, credo lontanissimo dalle sue tasche più del mare .
Raccontando in seguito questa visita di perditempo alla mia amica Rosa, proprietaria di una delle villette in quadrifamiliare di quel lotto, ella ha commentato: "Ma quello ha parlato per invidia! Figuriamoci, le ville del Residence C... sono bellissime e lui non poteva permettersi nemmeno queste nostre!"
Che tristezza! Ma perché certa gente si comporta senza autenticità, perché deve fingere di essere quello che non è, assumendo così l'aspetto di ridicola parodia di sé?
Per me è un mistero psicologico...
Questa famigliola squallidina mi ha ricordato un episodio di tanti anni fa, quando misi in vendita un grande appartamento dove abitavamo a Roma che aveva un unico difetto: il palazzo era abitato da una minoranza rumorosa, cafona e invicile che, anche se minoranza, aveva la meglio sulla maggioranza più silenziosa e riservata. Questa minoranza di buzzurri aveva fatto quadrato intorno al portinaio e a volte, per passare sul portone, bisognava chiedere permesso, perché nemmeno si scanzavano.
Noi eravamo, secondo queste menti deboli, "i signori", non avendo i loro modi e il loro aspetto rozzo. Questo gruppettone di sottosviluppati era molto interessato ad impicciarsi delle nostre cose e, ovviamente, della vendita del nostro bellissimo appartamento. Del gruppo faceva parte anche un lavandaio, non del palazzo, ma avente la lavanderia adiacente al portone, il quale stazionava anche lui nell'affiatato villaggio ricreato fra il portone e il marciapiede partecipando alle "intelligenti" conversazioni.
Il livello culturale bassissimo rende la gente come il bambino che, non avendo la conoscenza degli adulti, pensa furbescamente e fa maliziosamente le sue marachelle figurandosi che quelli non se ne accorgano.
Così il lavandaio, volendo impicciarsi dei fatti dei "signori", mandò una sua amica, dall'aspetto ancora più misero della donnetta venuta a visionare le villette in quadrifamiliare, a recitare la parte della finta possibile acquirente.
La riconobbi subito, appena aprii la porta, avendola vista parlare davanti alla lavanderia con il tenutario di essa e avendo anche avvertito qualche moncone di frase della loro conversazione: "Ci vado io..." E lui, ridacchiando con un uomo  dall'aspetto volgare, che doveva essere il compagno della misera: "Ci prova lei ad andare a vedere la casa della matta!" Eh, si, perché è tipico di chi ci è ostile per qualsiasi sua ragione attribuirci aggettivi insultanti..
Feci entrare la donnetta fingendo di assecondare la sua povera recita. Fu una penosa e risibile "performance" in cui  la donna, malvestita e dall'aspetto plebeo, ostentava una sicurezza nell'esaminare quell'appartamento ampio, di 117 metri quadrati più soffitta, come se davvero potesse acquistarlo. Il clou della sua recita da guitta di strada fu quando disse che "avrebbe fatto buttare giù la parete portante del salone", che divideva la scala del palazzo dalla colonna degli appartamenti di un'altra scala, "perché lei era un'estetista e le serviva un salone ancora più grande per la sua attività". Trattenendo con divertita educazione un sorriso, le feci osservare che non si poteva giacché, essendo colonna portante, sarebbe venuto giù parte del palazzo!!!


Magra, sorridente... squallidina... più o meno era questo l'aspetto della "perditempo" di tanti anni fa.

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