martedì 2 dicembre 2014

Racconti di Condominio - Condominio pidocchio

Condominio pidocchio


In uno dei più incantevoli luoghi della Costa, in un momento di felice ispirazione degli architetti della Società Multivilla, era stata costruita una lottizzazione vacanziera di graziosissimi loculi circondata da splendidi giardini.
La vendita di codesto condominio era stata affidata ad una schiera di eleganti agenti i quali usavano quale deterrente, per convincere i probabili acquirenti, la frase: "Scegliamo solo acquirenti di un certo livello di signorilità. Ci teniamo ad una scrematura sociale per assicurare al complesso una frequentazione di alto livello."
Molti si sentivano solleticati e acquistavano convinti di far parte di una élite.
Il posto era bellissimo e circondato da ville di miliardari, cosa che rendeva gli acquirenti dei loculi ancora più persuasi di far parte di una élite.
C'erano poi quelli che comperavano solo per il prezzo favorevole per quei luoghi, inaccessibili a chi ricco non era, e per l'indubbia bellezza naturale del posto.
Le Assemblee condominiali si tenevano in sale di eleganti Resorts e all'inizio tutti si comportarono con signorilità: per codeste riunioni vestivano in modo ricercato cercando di fare una buona impressione gli uni verso gli altri.
Era gratificante parteciparvi.
Certo qualche impennata di sciocco snobbismo fuori luogo capitava di ascoltarla.
Un signore si alzò chiedendo che si inducesse la portineria a portare la posta appartamento per appartamento. Una signora ingioiellata protestò, quasi istericamente, perché il portinaio non era stato con lei sufficientemente ossequioso..
Qualcuno, con i piedi per terra, pensò che era un comportamento da "pidocchi arrivati in cima all'asta", che avevano perso il senso della realtà e credevano di essere diventati "chissacchì" avendo acquistato un loculo in un posto da miliardari.
Ma di anno in anno la cosa peggiorò.
Se l'acquisto era stato abbastanza economico, le spese di mantenimento dell'insieme del condominio erano cresciute di anno in anno in modo esponenziale e qualcuno cominciò, a buon diritto, a cercare di frenare l'emorragia.  
I condomini convinti di essere come i miliardari delle ville del circondario guardarono con sufficienza questi proprietari che protestavano per le spese in salita, anche se, bisogna dire, la cosa pesava anche a loro e si rendevano conto che per mantenere decentemente l'insieme forse si poteva spendere anche un po' meno... Ma, presi dalla parte di ricchi senza esserlo, continuavano a recitarla fino in fondo.
Finché qualcuno non pensò di mettere a frutto il ricco bilancio condominiale cercando di attingervi tramite truffaldine proposte all'Assemblea dei proprietari vestite da "imperdibili affari"!
L'occasione fu il fallimento di una Società che aveva acquistato dei locali commerciali nel complesso dei loculi.
Un signore molto spocchioso e pieno di sé che era architetto pensò di rilevare, non a sue spese, visto che sua era l'idea, ma a spese del condominio, quei locali per installarci, previa costosa ristrutturazione fatta da lui naturalmente, una non ben chiara attività di ristorazione.
Per far passare la sua idea geniale pensò bene di attirare dalla sua parte altri condomini prima di proporla in Assemblea. Cominciò dunque delle confabulazioni con altri Dottori, Ingegneri, Commercialisti, ma anche semplici Geometri ed altro, tutti evidentemente con problemi di assenza di lavoro e conseguente liquidità, al fine di confezionare "l'affare" incartandolo con la carta dorata di una proposta imperdibile per l'Assemblea. 
Cosa c'è di meglio che fare affari con i soldi degli altri? Per di più facendosi pagare una bella parcella in assenza di commesse?
Quando propose "l'affare", caldeggiato dai sodali con i quali ne aveva progettato "a tavolino" lo schema sicuro, si trovò davanti l'opposizione educata di molti, i quali non erano assolutamente d'accordo nello spendere altri soldi per acquisire una proprietà in comune che avrebbe significato necessariamente altre spese di mantenimento, oltre ad essere un vero salto nel buio quanto a possibili introiti. Di certo c'era solo l'introito per lui: l'anziano architetto.
Di botto la spocchia e l'alterigia lasciarono il posto all'aggressività e alla volgarità e il "signorile" architetto si allontanò dall'Assemblea dicendo: "Ma andate tutti affanculo!!"
Ma le trame per mettere a frutto il gruzzolo del bilancio condominiale, ormai giunto al milione di euro, e per non lasciarlo tutto ai guadagni non del tutto chiari dell'amministrazione, qualcun altro, sempre con spocchia inversamente proporzionale agli scarsi introiti personali, provò a farsi eleggere Consigliere del Condominio, non con lo scopo di controllare l'Amministratore, ma di farsene complice. 
E qui gli andò bene, grazie alla dabbenaggine di molti.
Solo quando si avvidero che il furbo Consigliere di turno si era fatto ristrutturare il loculo, anche con qualche abuso edilizio, a spese del condominio, alcuni di essi cominciarono a sospettare di essere stati raggirati. Ma si sa come vanno queste cose: molti per simpatia verso il furbacchione che li blandiva con finta amicizia non vollero accettare di dirsi stupidi, dunque continuarono a votarlo. Quelli che non lo fecero più furono oggetto di ritorsioni da parte del bieco Amministratore che, su richiesta del Consigliere suo complice, non faceva effettuare le dovute riparazioni di competenza condominiale proprio nei loculi di coloro che si erano ribellati a tale egemonia.
Il clima del condominio iniziò a farsi pesante e le Assemblee diventarono delle arene in cui uomini e donne ridotti a pidocchi, come lo scarafaggio nella "Metamorfosi" di Kafka, recitavano parti grottesche rivendicando i loro titoli accademici e non e, nel contempo, dando uno squallido spettacolo di sé abbandonandosi ad urli, aggressioni verbali e financo fisiche ed insulti.
Un pidocchio dalle guance rubizze recitava con aria melliflua la parte del buono ad ogni Assemblea, in realtà egli era in perfetta combutta con l'Amministratore, e non mancava mai di iniziare ogni suo intervento con il penoso sciorinamento dei suoi titoli lavorativi: "Io sono Dirigente di..., Responsabile di..., ho incarichi di grande responsabilità.."
Quei pochi che non avevano subito la metamorfosi lo guardavano con un certo disgusto chiedendosi come mai colui non si rendesse conto di essere ormai una caricatura. Ma forse, riflettevano, lo era sempre stato?  
Ormai si era costituito un partito dell'Amministratore, per l'italico vizio dell'appartenenza a qualcosa che sottintende l'esclusione di qualcun altro.
Molti non avevano nulla in cambio di questo favore che davano a chi malamministrava i loro soldi, essendo privi di opinioni, altri si difendevano non pagando più, come un individuo che urlava sempre con una voce orrenda che faceva pensare a certi venditori ambulanti della peggior specie. Eppure costui si diceva Ingegnere e comandante un Dipartimento delle Ferrovie di Stato...
Gli uni con gli altri, comunque, fra una rissa verbale e l'altra, ci tenevano a ribadire la loro importanza nella Società e i loro titoli, nella totale inconsapevolezza che, qualora veramente importanti, non avrebbero avuto proprio il tempo di stare ore ed ore a scannarsi in una banale Assemblea condominiale, essendo necessariamente presi da altre incombenze altrove.   


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