sabato 22 giugno 2013

Cronache di pazzie quotidiane



Prepotenti

All’inizio i rapporti erano stati idilliaci: come quasi sempre accade in tutti i rapporti umani.   Poi, via via che andava avanti la conoscenza, si guastarono: come avviene quasi sempre in ogni rapporto umano; pensate a due quando si sposano, anche se va bene non saranno mai al settimo cielo come nel giorno del matrimonio. Pensate agli amici, prima o poi ve ne faranno una che vi deluderà… o forse la farete voi… e anche se l’amicizia continuerà, quando va bene e non finisce, ci sarà sempre “quella cosa” che l’amico vi ha fatto e che non doveva fare o l’avete fatta voi… Insomma i rapporti si incrinano sempre anche se non sempre si spezzano! Figuriamoci fra colleghi e vicini di casa!
Ora lui era un professore ed anche qualcosa di più… l’altro era un muratore che lavorava in proprio, aveva una partita IVA e per questo si sentiva e.. si diceva.. un imprenditore.
Il Professore era in là con gli anni e molto liberal: non badò alla voce gutturale del suo vicino né, anche se si sorprese un po’, alle urla belluine e piagnucolose insieme della sua consorte che litigava con la figlia maggiore…Certo un giorno lui e sua moglie, una scrittrice molto liberal anche lei, furono in dubbio se chiamare o meno il “113” alle grida disperate della figlia del muratore che lo invocava di portarla via perché “non ci voleva più stare con questa!” Visibilmente intendendo con “questa” sua madre. Non lo fecero e continuarono a far finta di non aver sentito.
Poi il Professore cominciò a seccarsi: “Ma con questi non si riesce neppure a leggere un libro in giardino… Urlano anche nelle ore del riposo!”
Infatti, i figli maschi più piccoli erano diventati da piagnucolosi a fortemente litigiosi e le urla non tenevano conto neppure delle ore del riposo pomeridiano, la sera, poi, il muratore si metteva nel suo giardinetto e parlava fino a tardi con i suoi ospiti, con vocio udibile dall’interno della camera da letto dove il Professore tentava di dormire.
Un pomeriggio il Professore provò a dire al suo vicino che non si riusciva nemmeno a parlare nel suo giardinetto perché le voci dei suoi “angioletti” sovrastavano ogni suono e lui e sua moglie non riuscivano a sentire quello che si dicevano l’un l’altro. Il muratore rispose con tono villano “che non li poteva legare e imbavagliare” e il Professore commise l’errore di  usare il suo umorismo inglese dicendogli: “Ci provi!”
Infine anche la moglie del Professore, nonostante i suoi tentativi di comunicare, si scontrò contro il muro dell'ottusaggine del muratore; lo pregò di badare a ciò che i suoi "angioletti", piuttosto grandicelli, gettavano sulla via comune: scatole di succhi di frutta, cannucce, carte di gelati ecc., e si sentì rispondere tutt'altro che garbatamente: "Anche lei sporca con i suoi fiorellini!"
La donna si sorprese: "Lei considera i fiori che cadono dal mio muretto alla stessa stregua dei rifiuti?" Chiese piena di autentica meraviglia per il modo di ragionare di quell'uomo... E quello rincarò la dose: "Poi suo marito si lamenta che non lo facciamo dormire fino a mezzanotte perché parliamo in giardino e lei allora? Lei che si è messa a parlare al telefonino in balcone alle sei del mattino?"
La donna cercò nella sua memoria un simile evento e si ricordò che un anno prima uno dei suoi figli era andato in vacanza in Honduras e, dato il fuso orario, l'aveva avvertita che era arrivato bene a quell'ora italiana!
Fatta luce sul ricordo la donna al culmine della meraviglia replicò: "Ma è stata una sola volta... E sappiamo tutti che qui i cellulari riescono a ricevere solo in balcone!" 
A queste ragioni se ne aggiunsero poi altre: il muratore, insieme ad altri comproprietari, si fece venire la bella idea di mettere due cancelli all’imbocco e all’uscita della strada privata, indi di stabilire un senso unico. La ragione addotta era sempre la solita: la sicurezza. Il Professore disse che non era d’accordo: lo spazio non c’era per applicare cancelli carrabili, giacché, per legge, bisognava lasciare di lato un passaggio pedonale e la strada era stretta, addirittura appena sufficiente al passaggio di un’auto. Qualora fossero stati montati dei cancelli, con il passaggio pedonale di legge, non ci sarebbe stato spazio nemmeno per quella! L’idea di un senso unico, poi, era assurda, fece presente l’anziano Professore: quando lui si fermava per scaricare spesa, merci od altro davanti al suo cancello, data la strettezza della via in comproprietà, chi doveva passare sarebbe rimasto bloccato in attesa, invece, potendo indifferentemente percorrerla in entrambi i sensi, poteva uscire dalla parte opposta.
Ma queste logiche e pragmatiche osservazioni non smossero il muratore né altri comproprietari delle parti comuni che la pensavano come lui.
La scrittrice, convinta del valore della comunicazione, provò a spiegare al vicino e a quelli che la pensavano come lui che due cancelli, al di là dell’oggettiva impossibilità logistica di installarli, erano una finta sicurezza, in quanto i ladri potevano comunque entrare dai muretti delle villette esposte sulla via principale e, scavalcandoli, passare di giardino in giardino fino alle villette incluse e “rinchiuse” nella via privata… Inoltre, fece presente l’indomita anziana donna, i cancelli, senza le dovute lance a punta sopra, potevano essere agevolmente scavalcati da chiunque!
“Finirebbe che dopo la spesa sostenuta resterebbero eternamente aperti – aggiunse con una smorfia suo marito – come ho visto fare in tanti posti!”
“Poi lo spazio è così stretto che sai quanti struscerebbero le fiancate delle auto!” 
Ma tutti questi ragionamenti lasciarono il tempo che trovarono. Zitti, zitti e sotto sotto il muratore e gli altri si provvidero di cartelli di “Divieto di transito” ed altro per istituire almeno il senso unico. I due anziani trovarono questa novità senza che nessuno si fosse preoccupato di avvertirli!
Allora lei si arrabbiò: “Siamo alle solite! Sempre e comunque in Italia la gente cerca le vie traverse del non rispetto di leggi e regole!”
Stilò una lettera che distribuì a tutti i comproprietari nella quale ricordava ai cospiratori quello che era scritto nei loro rogiti notarili e che, per essere  cambiato, doveva esserci l’unanimità o quasi, essendo le proprietà comuni di tutti! Se no perché il Codice Civile le chiamerebbe comuni?
Il colpo di mano rientrò. Ormai non si salutavano più. 
Ma una cosa sulle proprietà comuni il muratore la impose: insieme ad un altro comproprietario costruì due dossi, assolutamente fuorilegge, nel senso che non erano quelli prescritti dal Codice della Strada, di cui, evidentemente, lui e chi era d’accordo con lui, se ne impippavano altamente: erano fatti di mattoni messi uno sull’altro e ricoperti di asfalto. Un giovane lo giustificò dicendo che “lui aveva i bambini e lì la gente correva troppo”. Dimostrando di avere la memoria corta e di aver dimenticato di aver conosciuto l’ostinato Professore proprio perché costui l’aveva richiamato perché passava con la sua auto a velocità “allegrotta”! E come si era inalberato il giovane! E, se non fosse uscita la “comunicatrice” a dirimere la questione, fra suo marito e lui stava nascendo una vera lite. Ora gli andava bene il dosso anche se non a norma!
La scrittrice stilò una seconda lettera che distribuì a tutti i comproprietari ricordando che “qualora qualcuno si fosse fatto male cadendo su quei dossi o ne avesse avuto danno all’auto” ne dovevano rispondere con la propria tasca TUTTI i comproprietari e non soltanto chi materialmente li aveva costruiti senza consultare TUTTI GLI AVENTI DIRITTO!
Le spese per inutili cancelli furono abbandonate, rimasero i dossi self-made e nessuno, ad eccezione del giovane, si mostrò interessato a tirare fuori un centesimo di euro per pagare una sporadica e necessaria pulizia della via in comproprietà che accumulava erbacce spontanee ovunque alte anche mezzo metro!
Valla a capire la gente! 

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