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giovedì 19 settembre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo VI

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
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Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo VI
 (Il Capitolo V è stato pubblicato il 31 agosto 2019)


"Tua nonna, - le disse - mia madre, mi scrisse una lunga lettera mentre stavo facendo il servizio militare raccontandomi un increscioso episodio di cui si erano rese protagoniste Filomena, allora una adolescente, e sua madre Clara: per futili motivi avevano aggredito verbalmente mia madre e mia sorella Amelia, anche lei all'epoca era una ragazzina, urlando loro insulti grevi infanganti l'onore di donne. Tua nonna voleva querelare Clara, essendo Filomena minorenne, ma mio padre le aveva detto che non aveva soldi per l'avvocato e allora lei li chiese a me."
Sara, pur giovane quando suo padre le raccontò quel fatto avvenuto molto tempo prima che lei nascesse, pensò alla condizione di suo padre all'interno della sua famiglia d'origine, condizione che lei aveva iniziato ad avvertire fin da piccola, con una particolare sensibilità ed empatia che a lui sembravano mancare, o forse si difendeva soltanto da quella triste realtà per non soffrirne intimamente più di quanto già non ne soffrisse.
Alla luce di quel tassello le fu più chiara la scena a cui aveva assistito da bambina: suo padre che parlava ad Amedeo severamente sconsigliandolo dall'intenzione di sposare Filomena, cieco davanti all'espressione buia di suo fratello, non avvertendo affatto quello che la sua eccezionale bambina aveva invece autonomamente pensato e, ancora più eccezionalmente, ricordato fino all'età adulta. Chiuso nel suo ruolo, richiestogli da sua madre, che se ne stava però vilmente muta, aveva continuato sicuro di quel che andava dicendo, interpretando forse il corruccio di suo fratello come qualcosa di scontato e momentaneo.
Sara, si stupiva lei stessa nel ricordare quel pensiero che aveva fatto quella bambina che era in quel momento: quanto poteva avere? Quattro anni, non molti di più visto che fra lei e la prima figlia di Amedeo e Filomena passavano solo cinque anni e mezzo.. Forse si erano sposati poco dopo quell'episodio e forse lei era rimasta incinta subito.. Ma comunque quel ricordo era nitidissimo, come altri dei suoi primissimi anni di vita.
Fu franca con suo padre. Si erano sempre detti tutto.. Quasi tutto..
"Ora capisco perché anche nonna non la voleva come nuora. Ti chiese lei di parlare a zio Amedeo?"
"Sì, - le rispose suo padre - papà era morto ed io ero il fratello maggiore."
"Tu non sei il "fratello maggiore", papà..." Disse Sara con tono intenzionale, perché suo padre aprisse gli occhi su una realtà che non voleva vedere.
"Ma tu sai "chi" e "cosa" è il fratello maggiore! Dunque!"
Sara pensò, senza insistere, che tutti avevano una motivazione in quella famiglia e l'unico che si preoccupava di tutti era lui, suo padre. Ma forse era colpa sua se non sapeva opporre un sano distacco per difendersi da quegli egoismi così palesi.
Il primo figlio vivente, perché a sua nonna ne erano morti tre in tenerissima età, come spesso avveniva a quel tempo, era un debosciato, ormai alcoolizzato.
Amedeo doveva conoscere l'episodio di cui erano state vittime sua madre e sua sorella e, a quanto pare, non doveva importargliene granché dell'onore offeso delle donne di famiglia.
Suo nonno, che Sara non aveva mai conosciuto essendo morto prima che lei nascesse, non aveva avuto i soldi per pagare l'avvocato per punire le due volgarone, dunque restava solo suo padre a risentirsi per quell'offesa. Infatti aveva racimolato i soldi per l'avvocato e li aveva inviati a sua madre.
Sara sapeva come aveva fatto pur essendo un giovane senza mezzi che stava prestando servizio militare.
Prima della cartolina del richiamo egli lavorava come cameriere in un ristorante. Era una vera formichina e uno che si dava da fare.. Su sé stesso risparmiava su tutto: era di parchi bisogni e metteva da parte per inviare i suoi soldi a sua madre, sempre con il pensiero rivolto con amore ai bisogni dei suoi fratelli minori. Eppure c'erano suo padre e Narciso, il fratello maggiore..
Durante il servizio militare, oltre la risicata paga di soldato, in virtù della sua esperienza l'avevano assegnato alla mensa ufficiali. E lì riusciva a racimolare un altro po' di denari.
Sua madre sapeva approfittare delle modeste risorse di quel figlio dal cuore generoso..
Sara ora pensava con amarezza alle delusioni familiari di suo padre... Quella non fu la sola.
Le disse: "Poi non le ha querelate più.."
"Perché?"
"I soldi le sono serviti per qualcos'altro." E lo aveva detto quasi con pudore, sorvolando sulla consapevolezza che non le era venuto in mente di restituirli a quel figlio che già gliene aveva inviati tanti strappandoli ai suoi bisogni e facendo una vita risicata.
Ora era triste ancora di più per i ricordi che quei luoghi disastrati le ispiravano.
Ma doveva immaginarlo, in fondo lo sapeva che non sarebbero state solo le macerie a rattristarla e l'aveva messo in conto affrontando quel viaggio.

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