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martedì 14 febbraio 2017

Salvarsi grazie ad un buon avvocato

Da: Il Tempo.it
L'avvocato dell'affranta famiglia Kercher, pochi minuti dopo la sentenza di assoluzione definitiva dichiarava: «Non è stata evidentemente raggiunta la prova che inchiodasse Raffaele Sollecito e Amanda Knox - ha affermato Francesco Maresca - ma di fatto restano sconosciute le persone insieme alle quali Rudy Guede ha compiuto il delitto. Ricordo che lui è stato condannato per concorso in omicidio». Se, come ha ribadito il procuratore generale Pinelli nella sua requisitoria di martedì scorso, ad infierire su Meredith sono state tre persone, l'inchiesta si chiude con un punto interrogativo. Anzi due. Improbabile che si approfondirà perché sotto questo profilo l'avvocato Bongiorno, che ha difeso Raffaele Sollecito con l'efficacia che le viene riconosciuta, ha ragione: l'aspetto scientifico dell'indagine è stato caratterizzato da lapsus, ritardi, incongruenze. C'è poco da esultare dunque, perché di fatto c'è ancora in giro un assassino che se la spassa. O due assassini, se la dinamica omicidiaria è quella che sembra essere. La camera da letto in cui morì Meredith Kercher fu messa a soqquadro come se qualcuno volesse inscenare una rapina. Di più: un sasso ha rotto una finestra del casolare, ma dall'interno verso l'esterno. In altro modo non sarebbe stato possibile a causa della presenza di una serranda incrostata. Guede non ha confessato di aver simulato l'azione di un malintenzionato entrato per rubare ed uscito con un omicidio da aggiungere ai suoi reati. Non aveva motivi per negare la circostanza. E allora chi è stato? Resterà ancorata al porto dei misteri l'accusa che Amanda Knox rivolse al suo datore di lavoro, Patrick Lumumba, titolare di un bar. Lei lo accostò al delitto e la calunnia le è costata tre anni di condanna, confermata due giorni fa dalla Cassazione. Le ragioni per le quali l'americana cercò di incastrarlo non trovano risposta. Non è stato finora possibile chiarire all'opinione pubblica neanche uno dei tanti enigmi legati a questa storia: gli esiti delle indagini sul coltello sequestrato a Sollecito nel quale erano stati individuati i dna di Amanda e di Meredith sono stati sconfessati dalla Difesa. Un duello di perizie che avrà convinto pure i giudici, ma non ha dimostrato in maniera elementare agli italiani perché si sia arrivati al primo risultato e poi ai successivi. La cronaca di questo delitto si chiude in maniera definitiva senza dirci granché insomma. Meredith Kercher riposa nel cimitero di Croydon, alla periferia di Londra. Una mamma piange la propria figlia senza aver potuto conoscere la verità sulla sua morte: se dall'altra parte dell'oceano si accendono i fuochi d'artificio, una famiglia inglese continua a chiedere giustizia. Senza poter contare su una buona quantità di misericordia. In un quieto realismo, ci si rassegni ora ai libri autobiografici, ai film, al foklore mediatico, probabilmente al business che incornicia gli eventi, anche quelli così spiacevoli come l'omicidio di una brava ragazza.
Meredith non c'è più
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Da: Il Fatto Quotidiano 10 gennaio 2017

Omicidio Meredith, respinta richiesta di revisione del processo di Rudy Guede

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L’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito in Cassazione, scrive Marco Travaglio,
“ha innescato commenti demenziali sul delitto di Meredith Kercher: pare quasi che, 8 anni fa a Perugia, la studentessa inglese si sia suicidata. O che l’unico condannato (a 16 anni con lo sconto del rito abbreviato), il giovane ivoriano Rudy Guede, tuttora detenuto perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto”.
Interrogandosi sulle motivazioni della sentenza, Marco Travaglio si sente certo di quello che i giudici della Corte di Cassazione
“non potranno scrivere: che Amanda e Raffaele non c’entrino nulla con quel caso, o che gli inquirenti abbiano preso un abbaglio con un duplice scambio di persona, mettendo in carcere due estranei e tenendoceli per 4 anni. Probabilmente si limiteranno a dire che le prove ritenute sufficienti dalla Corte d’Assise di Perugia (2 giudici togati e 6 popolari) che li condannò, dalla Corte di Cassazione (5 togati) che annullò la loro assoluzione in appello e dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze (2 togati e 6 popolari) che li ricondannò,sono per loro insufficienti.
Siccome per convenzione l’ultimo verdetto è quello buono, la verità processuale si ferma qui. Il che non vuol dire che questa (fondata sulle prove certe e legittimamente raccolte) collimi con la verità dei fatti (che di solito è molto più vasta, ma spesso indimostrabile), né che le sentenze precedenti siano sbagliate.
Ciascuno poi, se conosce le carte, è libero di pensare che Meredith Kercher l’abbiano uccisa Amanda Knox, Raffaele Sollecito  e Rudy Guede (come dicono ben 35 giudici in 6 sentenze: primo grado, secondo appello e prima Cassazione sui due ex fidanzatini, più le tre emesse su Guede dal gup, dalla Corte d’assise d’appello e dalla Cassazione), oppure Rudy con altri due Mister X (come pare desumersi dai due soli verdetti favorevoli, scritti da 13 giudici: il primo appello e la seconda Cassazione).
Se una sezione di Cassazione dice che Amanda e Raffaele sono gli assassini e un’altra che le prove non bastano a dichiararli tali, non è che una è più Cassazione dell’altra: semplicemente hanno valutato diversamente gli indizi, come sempre avviene nei processi indiziari, cioè privi della prova schiacciante, la cosiddetta “pistola fumante”. Il risultato finale lo conosciamo e ne dobbiamo prendere atto: Guede condannato, Sollecito e Knox assolti. Ma siamo liberissimi di pensare, volendo, che si tratti di un errore giudiziario (lo è anche l’assoluzione di un colpevole, non solo la condanna di un innocente). Oppure che sia un verdetto giusto (non si condanna se non “oltre ogni ragionevole dubbio”).
Ma solo perché l’insufficienza di prove dipende dalla scarsa bravura degli inquirenti nel trovarle, o dall’abilità degli assolti a nasconderle e a tappare la bocca ai complici e ai testimoni. Questo è l’atteggiamento corretto e laico che si dovrebbe tenere alla fine di un processo indiziario.
Diversi indizi facevano ritenere gli imputati colpevoli, altri facevano dubitare che lo fossero: il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, rimesso alla discrezionalità dei giudici. La stragrande maggioranza di essi ha deciso per il mezzo pieno, la minoranza per quello vuoto, che ha prevalso solo perché ha convinto gli ultimi. Con l’“aiuto”, va detto, delle incredibili pressioni americane (chissà se il povero Guede sarebbe dentro a espiare la pena da solo per un delitto commesso con altri, se anziché un nero ivoriano fosse anche lui un bianco targato Usa).
Chi poi sostiene che Amanda Knox e Raffaele Sollecito non andavano neppure processati non sa quel che dice. Le indagini della Scientifica e le ultime perizie sul coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, il memoriale scritto da Amanda e poi rimangiato, le mezze parole di Guede “chiamavano” la Knox e Sollecito sulla scena del delitto.
Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente?
Perché Raffaele mentì sull’alibi della fidanzata (“quella sera Amanda dormì a casa mia”), subito sbugiardato da vari testi?
E chi sono i complici di Rudy, visto che nella stanza di Meredith Kercher c’erano tracce solo di Rudy Guede, di Amanda Knox (il suo Dna sul coltello) e di Raffaele Sollecito (il suo Dna sul gancetto) e che il processo a Rudy Guede ha accertato che il suo ingresso nell’alloggio fu “favorito da Amanda”?
Gli indizi, anche scientifici, che han tenuto in carcere i due non li ha valutati solo la Procura: li hanno confermati un Gup, 9 giudici di tre diversi Riesami e 5 di Cassazione. Se la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda Knox, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick prima di chiudersi a riccio, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Idem se Rudy Guede avesse parlato chiaro.
Quindi, per favore, si prenda atto dell’assoluzione. Ma nessun processo alla giustizia italiana, tanto meno dagli Usa: lì, dopo la prima condanna, buttano la chiave. Noi invece facciamo i processi in nome del popolo italiano con tanto di giuria popolare, poi li rifacciamo in nome di un altro popolo italiano, e ci concediamo pure il lusso di due verdetti (contrastanti) di Cassazione. Quindi, anziché vaneggiare di ingiustizie da risarcire, è il caso di frenare le isterie – come peraltro fanno saggiamente gli avvocati difensori – e accontentarsi. Qui gli unici da risarcire sono la buonanima di Meredith Kercher e la sua povera famiglia”.
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Da: Umbria24.it  29 aprile 2014
di Francesca Marruco
«Le motivazioni che spingono più persone riunite a compiere un atto così grave, possono non avere carattere di univocità, nel senso che ciascuno dei correi può essere portatore di un coacervo di motivazioni, alcune delle quali affondano per l’appunto le proprie radici in pregressi rapporti personali, mentre altre rispondono a pulsioni istantanee di carattere comune, ovvero anche di semplice adesione al comportamento tenuto dalla persona cui si è affettivamente legati».
La corte 
La giustificazione ‘di metodo’ al movente non univoco che la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha individuato per l’omicidio di Meredith Kercher, è una premessa fondamentale, per seguire i giudici fiorentini nella loro ricostruzione dei fatti contenuta nelle 337 pagine di motivazioni alla sentenza di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito a 28 e 25 anni di carcere, pronunciata il 30 gennaio scorso.
Foto del 20 novembre 2016


Come disse il Giudice Priore sul caso Ustica "non sempre la verità reale corrisponde alla verità processuale".
I tecnicismi, gli equilibrismi fra accusa e difesa portano in questo controverso caso a risultati diversi, ma quello finale è quello che conta.
Raffaele Sollecito era difeso dall'Avv. Bongiorno, una che ha fatto assolvere persino Andreotti.
Ora Sollecito alza la testa e vuole dai contribuenti, (lo Stato siamo noi e i soldi dello Stato vengono dalle nostre tasche), ben mezzo milione di euro. Per fortuna lo Stato ha risposto picche. Ma la Bongiorno non si arrende e minaccia insistenza...
Seguirà l'americana, difesa a spada tratta dall'Associazione Italia-USA, tenuta in piedi anche da finanziamenti statali italiani, e difesa, mi dicono, da Hillary Clinton... Certo come si è permessa una colonia di processare una statunitense! 
A portare il caso della Knox all'attenzione della Clinton è stata una senatrice democratica, tale Cantwell, che, criticando "il sistema giudiziario italiano", ha detto fra l'altro:
Secondo la Cantwell il processo ha messo in evidenza "una serie di difetti nel sistema di giustizia italiano" compresi il trattamento aggressivo dei poliziotti nei confronti di Amanda!
I nostri poliziotti, poveretti, in confronto ai loro che sparano e ammazzano in continuazione anche gente disarmata!!!!
Si può ben dire che non c'è limite alla partigianeria!

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