domenica 3 aprile 2011

Lettere da "La Repubblica" del 3 novembre 2010

Prendo lo spunto da una lettera al quotidiano di una signora: Susanna Dan. Ella scrive la sua esperienza di cittadina con le istituzioni statali: "Qualche giorno fa ho ricevuto da Equitalia, agente della riscossione della provincia di Venezia, una lettera datata 27 luglio, con cui mi si comunicava che avevo diritto ad un rimborso di 116 euro. Tale rimborso doveva essere richiesto entro il 21 settembre. Peccato che la lettera mi sia arrivata solo il 30 ottobre! Delle due l'una: o le poste del terzo millennio impiegano oltre 3 mesi per recapitare una lettera a 20 km. di distanza o  Equitalia "fa la furba" per fare un po' di cassa. In ogni caso a rimetterci  è il cittadino (ma a chi importa?), sempre più vessato ed impotente." 

Ecco un episodio dei tanti che mettono in evidenza una realtà incomprensibile ed amara dell'Italia. Incomprensibile perché non si capisce cosa è che osta a che l'istituzione di turno, preposta ad esaminare la pratica fra il cittadino e l'istituzione medesima, faccia il suo dovere senza essere CONTRO il cittadino ma CON il cittadino. Chi stabilisce questo comportamento vessatorio contro il diritto del cittadino? E' una volontà superiore stabilita da regole imposte da Dirigenti di quell'istituzione? Con quale fine se non il calpestamento del diritto medesimo? Possibile che c'è un Dirigente, tanti Dirigenti, che decidono che bisogna fregare il cittadino? Non sarà invece che esistono tanti cittadini, Pubblici Impiegati, che al riparo della sicurezza del loro posto di lavoro impongono sadicamente, a chi sta dall'altra parte, il loro disservizio, il loro lavorare male? Non sarà una diffusa mentalità antidemocratica, incivile, individualista, del funzionario pubblico medio che ritiene non già di attuare bene l'espletamento della pratica, ma di farlo volutamente in modo sciatto, lento, tanto nulla accadrà di nocumento a lui? Non ho certezze sulla causa, ma so che è diffusa in tutti i settori della rete amministrativa di questo Paese. Fatti impensabili nelle società civili europee come, mi dicono, la Spagna o la Danimarca, per citare due paesi pur diversi, uno latino, l'altro scandinavo, qui da noi accadono senza vergogna di alcuno e fanno sentire il cittadino un suddito, senza  i più elementari diritti.
Episodi che, se non ci stancassero e non ci facessero rodere il fegato, potrebbero prestarsi al riso per la connotazione ridicola, grottesca a volte.
E, riflettendo, ci si accorge che cambiano i governi, le situazioni politiche, ma il trattare il cittadino come un essere senza diritti non cambia.
Due episodi, che riguardano lo stesso argomento, mi sono capitati a distanza di oltre 30 anni e sono entrambi emblematici di una realtà solo italiana.
Argomento: bollo auto. Oltre 30 anni fa un giorno pagai il bollo della nostra unica auto. Mio marito, senza telefonarmi, temendo che io mi fossi dimenticata della scadenza, lo pagò anche lui. Niente di male: presentai la richiesta di rimborso. Prima dovetti compilare un modulo all'Ufficio Postale, poi mi fu risposto che la Posta non poteva rimborsare il bollettino pagato ma che dovevo fare domanda all'Intendenza di Finanza di Via del Clementino, qui a Roma. Feci tutto e allegai la ricevuta in fotocopia dei due pagamenti, chiedendo il rimborso di uno essendo doppio. Il tutto fu inviato al costo di una raccomandata. Dopo 8 mesi arrivò una lettera dall'Intendenza di Finanza, ma non era il rimborso! Era una richiesta di Lire 800 di marche da bollo da inviare per raccomandata all'Intendenza medesima. Stupore! Ma ero in ballo e dovevo andare avanti, dunque inviai le marche con relativa spesa di raccomandata. Dopo un anno arrivò il rimborso: Lire 3.000 da andare a riscuotere soltanto in Via dei Mille, a Roma, presso la sede della Banca d'Italia, lì sita. Feci due conti e per il viaggio avrei speso di più. Dato che il bollo era stato di Lit. 11.400 ormai avevo speso già la metà della cifra nel tentativo di farmela rimborsare, ma non capivo il rimborso di sole Lit. 3.000. Telefonai, dunque, a Via del Clementino chiedendo spiegazioni: mi risposero che loro mi avevano rimborsato la parte del mio bollo auto che l'Intendenza aveva incassato, il resto l'aveva incassato l'ACI e per quella parte restante dovevo fare domanda, come avevo fatto con loro, all'ACI medesima. Ovvio che rinunciai. 
In un Paese normale avrebbero dovuto semplicemente effettuare il rimborso una volta verificato che per quel veicolo era stato pagato il bollo due volte per lo stesso periodo di tempo. Esattamente come quando verificano che, invece, non è stato pagato affatto e, in quel caso, scrivono al cittadino e chiedono la cifra + la mora. Perché questo non avvenga quando il cittadino ha pagato in più non si sa e torniamo ad interrogarci quale sia la volontà che vuole questo rapporto a senso unico.

Secondo episodio dei giorni nostri, ancora in corso: la pubblicità della Fiat invoglia ad acquistare un'auto GPL entro il 31/12/2008; rottamando un'auto da E0 ad E2 si poteva usufruire di uno sconto e dell'esenzione dal bollo auto per anni 3. Il tutto regolamentato da una legge dello Stato: n. 31/2008.
Acquistiamo l'Auto GPL E4 rottamando la nostra vecchia auto benzina che risponde ai requisiti normativi richiesti. Usufruiamo dello sconto e stiamo tranquilli per tre anni per il bollo, finché...... un giorno, casualmente, presso uno sportello ACI non scopriamo che, invece, l'auto GPL risulta sui loro terminali scoperta di bollo sia per il 2009 che per il 2010 e che dobbiamo pagare il tutto con la mora. Paghiamo poi cerchiamo di capire cosa sia accaduto. Una prima visita alla Guardia di Finanza di Frascati mi fa scoprire che anche loro sono impreparati. Un volenteroso maresciallo si mette al computer e cerca di capire cosa dice la legge, arrivando alla conclusione che avevamo diritto ma si è sbagliato, forse, il Concessionario. Ma il Concessionario invece ha svolto bene la pratica e sarà il servizio (efficiente!) di INFOBOLLO LAZIO a svelare l'arcano con una esauriente e-mail: la pratica è ferma presso il Ministero delle Finanze (da più di 2 anni!!) e, finché non l'avrà esaminata e non avrà decretato che l'acquisto aveva diritto a tutti i benefici di legge, la nostra auto risulterà sempre scoperta di bollo!! Abbiamo chiesto il rimborso dopo aver consultato un avvocato della Federconsumatori. Raccomandata, questa volta alla Regione Lazio, corredata da una denuncia presentata alla G.d.F.. Telefonate varie da cui si apprende che: due funzionari si palleggiano l'esame della pratica di rimborso, che ci vorrà da un anno ad un anno e mezzo ecc. ecc. ecc..  

2 commenti:

naxamast ha detto...
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legesilo ha detto...
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