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giovedì 27 giugno 2019

Giorgio Bassani "L'Airone"

Con questo libro, che ho appena  finito di leggere, Bassani vinse un Premio Campiello nel lontano 1969. Uno dei tanti premi collezionati da questo scrittore. 
Onestamente non l'ho trovato né scritto particolarmente bene né con un contenuto che m'abbia lasciato niente, se non la piatta descrizione di un uomo inutile a sé stesso e agli altri.
Ho appena finito di leggere 6 libri di Amos Oz e anche lì ho potuto constatare che gli scrittori moderni a volte fanno scelte audaci, scrivendo in certi punti non propriamente in modo classico. Dunque non debbo stupirmi se Bassani mette in certi periodi più virgole di quante forse ne servirebbero, né che, ad esempio, riferendosi ad una voce umana usi "lei" invece di essa:
"Perfino la voce di Bellagamba, quella specie di grosso latrato che ogni tanto, su per le scale, saliva dal basso a frastornargli le orecchie, anche lei taceva, ormai." Ecco io avrei scritto "anch'essa taceva" per ovvie ragioni di regole grammaticali. Ma lui è Bassani e dunque può permettersi delle licenze..
Diverso è quello che ho trovato di strano in Oz perché potrebbe essere sempre una scelta imputabile alla traduzione.
Ma Bassani scrive in italiano e dubbi sulla scelta non ce ne sono.
Anch'egli come Oz è ebreo ma di tutt'altra esperienza e formazione. Ha vissuto l'avvilimento delle inspiegabili leggi razziali sotto il fascismo, ma rispetto ad altri ebrei italiani è stato fortunato a quanto si legge nella sua biografia: "Nel 1926 venne ammesso al Regio Liceo Ginnasio "L. Ariosto" dove frequentò i cinque anni del ginnasio e i tre del liceo e dove, nel 1934, conseguì la maturità. Nel 1935 si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, che frequentò da pendolare e dove, nonostante le leggi razziali emesse dal regime fascista, si laureò nel 1939".
Di lui in gioventù ho letto "Il giardino dei Finzi Contini", che nulla ha a che fare con la riduzione cinematografica anche se ha goduto della regia di Vittorio De Sica, tanto che Bassani ne prese ufficialmente le distanze.
Questo "L'airone" si potrebbe spiegare come la vicenda di un uomo depresso nell'ultimo giorno della sua vita.
Un uomo ricco che vede insidiata la sua ricchezza di proprietario terriero dalle rivendicazioni dei braccianti. Il protagonista è ebreo come lo scrittore e, a mio avviso, una persona vile, che sfugge ad ogni confronto, forse spiegabile, questa sua natura rinunciataria, con la patologia della depressione. 
Dunque onestamente non so quale messaggio Bassani volesse trasmettere descrivendoci i pensieri insulsi, incerti, irresponsabili e stravaganti di quello che appare come un relitto umano.
C'è stato solo un punto che mi ha fatto ricordare una novella che ho scritto basandomi su una mia personale esperienza: "Il gatto della credenza quello che fa… pensa!" Facente parte della raccolta "Le verità nascoste - Racconti comici... ma non troppo". Dunque ho trovato verosimile il flusso di pensieri assurdo che il protagonista ha dopo aver telefonato a casa di un cugino, che non vede da tempo, e gli risponde la moglie che lui ha conosciuto in gioventù, essendo degli stessi luoghi, la quale si mostra gentile e cordiale e lo invita a salire pure in casa visto che lui le dice di essere a pochi passi da essa, anche se il marito è fuori. Lui accetta e poi inizia a figurarsi che lei lo ha invitato a salire anche se il marito è uscito, ma è sempre lì in giro nel piccolo centro dove sono, perché è una puttana e vuole fare con lui una sveltina.. Poi ha come un'improvvisa autocoscienza e si accorge di "stare delirando" e presane coscienza non sale più, senza neppure avvertire la gentile cugina acquisita, che di certo si stupirà di non vederlo dopo che è stato lui a telefonare e a dire che era lì sotto casa cercando di suo cugino.
Ebbene è verosimile, giacché mi è capitato di conoscere persone "deliranti", non so se anche coscienti di esserlo come il protagonista de "L'airone", ma di certo hanno stimolato la novella, di cui ho sopra riportato il titolo, proprio per la patologia del pensiero nato nella mente dell'individuo senza un vero motivo reale.
Ma il delirio del protagonista de "L'Airone" raggiunge il massimo alla fine della sua insulsa ultima giornata quando, pur avendo deciso di ammazzarsi con tutti i particolari del caso, si sbarba di nuovo (l'aveva già fatto la mattina all'alba), si fa di nuovo il bagno e, scrive Bassani, "felice" per la decisione presa si reca nella camera della madre, come è d'abitudine fare ogni sera, e parla con lei raccontandole la sua giornata in una versione in parte mendace, mentendo senza ragione alcuna con l'insensatezza di un bambino e senza il minimo pensiero del dolore che di lì a poco darà a sua madre uccidendosi senza apparente motivo all'età di 45 anni.
L'allegoria con il titolo del romanzo breve o racconto lungo è per me quasi evanescente: l'airone viene ucciso la mattina di quel giorno durante la svogliata partita di caccia a cui l'uomo si dedica, pagando un aiutante che metta i richiami e lo porti in barca nella zona paludosa di caccia agli uccelli di passo.
L'airone viene ucciso dal suo accompagnatore a cui lui ha ceduto uno dei suoi fucili, stupendolo perché questo non è previsto.
La povera bestia viene ferita, colpita ad un'ala, e non muore subito. Tenta di rifugiarsi fra i canneti, ma morirà lo stesso.
Se Bassani voleva fare un parallelo fra l'uccello innocente ucciso in modo insensato, per diletto di uomini, e il protagonista privo di ogni interesse alla vita, ebbene non vedo proprio il nesso.













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