venerdì 26 marzo 2021

Dante Alighieri: il mistero della scomparsa di ogni suo scritto autografo

Nella ricorrenza della celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante viene fuori la notizia, conosciuta dagli studiosi, che di Dante non esiste alcuno scritto autografo.

Non soltanto le opere letterarie scritte di suo pugno, ma nemmeno una lettera autografa..

Questo è un vero giallo incomprensibile alla luce di varie riflessioni storiche.

Il più antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto, Palazzo dell'Arte dei Giudici e NotaiFirenze. Databile intorno al 1336-1337, l'affresco è di scuola giottesca ed è il ritratto iconografico del poeta più vicino a quello ricostruito nel 2007 grazie a una squadra guidata da Giorgio Gruppioni, antropologo dell'Università di Bologna. Si riuscì a realizzare un volto i cui tratti somatici corrisponderebbero al 95% a quello realeNel 1921, in occasione del seicentenario della morte di Dante, l'antropologo dell'Università di Bologna Fabio Frassetto fu autorizzato dalle autorità a studiare il cranio del poeta, risultato mancante della mandibola.Partendo dal cranio ricostruito dallo studioso Frassetto nel 1921, il volto reale di Dante è risultato (grazie al contributo del biologo dell'Università di Pisa Francesco Mallegni e dello scultore Gabriele Mallegni) sicuramente non bello, ma privo di quel naso aquilino così accentuato dagli artisti di età rinascimentale e molto più vicino a quello, risalente pochi anni dopo la morte del poeta, di scuola giottesca.


Dalla data più o meno presunta della sua nascita, 1265, fino a quella più certa della sua morte, 1321, chi sapeva scrivere ha lasciato degli scritti autografi, magari frammenti per la deteriorazione delle pergamene in uso a qual tempo, ma qualcosa è rimasto: di Dante nulla!

Ma vediamo come era la situazione storica della scrittura del tempo.

La carta in uso, oltre la pergamena, era la Carta Amalfi o Charta Bambagina: introdotta in Italia dal mondo arabo e successivamente prodotta nelle cartiere italiane. Questa carta ebbe innovazioni e siccome Fabriano, nel XIII e nel XIV secolo, aveva acquistato l’egemonia dei mercati, su base di argomentazioni storiche si ipotizza che Dante Alighieri possa aver usato tale carta per scrivere le sue opere.

La carta di Amalfi deve il suo secondo nome, Charta Bambagina, al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione della cellulosa ricavata dal legno, parte da raccolte di cenci e stracci di lino, cotone e canapa di colore bianco. Le stoffe erano ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica mentre oggi, con macchinari più sofisticati, ha  una maggiore raffinatezza. La fibra, disciolta nell’acqua è trasformata, a mano, in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo. Questo supporto per la scrittura apparve subito molto più pratico della pergamena fatta di pelle essiccata per trascrivere le transazioni soprattutto da parte dei mercanti. Perché più leggera, più maneggevole, più leggibile con addirittura la possibilità di far apparire in filigrana il nome del produttore o delle famiglie che l’avevano ordinata. Questa carta fu, per un breve periodo, proibita per gli atti notarili nel 1220 da Federico II in quanto meno duratura della pergamena.

I fogli di Carta di Amalfi più antichi risalgono al XIII e XIV secolo.

Proprio il periodo in cui visse Dante. Dunque se quei fogli sono arrivati fino a noi non può essere l'eventuale uso di quel tipo di carta che ha provocato la sparizione dell'intera opera autografa di Dante. Si può ipotizzare che in parte può essersi dissolta, ma che non sia rimasto nemmeno un frammento, neppure di una lettera, è non spiegabile.

Quello che rimane a noi oggi di più antico è la versione della Divina Commedia trascritta  dal copista Antonio da Fermo ritrovata a Genova nel 1336 . Oggi quel manoscritto in pergamena è conservato a Piacenza presso la Biblioteca Comunale Passerini Landi ed è per questo chiamato “Manoscritto Landiano”.

Ma come arrivavano le opere letterarie alla gente? Attraverso i codiciin epoca medievale con l'istituzione di vere e proprie scuole di scrittura i codici furono scritti prevalentemente da monaci; famose sono le sale chiamate scriptoria all'interno di conventi e abbazie in cui venivano copiati e decorati.

Il codice è il libro come lo conosciamo oggi, un insieme di fascicoli legati fra loro e magari chiusi tra due copertine.


Esempio di codice decorato risalente fra il 1220 e il 1250, poco prima della nascita di Dante Alighieri.

Si tratta di un manoscritto de La canzone dei Nibelunghi in tedesco del tempo.


Tornando dunque sugli scritti di Dante, dell'intera sua opera, rimane il mistero della totale assenza di un suo scritto autografo. Neppure della sua provata attività politica vissuta dolorosamente in esilio presso le corti di Signori del tempo che si servirono di lui anche come ambasciatore.


 

Nessun commento: