domenica 18 agosto 2013

“I Vecchi e i giovani” di Luigi Pirandello




Ho letto per la prima volta “I Vecchi e i giovani” a 63 anni. Di Pirandello avevo letto quasi tutta l’Opera, ma questo romanzo “storico” mi era sfuggito.
La critica letteraria, in prevalenza, non lo ha trattato bene, a parte qualche voce diversa dal coro, ma io l’ho trovato molto vero e con un legame con l’attualità.
Non è vero che i personaggi sono non profondi e solo abbozzati, come non è vero che l’analisi storica è frammentata perché vista attraverso vari personaggi, quindi in terza persona. Perché mai dovrebbe essere un “io” narrante a commentare noiosamente gli avvenimenti storici o, peggio, la voce fuori campo dello scrittore? La realtà si pone agli occhi di chi legge attraverso i pensieri e la visione dei personaggi, quindi è vista da vari punti di vista, da varie angolazioni e i vari punti di vista danno un panorama dei fatti a 360°.
Sorprendente è stato per me scoprire un legame con l’attualità. Ora si parla di decadenza dei costumi, di corruzione sia nella gestione della cosa pubblica che nella sfera privata dei politici e, nel “I Vecchi e i giovani”, scopro un’Italia appena fatta e già corrotta allo stesso modo, mentre i veri lavoratori languono nell’indigenza strozzati da uno Stato appena nato, fra mille promesse e speranze, e già abortito.
La Sicilia garibaldina che, scrollandosi di dosso il Regno borbonico, aveva atteso con entusiasmo le provvidenze del nuovo Regno sabaudo, si era vista tradita. Il personaggio che racchiude in sé tutti gli ideali risorgimentali è Mauro Mortara che, emblematicamente, lo scrittore farà morire, casualmente ed in grande confusione, proprio per mano di quell’esercito dell’Italia unita per fare la quale Mortara aveva combattuto.
La figura romantica di questo vecchio idealista, ruvido e puro, è struggente. Mentre una torma di miserabili, che non hanno fatto nulla perché l’Italia si formasse, si getta a cercare potere, poltrone e soldi, Mauro vive solo dei ricordi delle sofferte battaglie di cui è orgoglioso e nessun desiderio di compenso si affaccia nella sua anima pura, bensì solo la religiosa cura delle reliquie di quelle coraggiose imprese è la ricompensa di cui il vecchio si nutre ed appaga. Quale dolore e quale verità conosciuta della vita che si ripete, e dunque la storia che si ripete anch’essa per la stoltezza degli uomini, nel vedere la delusione del vecchio garibaldino, giunto all’età di 78 anni, che muore ucciso senza passione e senza consapevolezza da parte di chi lo uccide. Trovo il finale del libro amaramente emblematico del fallimento degli ideali del Risorgimento. L’Italia è fatta! Ma dov’è la Patria che non “vede” e non riconosce chi ha contribuito alla sua nascita?
Pirandello si è sicuramente ispirato a persone esistite, l’ho capito leggendo perché, modestamente, lo faccio in parte anch’io nei miei scritti, ma ne ho trovato conferma nel commento al libro che ho letto nell’edizione dei tipi Mondadori del 1992 a cura di Anna Nozzoli con cronologia di Simona Costa, più volte ristampato.     
Un'immagine di Pirandello in giovane età

3 commenti:

nephelais ha detto...

Ho letto con estremo interesse il suo commento a I vecchi e i giovani, del "mio" amato, cercato Pirandello. Un libro che a me pure 'rischia' di sfuggire - per quanto in saggistica, drammi e narrativa possa dire d'aver letto molto, moltissimo, del Girgentino, come peraltro in bibliografia -; e che mi pare vivo, vivissimo, forse più dei maggiormente ricordati Gattopardo e I Vicerè (ma in letteratura che senso hanno le classifiche?!), e certamente per uno tra i motivi che ha con tanta evidenza - e coscienza civica, o anche solo umana - sottolineato... Accolga, la prego, i miei sinceri complimenti, e condivisione profonda.
Nel mio minimo, mi pregerò di leggerla ancora...
Maria Amici

Rita Coltellese ha detto...

Signora,
il Suo commento mi commuove e mi onora. Ho visitato il Suo sito e credo che molto c'è per me da leggere ed imparare.
La mia scrittura è semplice e non raffinata come mi appare la Sua... ma vedo temi, e dunque sensibilità ed interessi, comuni.
Inoltre, grazie al Suo sito, ne ho scoperto un altro che parla di un altro mio amore: la musica classica. Grazie alle lodevoli iniziative della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università dove ho lavorato fino a due anni fa, ho potuto godere per anni di concerti settimanali presso l'Auditorium di tale Facoltà, con molti prestigiosi nomi del mondo della musica classica. Grazie ancora.
Rita Coltellese

nephelais ha detto...

Sono io a ringraziarla di cuore, gentilissima Rita: sempre più desiderosa di approfondire la Sua lettura, di affinare quella vicinanza di interessi cui ha alluso - e mi onora -, di ricercare la Sua scrittura, che a me (e, creda, quanto 'leggero' è questo 'me', invece) pare così viva e magnetica. Sono così contenta di aver occasione di colmare un'evidente mia lacuna! (che mi dispiace di confessare: tuttavia è non di meno una, ma di rilievo, tra le tante, devo ammettere...)
Felice inoltre del suo apprezzamento nei confronti del sito nato dalla passione di mio fratello per la Musica classica - che anch'io amo -, spero che avrà desiderio di visitarlo ancora (e... magari anche il mio blog?)
A presto!
Grazie davvero,
Maria