lunedì 3 agosto 2015

Caricature e persone - dalla Raccolta "Novelle Nuove"

Da: Novelle Nuove

Caricature e persone

La donna, ultraquarantenne, era vestita con calzoncini corti e casacca da marinaretta con la gorgiera. Le cosce nude ed abbronzatissime, anche se la donna era di bassa statura, erano benfatte e terminavano in gambe dritte i cui piedi calzavano scarpe piatte: cosa che andava a suo onore, visto che chi è di bassa statura tende ad alzarla tramite tacchi esagerati e ridicoli. Era comunque una "mise" incongrua con l'età non più verde, essendo adatta a figure adolescenziali e non ad una donna fatta.

"Sto' scemo ci ha chiuse fuori!" Quasi ringhiò per il disappunto.
La figlia impallidì. Aveva timore delle sfuriate di sua madre, del suo carattere aggressivo e violento e, dato che lo scemo a cui si riferiva era suo padre, la sua ansia aumentò. 
"E' una mania, è malato! Ha chiuso tutto e se ne è andato!" L'affanno ed il disappunto si sommavano alla rabbia di trovarsi in una situazione incresciosa. Da poco erano venuti ad abitare in quella villa circondata da un acro di terreno di cui lei era orgogliosa con una certa protervia dato che, come diceva a tutti, erano solo soldi suoi.
Dovette farsi almeno un chilometro e mezzo a piedi prima di trovare un telefono. Quando il marito le rispose lo aggredì: "C'hai chiuso fori a me e a Santina! No, non ce l'ho le chiavi dell'inferriate! C'ho le chiavi della porta, ma come c'arrivo se tu hai chiuso l'inferriata che hai messo prima?! Sbrigate! Mannaggia a te!"
Chi passò in auto vide una strana donna vestita da marinaretta percorrere una strada di campagna con la faccia stravolta e scurissima.
Il marito, intanto, con un po' d'ansia temendo le reazioni di sua moglie, prese l'auto e si allontanò dal luogo di lavoro senza problemi. Andava ogni giorno in quell'Ente Statale dove nessuno si accorgeva se c'era o non c'era dato che le mansioni per le quali gli pagavano lo stipendio ormai erano inutili: da anni era invalso l'uso di affidare a ditte esterne l'esecuzione dei manufatti che prima venivano costruiti nelle officine dell'Ente, dunque il suo lavoro di tornitore non serviva più. Ciò nondimeno lo stipendio gli veniva pagato lo stesso, ma questo avveniva in quasi tutti gli apparati statali in cui esistevano tali tipi di officine: il posto statale era a vita e non si poteva licenziare chi non serviva più, né, per non smuovere rivendicazioni sindacali, si poteva rilocalizzare una figura professionale su altre mansioni. L'uso di ordinare fuori quel che serviva era in parte giustificato dalla necessità di ottenere in tempi ragionevoli i manufatti progettati, altrimenti ottenuti in tempi non competitivi da personale demotivato e non coercibile data la crisi dell'autorità, dovuta ad una cultura di sinistra egemone in quegli anni in Italia. La diffusione, su scala nazionale, di stipendi pagati a fondo perduto era un carico economico in perdita, considerando anche che in quegli anni le carriere statali avvenivano spesso ope legis e dunque anche chi, come il tornitore inutile, non faceva più niente tutto il giorno cresceva di livello sulla carta grazie all'ennesima leggina ad hoc.
Arrivò a casa e dovette prendersi la rabbiosa sfuriata della moglie sotto gli occhi della impallidita Santina che, anche se suo padre aveva torto in quel caso, parteggiava sempre per lui, conoscendo la loro situazione familiare.
Per chi, in quei luoghi, li vedeva dall'esterno era sconcertante come lui subisse tutto passivamente, obbedendo ad ogni comando di lei e non permettendosi alcuna iniziativa o decisione. Provava ad obiettare a volte con un sorriso ambiguo che voleva essere ironico, ma che era solo un modo per  ammantare la sua situazione umiliata ed umiliante nella quale viveva e che accettava.
Per questo le figlie erano dalla sua parte, anche se, davanti al mondo facevano muro negando anche l'evidenza che riguardava la madre.
La madre accusava il marito di averla picchiata in  passato, recando imbarazzo nelle figlie qualora presenti.
Poi di botto comunicava di avergli dato uno schiaffo in faccia e lui non aveva reagito.
"Lo volevo dare a Silvana perché mi aveva detto "Se non ti sta bene questa famiglia allora vattene", lui si è messo in mezzo per impedirmelo e l'ha preso lui."
"Non esiste che io me ne vada da casa mia! Qui è tutto mio!"
Lui diceva che un suo amico si era separato ed era andato a convivere con una donna, ma dopo due anni stava punto e a capo: la storia era finita e lui non aveva una casa dove abitare. E le case erano care anche in zone economiche...
Sembrava volesse dire che vivere nella casa di cui la moglie vantava l'assoluta proprietà e dove doveva solo obbedire o, al massimo, fare la resistenza passiva, era in fondo il male minore. 
La gente apprendeva da loro che lei andava in vacanza da sola, senza nemmeno le figlie. Tutto questo non sembrava a tutti normale ma si sa che ci sono persone che preferiscono trovare normale anche ciò che non gli appare tale: per una innata ipocrisia acquisita come stile di vita, mista a viltà, per un malinteso concetto "che bisogna andare d'accordo con tutti", oppure perché in fondo si sentono simili a chi vive in modo anormale.
La donna raccontava di sé cose diverse a seconda dei luoghi e delle persone.
Al lavoro diceva di essere separata dal marito da anni, fin da quando le figlie erano piccole. Persone sensibili, che ascoltavano i suoi racconti di sofferenza delle bambine per tale traumatica situazione familiare, si commuovevano ed è questo che lei voleva: fare pena. Ma la gente maliziosa, pur sapendola donna libera a causa della separazione legale dal suo coniuge, sogghignava lo stesso per il suo modo disinvolto di comportarsi con gli uomini. Alcuni del posto di lavoro, altri al di fuori ma che la venivano a cercare fermandosi con lei appena fuori dai locali dove si svolgeva il suo lavoro di modesta impiegata. L'indulgenza ridanciana dei suoi colleghi e di chi frequentava quei luoghi per motivi diversi dipendeva anche dalla manifesta propensione della donna a raccontare bugie puerili ed inverosimili.
Chi la conosceva da 20 anni almeno sentiva dalle sue labbra che ella era affetta da un tumore al cervello e che era a rischio di morte o di paralisi da un momento all'altro. Come non essere indulgenti di fronte ad una donna palesemente affetta da una grave alterazione psichica? Certo i colleghi più corretti dicevano che "era sì matta, ma nell'agire quotidiano era abile nel fare le cose in modo che andassero sempre a favore suo". 
Chi scrive deve limitarsi alla descrizione dei fatti e dell'agire dei personaggi senza darne un giudizio, anche se il titolo del racconto un indirizzo lo da....
Anche persone che avevano come unico titolo di studio poco più della terza media inferiore, come una sua collega, si rendevano immediatamente conto dell'anomalia comportamentale della donna: ad una evidente inutile bugia puerile, come il raccontare di essersi abbronzata in settimana bianca, l'indulgente collega opponeva un franco: "Assuntina ma tu questa abbronzatura te la sei andata a fare con la lampada, altro che settimana bianca!"
Ad una furbizia piena di malizia, che le consentiva di applicare un illegale metodo concussivo in combutta con un sindacalista e un avvocato per far soldi, si opponeva la sua malattia che le toglieva i freni inibitori facendole assumere un comportamento millantatorio. Il suo carattere prepotente ed ossessivo, poi, imponeva agli altri la sua volontà.
Ovviamente questo non le riusciva con tutti. Le persone si sottraevano alla sua volontà ossessiva, all'ascolto delle sue deliranti bugie e, nel caso migliore, facevano finta di niente deridendo questa parodia di essere umano. Ma c'erano persone che non si adattavano né a deriderla, né a fingere di crederle, né a trovare normale il suo comportamento e quello del marito, già descritto, a cui si aggiungeva quello delle figlie, nessuna delle quali aveva voluto prendere le distanze dall'anormalità materna: queste persone la evitavano palesemente.
C'era chi l'aveva ascoltata dire: "Non ce la faccio più a mantenere questo tenore di vita! Loro mi dicono di smettere, però poi come gli fa comodo vivere come vivono grazie a me!" Parlava così non solo del marito ma anche delle figlie. Alle persone a cui faceva queste spontanee confidenze raccontava anche di avere attività redditizie dovute ad una sua laurea, ad una sua attività libero professionale svolta in uno studio prestigioso. Qualche persona sprovveduta intellettualmente ed intelletivamente le credeva, non potendo accorgersi della sua palese ignoranza, ben lontana da lauree ed attività che abbisognavano di competenze che lei dimostrava palesemente di non avere. Ma bastava avere appena la licenza media, come la collega che le contestava francamente le sue puerili bugie, per vederla come era: una piccola disonesta che cercava di imbrogliare le persone senza saper valutare chi aveva davanti.
Con la storia del tumore a volte trovava credito in chi arrivava nuovo nel suo posto di lavoro. Diceva loro che aveva fatto la chemioterapia e che i capelli le erano ricresciuti. Ma, in questo caso, chi non era di infima intelligenza dopo un po' di tempo capiva... 
In altri casi, stranamente, la gente si lasciava conquistare dalla sua profferta di favori fatti e promessi, dalle sue attenzioni esagerate... Ma anche qui il tempo faceva capire ai più che tutto aveva il fine di essere accettata, con il marito e le figlie ormai copie della madre, per quello che era senza dirlo apertamente. Queste persone, di non rigida morale, si adattavano con compiacente ipocrisia. Ogni simile ama il suo simile e dunque qualcosa in comune con lei, il suo vile marito e le complici figlie, dovevano averlo per forza. Non sempre era visibile, ma di sicuro il saggio proverbio "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" sintetizza una riflessione sulla psicologia umana.
Guai a chi dimostrava apertamente di non credere alle sue balle: iniziava una subdola operazione di discredito che, però, sulle persone mediamente intelligenti e pulite non aveva presa.
Un'amica di Santina fu invitata nella villa acquistata con i proventi di Assuntina, come lei sottolineava sempre, e dopo mielosi convenevoli la madre iniziò a denigrare una vicina, rea di averla scaricata facendole capire che sapeva benissimo chi fosse. La giovane ascoltava incredula e allora, come da copione, Assuntina chiedeva a Santina di intervenire avallando le sue bugie. 
"E' vero che è pazza Santina? Diglielo anche tu!"
"E' vero, è vero." Assentì la figlia come faceva sempre. Avevano corredato la loro denigrazione di fatti mai avvenuti a carico della presunta pazzia della vicina. Ma la giovane, che aveva ascoltato quei racconti su una persona che lei non conosceva, ma di cui udiva la voce provenire dal vicino giardino in cui stava giocando con il suo piccolo nipotino, al culmine dello stupore proferì: "Ma si lascia un bimbo piccolo nelle mani di una persona così??!!"
La stessa incredulità l'aveva avuta pure quella persona che ora le due calunniatrici volevano far passare per pazza, quando le avevano parlato delle corna di un comune vicino di casa. La donna, di ottima cultura e, soprattutto, intelligenza, da tempo aveva capito con chi aveva a che fare e, pur non palesando apertamente il suo pensiero con lo stupore ingenuo dell'amica di Santina, ascoltava quei tentativi di sciocca denigrazione del vicino e di sua moglie sapendo bene che venivano fatti sempre su argomenti che, invece, riguardavano proprio quella sciagurata donna e la sua famiglia.
Questa saggia persona aveva avuto, senza cercarlo, un riscontro certo ed incontrovertibile che il tornitore veniva sudiciamente tradito, cosa che in più persone avevano capito, arrivando a dire che "forse lui aveva un dubbio". Ma l'insistenza di Assuntina nel parlare sempre di coppie che erano sposate solo per la facciata e in cui uno dei coniugi aveva rapporti esterni alla coppia e l'altro lo sapeva e lo accettava, faceva capire che "la lingua batte dove il dente duole". 
Parlava malissimo anche di suoi parenti, trasponendo su essi le sue problematiche.
Aveva un fratello sposato di cui raccontava la scoperta traumatica del tradimento della moglie. A chi obiettava, come l'incredula amica di Santina sulla insistita pazzia della vicina, che non si capiva perché suo fratello non avesse divorziato, lei rispondeva: "Ma per le figlie!"
Poi raccontava la drammatica scoperta delle corna di suo fratello. 
"La conoscevano tutti nella zona: si è fatta tutte le pensioncine intorno a Castro Pretorio! Io non posso vedere il basco che porta l'amica di mia figlia Silvana, perché è uguale a quello che io mi mettevo per mimetizzarmi per seguirla. E' un'ignorante che ha preso la terza media con i punti VDB! Mio fratello è innamoratissimo e la chiama Carmen, Carmen!! Un giorno sono andata a casa loro e ho trovato la porta aperta, la giacca di mio fratello era appesa all'attaccapanni... Per terra c'era il boccione del vino che lui era andato a prendere a Oriolo Romano.. Io ho capito subito che lui aveva scoperto che la moglie lo tradiva.. Sono corsa in camera e l'ho trovato in ginocchio accanto al letto con il busto poggiato sul letto.. Distrutto!"
Chi l'ascoltava pensava che molto di quello che attribuiva a sua cognata e a suo fratello in realtà doveva riguardare lei stessa. Come i sintomi di follia che aveva attribuiti alla sua vicina, non doveva inventarli, bastava trasporre i suoi. Aveva raccontato di essere rimasta a casa per sei mesi mettendo come scusa un esaurimento nervoso, per reazione ad una ingiusta imposizione di un capo al lavoro.
Chi l'ascoltava ci credette, ma quando lei iniziò a parlare di un impossibile tumore cerebrale e delle fantomatiche cure praticate, a detta sua, "con siringhe di silicone nelle arterie del collo e che poi il silicone migra e va a reggere le pareti del tumore altrimenti scoppia", gli fu palese che la donna era pazza veramente e forse l'assenza dal lavoro era stata vera e necessaria.
Un'altra vicina aveva un figlio ridotto sulla poltrona a rotelle per un tumore cerebrale e guardava dalla finestra Assuntina che rastrellava le foglie in giardino: "Ma come fai? - Le disse. - Tu dici di avere un tumore al cervello... Ma io vedo che stai bene.. Mio figlio invece ha avuto tanti sintomi prima di finire sulla poltrona a rotelle.." 
Assuntina raccontava scandalizzata quello che le aveva detto la vicina: "Come? Non le credeva?"
In seguito il figlio della vicina morì lasciando moglie e figli.
Stranamente la sorella del morto frequentava la sedicente malata di tumore senza problemi.
Una stranezza che forse si può spiegare con il fatto che anche lei, come sua madre, aveva un esaurimento nervoso e doveva curarsi prendendo abitualmente psicofarmaci.
Assuntina, dunque, nonostante le sue bugie, la sua attitudine alla calunnia per denigrare chi non l'accettava o sapeva chi era e cosa faceva veramente, trovava sempre qualcuno che ci passava sopra.
Persone o caricature? Si lascia al lettore.
Una coppia piena di problemi e, per quel che attiene lui, di soldi, si fece agganciare sperando di ottenere i favori che lei prometteva a tutti, vantando possibilità e poteri che non aveva, per ingraziarsi la gente. In realtà chi ottenne i suoi "favori" fu il marito della disastrosa coppia e la cosa fu risaputa perché sia il figlio che la moglie, temendo che uscissero un po' dei loro soldi verso Assuntina, lo raccontarono a tutti. 
Nonostante tutto il tornitore restava al suo posto e i soldi che lei portava, non certo con il suo risicato stipendio, tenevano ben legate anche le figlie.
Per molta gente non contano i valori morali, bensì altre cose. 
Si vantava di raccomandare tutti ed essere raccomandati era per lei evidentemente una qualità, ma bisogna dire anche per il resto della sua famiglia. A detta sua aveva fatto entrare nella Guardia di Finanza un nipote del marito. Cercò di raccomandare uno stupidone che aveva sposato sua figlia e sua figlia stessa, con quest'ultima  riuscendoci grazie all'avvocato con cui trafficava.
Inventava titoli accademici anche a suo marito, che non si vergognava affatto di non smentirla. 
Agganciava tutti ma, come detto, dopo un po' per un motivo o per l'altro la gente si sganciava. Ma chi era come lei, come la coppia piena di problemi, non la rifiutava. 
Con la coppia era finita male a causa dello scandalo creato dal figlio e dalla moglie del ricco preso al laccio; con dei vicini era finita perché lui aveva saputo che Assuntina denigrava sua moglie insieme a Santina facendolo passare per cornuto; con altri più o meno per lo stesso motivo, con l'aggravante che, complice il subdolo marito di Assuntina, avevano lasciato per strada di sera e al buio la figlia minorenne, amica di Silvana, che era stata loro affidata dai genitori per una passeggiata, insinuando che "l'aveva chiesto lei perché doveva andare con un ragazzo". Era il periodo in cui le figlie si davano molto da fare con i ragazzi della zona: le vedevano dentro le auto ferme di sera  lungo la strada dove abitavano, al buio, con vari ragazzi.
Il padre aveva reso le armi con la madre e con loro. L'unica cosa che gli rimaneva era insinuare che la gente era stupidamente chiacchierona inalberando il suo sghembo sorriso, salvo poi alludere con la sua calma apparente di serpente umiliato che altre donne o ragazze si davano da fare... Insomma la loro difesa era sempre la calunnia e la denigrazione.
Lei informava la gente che il marito veniva svegliato di notte da telefonate. Lo diceva con un certo imbarazzo stirando un sorrisino sulle labbra tatuate. Chi ascoltava chiedeva come mai, forse avevano sbagliato il numero.
"No, chiamano anche alle tre di notte..."
"Chi pensi possa essere?"
"Ragazzi... Sai per le mie figlie.."
Chi ascoltava aveva figlie femmine giovani, ma pensava che a casa sua non accadeva.
"Cambiamo numero e non lo facciamo mettere in elenco."

Qualcuno che le credeva però l'aveva trovato: un'intera famiglia. 
Non si può dire se fossero volutamente ciechi o totalmente stupidi o se, infine, avessero anche loro qualche altarino da nascondere e fossero spinti per questo a comportarsi da caricature senza verità e spontaneità. Quello che si sa è che nel circondario avevano legato in particolare con Assuntina e la sua singolare famiglia e fatte loro le sue denigrazioni a cui mostravano di credere ciecamente. Si preoccupavano però di non farlo capire ma, essendo forse molto ottusi e stupidi, si scoprivano facendo figure non edificanti. Sorridevano e cercavano di mostrarsi gentili con una signora che Assuntina odiava perché temeva avesse detto in giro quello che si diceva di lei al lavoro. Ovviamente ometteva quello che lei aveva detto di sé in quell'ambito. Messe le mani avanti con i suoi amici aveva piagnucolato facendo la vittima, dicendosi lei vittima di chiacchiere cattive al lavoro.
"Dicevano che avevo degli amanti! Per invidia! E questa matta ci ha creduto!"
Pregò un giovanottone che faceva parte di quella parentela di informarsi presso alcuni vicini di colei che lei chiamava "la matta" se questa avesse parlato loro dei suoi casi. E... incredibile... quello lo fece! La conversazione fra due uomini giovani e con famiglia, che avrebbero dovuto essere pensanti, si svolse più o meno così: 
l'amico di Assuntina e famiglia: "...Lei ammette  che lo dicevano.."
L'altro: "A me non è arrivato niente. Ma se dici che questa ci ha creduto.. Ma magari nemmeno è vero.. Bisognerebbe sapere però perché lo dicono!" Concluse con tono dubbioso. Come solito il timore che gli altri sappiano fa si che sia proprio colui che vuole coprire il quale, agitandosi, mette in luce quello che vorrebbe nascondere. 
Il giovanottone riportò. Ma Assuntina non era paga. Con queste persone però le andava bene. Erano tutti convinti che la signora che lei chiamava "la matta" lo fosse realmente, pur frequentando lei con  il suo ormai trentennale tumore cerebrale che, evidentemente, per loro doveva essere un caso da Annali della Medicina essendo Assuntina ancora viva.
Una del gruppo tentava di essere gentile con la signora "matta" e le fece dei piccoli regalini che quella, che aveva da subito capito ogni cosa sul rapporto che li legava alla vera malata di mente, si affrettò a contraccambiare. Un vecchio della famiglia, molto volgare nel parlare e nei modi, chiese a suo figlio: "Ma che je deve da a questa? Se è matta?"
"Le ha regalato dei fiori, una pianta, per Pasqua.. e lei ha contraccambiato con un dolcetto."
La signora stava al gioco, pur sapendo dove sarebbe andato a finire e provando un po' di tristezza per loro, ma non più di tanto. Qualcosa in comune con quella parodia di famiglia dovevano pur averla se trovavano tutto normale.
Ma Assuntina si rodeva ed interrogava la poveretta che comunque tentava di andare d'accordo con tutto il circondario. Però, invece di liberarsi da quel giogo, la rassicurò che con quella signora lei parlava solo lo stretto indispensabile e solo se  la incontrava faccia  a faccia scambiando poche parole oltre il saluto.
Lo raccontò al marito che la rimproverò: "No! Hai fatto male!"
"Perché?"
"Se stavate in giardino come mi hai detto e la matta ti ha sentito hai chiuso!"
"Ma allora che debbo fare?!"
I poverini non erano persone libere di parlare con chi gli pareva e stringere amicizia con chi a loro meglio garbava? Non si sa, dato che stavano bene con Assuntina e famiglia avrebbero potuto optare per quell'unica frequentazione e a nessuno sarebbe importato un bel nulla. Invece si barcamenavano temendo Assuntina e, allo stesso tempo, la placida signora fatta passare per matta giacché la millantatrice aveva detto loro che, se quella avesse capito che si frequentavano, avrebbe reso loro la vita difficile. E loro tenevano in conto quello che quel soggetto diceva, privi evidentemente di capacità autonome di giudizio. 
La placida signora invece vedeva questo equilibrismo e pensava che era gente ben strana se si faceva influenzare da una simile donna.
Regalò alla povera equilibrista un libro di cui aveva curato la traduzione. Quella la ringraziò apparentemente ammirata e disse a suo marito: "Ma questa signora non può essere malata come dicono Assuntina e la sua famiglia, se scrive cose come queste!"
Il marito allora, pensando di essere molto intelligente, rispose: "Un po' meno matta, allora, non matta del tutto."
Non sappiamo per quale oscuro meccanismo una malata di mente riuscisse ad apparire a quella gente normale e con quali argomenti, per loro convincenti, tale malata li avesse persuasi che la matta era colei che troppo sapeva sui suoi casi. Comunque le cose stavano così e la placida signora assecondava quella facciata di gentilezza falsa rispondendo al saluto e alle poche frasi che quelli volevano scambiare con lei. 
Finché un giorno uno dei figli adolescenti dei subalterni ad Assuntina, accorgendosi che la placida signora stava chinata a pulire alcune piante sul confine, si precipitò alla siepe che li divideva dalla loro amica mitomane avvertendo una loro parente che era con lei con le seguenti parole: "Fate attenzione a quel che dite, c'è la matta!"
Fu troppo anche per la tranquilla signora e l'indomani mattina, trovandosi davanti i genitori dello stupido ragazzino ridotto a comare, li salutò con un significativo, esagerato sorriso che voleva sottolineare il loro inutile comportamento falso ed ipocrita. I due la guardarono interdetti notando la stranezza: non sappiamo se la loro intelligenza arrivò a capire o se si rafforzarono nell'opinione che la pazza era lei e non la loro amica Assuntina. Il ragazzetto poco intelligente incrociandola la salutò, cosa che non faceva quasi mai, e per pietà la signora rispose con un cenno ed un sorriso, ma quello incongruamente la risalutò di nuovo, allora lei, capendo che il gesto gli era stato caldamente raccomandato da sua madre per rimediare alla brutta figura, rispose pure a questo secondo saluto con un cenno della mano, sperando di averlo rassicurato sulla sua supposta buona educazione, ma ormai era veramente stanca di quella stupida gente che scambiava l'ipocrisia e la falsità per buona educazione e che allevava i propri figli in una simile atmosfera da sottosviluppo di mentalità decisamente involute: "Saluta mi raccomando! Tu saluta sempre!"
Poi a casa gli facevano frequentare una che diceva di essere laureata senza avere neppure un diploma, che recitava la parte di una donna importante ed era più ignorante di uno scarpone di fanteria! Una che trattava il marito come una pezza da piedi spacciandolo con alcuni per laureato, pure lui, per non parlare dei deliri sui tumori inesistenti e tanto tanto altro. 
Caricature o persone? Fate voi.

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